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Trattativa, i vincoli da rispettare. Intervento sul Medio Oriente dell’Ambasciatore Ronald P. Spogli


Alcune popolazioni del Medio Oriente dovranno fare scelte importanti molto presto e noi, quali membri della comunita’ internazionale, abbiamo la responsabilita’ di aiutarli a prendere decisioni che favoriscano la stabilita’ regionale e mondiale, ad optare per la moderazione contro l’estremismo violento, e a fare scelte che promettano un futuro migliore. Gli Israeliani e i Palestinesi hanno l’opportunità di fare progressi e gli Stati Uniti, con la comunita’ internazionale, guidati dal Quartetto, devono aiutare entrambe le parti a perseguire tale obbiettivo.


Nel processo di pace per il Medio Oriente, i paesi membri del Quartetto possono e devono incidere sui rapporti di forza tra moderati ed estremisti. I palestinesi devono fare una scelta e alcuni dei loro leader, guidati dal presidente dell’Autorita’ Palestinesi Mahmoud Abbas, sono favorevoli alla scelta moderata. Spetta ai politici di quell’area e alla comunita’ internazionale sostenere i leader del governo palestinese disposti a cogliere le opportunita’ di pace, poiche’ essi rischiano molto ed e’ nostro dovere aiutarli.  

Molti, anzi direi la maggioranza, sia sul fronte israeliano che su quello palestinese concordano sui principi fondamentali della pace. Principi molto chiari: la soluzione che prevede due stati, il rifiuto della violenza e del terrorismo, il riconoscimento a entrambe le parti del diritto di esistere, e l’adesione al processo di pace. Coloro che rifiutano di accettare tali principi non meritano il nostro sostegno e non dovrebbero sedere al tavolo dei negoziati.

C’e’ la possibilita’ concreta, fondata sulla reiterazione dell’Iniziativa Araba per la Pace di quest’anno, dell’adesione al processo di pace di un elemento regionale. Nel momento in cui la Lega Araba decideva la sua iniziativa di pace, segnalava il desiderio di pace da parte araba. L’Iniziativa conteneva l’idea di un convegno internazionale. Del resto, gli Stati Uniti non si sarebbero lanciati nell’impresa se non avessero creduto che nella regione esiste il desiderio di intraprendere la strada della pace.

Per unirsi a loro e a noi a quel tavolo, i palestinesi e i loro leader devono optare per le stesse cose: la soluzione che prevede due stati, il rifiuto della violenza e del terrorismo, il riconoscimento a entrambe le parti del diritto di esistere, e l’adesione al processo di pace. Tenendo conto di cio’, gli Stati Uniti stanno prendendo le proprio decisioni in merito a coloro che governano secondo le norme internazionali. Cio’ e’ largamente condiviso a livello internazionale, incluso dal Quartetto di cui fanno parte l’Italia come membro dell’Unione Europea e gli Stati Uniti, e alle cui decisioni gli stessi Stati Uniti come anche l’Italia sono vincolati. Tutto il popolo palestinese, non importa se residente in Cisgiordania o a Gaza, ha rappresentanti legittimi con i quali riteniamo di poter ottenere risultati in tal senso. E’ fuorviante nei confronti dei palestinesi sostenere che si possa evitare di fare quella scelta. Non e’ possibile. Ed e’ altrettanto fuorviante sostenere che coloro che rifiutano le condizioni del Quartetto possano far parte dell’accordo. Non possono.

Non tutto pero’ e’ sulle spalle dei palestinesi. Gli israeliani dovranno affrontare l’enorme sfida di un nuovo modello di sicurezza. Avamposti israeliani non autorizzati dovranno essere rimossi e l’allargamento degli insediamenti fermato. Gli israeliani dovranno trovare il modo di alleggerire concretamente la loro presenza fisica all’interno dei territori senza tuttavia ridurre il livello di sicurezza. Alla fine, si dovra’ giungere ad un accordo territoriale, con confini concordati reciprocamente sulla base di status precedenti, di realta’ correnti e di correzioni decise congiuntamente.

Da parte nostra, ci impegneremo a fondo per accrescere la fiducia di entrambe le parti nella soluzione che prevede due stati. A tale riguardo, il Presidente Bush ha sollecitato un meeting internazionale in autunno per esaminare gli sviluppi e dare sostegno alle parti.

Il risultato per i Palestinesi sarà un fattore determinante per la stabilita’ regionale e mondiale negli anni a venire e dipenderà dalla scelta a favore della moderazione, contro l’estremismo violento. Un accordo equo tra Israeliani e Palestinesi aiuterà a prosciugare il pantano di instabilita’ nel quale il terrorismo e l’estremismo si alimentano. La comunita’ internazionale deve aiutare a formulare tale scelta stabilendo incentivi per coloro che scelgono il cammino della moderazione e disincentivi per coloro che optano per la violenza. L’Italia ha svolto e continua a svolgere un ruolo fondamentale. Ne abbiamo bisogno e contiamo sul suo impegno costante.

Grazie alla sua vicinanza geografica e ai suoi legami storici con il Medio Oriente, alla sua voce autorevole nell’Unione Europea e nel G8, alle truppe in campo nelle missioni UNIFIL nel Libano e EUBAM a Rafah, e al seggio che ricopre attualmente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’Italia ha un forte interesse nella stabilita’ di una regione cosi’ cruciale. Siamo pronti a lavorare con l’Italia per promuovere le aspettative di pace e stabilita’ nel Medio Oriente, e per isolare le forze che praticano la violenza e l’intolleranza, il cui scopo e’ quello di ostacolare tali aspettative.

Pubblicato dal quotidiano “Corriere della Sera” del 23 agosto 2007

Viewpoint

Biblioteche nell’era Internet


Le biblioteche pubbliche e gli esperti che vi lavorano giocano ancora un ruolo cruciale nell’assistere le persone ad orientarsi nell’oceano d’informazioni attualmente reperibili in Rete.


Futuristi, editorialisti e moltissimi altri, tutti pronti a suonare la marcia funebre della biblioteca pubblica, per anni hanno sostenuto che Internet avrebbe reso inutili le biblioteche e gli stessi libri. Ma se entrassimo in una di queste negli Stati Uniti scopriremmo che il numero di utenti cresce ogni anno di più. Internet ha intensificato enormemente l’utilizzo di servizi e la circolazione di materiali legati alle informazioni bibliotecarie, tanto da estenderne la fruizione ben oltre le mura che cingono gli edifici in cui si trovano. (continua…)

Attualità

Surfing Technology


Micromega: “da Venezia gli occhiali più leggeri al mondo”; verso una televisione “Full HD” con LG Electronics; Softonic fa rotta verso l’Italia; Via Michelin: nuovi navigatori dai servizi integrati; il bluetooth nel ricetrasmettitore Midland 445 BT di Cte International.


Micromega: da Venezia gli occhiali più leggeri al mondo
Solo cinque grammi di peso per gli occhiali dei Vip, grazie alle montature in titanio brevettate dalla veneziana Micromega.
 
Meno di un grammo per la montatura. Solo 5,5 grammi di peso complessivo. E’ la leggerezza la principale caratteristica dell’occhiale inventato da Roberto Carlon, titolare di “Micromega”, ottica veneziana di fama internazionale. Gli occhiali Micromega, accessori dai tratti essenziali ma che si prestano alle lavorazioni più originali, sono infatti già utilizzati da Vip quali il cantante Elton John (che ne ha comprato ben 46 paia), la stilista Anna Fendi, il giornalista televisivo Gad Lerner, il politico Enrico Letta, il regista Gabriele Salvatore e persino l’attuale presidente del Messico, Felipe Calderón.
Sono solo tre i componenti degli occhiali Micromega: circa 50 centimetri di filo di titanio avvolto secondo una particolare tecnica che sostituisce le parti deboli come viti, colle, saldature e tappi; lenti  organiche ad alto indice di rifrazione, le più leggere, sottili e resistenti sul mercato; infine, due naselli trasparenti. Una variante è l’aggiunta di astine in corno naturale, disponibili in diversi modelli, in sostituzione delle stanghette in titanio, a loro volta in diverse colorazioni, dall’oro al blu, dal rosa al verde.
Il sistema di montaggio è stato brevettato in Italia e negli Usa e necessita solo di due piccoli fori per fissare il filo di titanio alle lenti. Lenti che possono essere quindi sagomate in totale libertà: tra le più richieste dai clienti la lavorazione a forma di ala e di foglia. Il prezzo di questi occhiali parte da 320 euro, ma vanno tenute d’occhio anche le collezioni più “tradizionali” (parola comunque fuorviante, considerato l’alto tasso di originalità) il cui costo parte da 169 euro.  Di prossima uscita, a giugno, una nuova linea di preziosi “occhiali gioiello” con incastonati rubini, smeraldi, zaffiri e altre pietre.
L’unico punto vendita all’estero è attualmente a Città del Messico, ma New York è una naturale aspirazione. “Il nostro occhiale, il più leggero al mondo, non può essere prodotto in serie”, spiega Roberto Carlon. “Ma se anche a New York riuscissimo a instaurare una collaborazione come quella con il nostro rivenditore messicano – afferma il patron di Micromega – saremmo entusiasti di poter distribuire le nostre collezioni nella Grande Mela”.
 
Micromega Ottica
San Marco 2436
30124 Venezia
Tel. e Fax: +39.041.2960765
www.micromegaottica.com
 
 
Verso una televisione “Full HD”
Le nuove collezioni di televisori Plasma e LCD di LG Electronics.
 
La televisione del futuro è “Full HD” secondo LG Electronics, che ha presentato una nuova gamma di apparecchi televisivi dotati della tecnologia XD Engine per l’ottimizzazione del contrasto, che puntano tanto sulla qualità dell’immagine quanto sul design. Ma che cos’è il Full HD? LG Electronics lo definisce come “un formato di visualizzazione che migliora ulteriormente il livello qualitativo e la nitidezza delle immagini ad alta definizione (HDTV), garantendo una risoluzione pari a 1920×1080 pixel”.
La serie LY95 viene prodotta in quattro dimensioni (37, 42, 47 e 52 pollici), tutti Full HD con una risoluzione di 1920×1080 progressiva (6 milioni di pixel) in grado di offrire immagini senza distorsioni. Lo spessore inferiore ai  9 cm. permette di appendere alla parete lo schermo, colore nero lucido, mentre i sottili speaker laterali hanno una potenza di 10+10 watt e sono dotati di Sorround Max. Grazie alla nuova backlight è possibile visualizzare fino al 92% dei colori nello spettro NTSC, garantendo la naturalità delle immagini. La funzione Intelligent Eye aggiusta inoltre automaticamente la luminosità in base alla luce ambientale. Inoltre, la tecnologia True Viewing Angle della serie LY95, il cui prezzo parte da 1699 euro, permette di mantenere un rapporto di contrasto uniforme e di minimizzare gli spostamenti di colore e le distorsioni anche quando non si è posizionati perfettamente davanti allo schermo. Meno innovativa nel design ma anche lievemente più economica è invece la serie LF65, i cui prezzi di listino partono da 1499 euro per il 37 pollici.
La nuova serie di televisori al Plasma, definita PF95, è disponibile infine nelle dimensioni 50 e 60 pollici. La risoluzione è di 1920×1080 progressiva (6 milioni di pixel), il contrasto dinamico arriva fino a 15.000:1 (modello da 50 pollici) e la luminosità è di 1500 cd/mq. La serie PF95 si contraddistingue per la capacità di convertire i segnali analogici a bassa risoluzione in segnali paragonabili all’alta risoluzione, mentre la tecnologia XCC è volta a migliorare le immagini in movimento veloce, tipiche di un film d’azione, minimizzando l’effetto fantasma. Esteticamente, la nuova serie è dotata di comandi a sfioramento, ha uno spessore di 8,9 cm e speaker laterali (10+10 watt) dissimulati nella struttura. Completano le caratteristiche il sintonizzatore DVB-T e due prese HDMI. La versione da 60 pollici costa 7.999 euro.
 
Per informazioni:
Sito mondiale   www.lge.com
Sito italiano      www.lge.it
 
 
Softonic fa rotta verso l’Italia
Il sito leader in Europa nel download di software gratuito lancerà all’inizio del 2008 una nuova versione in Italiano.
 
Softonic sta per lanciare il sito italianoIl primo portale europeo per la ricerca e il download di software freeware e shareware, Softonic (www.softonic.com) sta per irrompere nel mercato italiano. Dopo aver conquistato il mercato spagnolo e dopo l’ingresso in grande stile in quello inglese e tedesco, la giovane azienda catalana della new economy (l’età media dei dipendenti è largamente inferiore ai 30 anni) lancerà infatti entro i primi mesi del 2008 una nuova versione in lingua italiana. 
Softonic offre un efficace motore di ricerca all’interno di uno sterminato database di software scaricabili on-line. Database che attualmente, nella versione inglese, comprende programmi, utility e giochi per ogni genere di sistemi operativi e di dispositivi: Windows o Macintosh, Palm OS, Pocket PC o telefoni cellulari. Nella versione spagnola sono altresì disponibili programmi per Linux, un lungo elenco di driver e un forum on-line per le discussioni degli utenti. Ogni software è accuratamente recensito e sono disponibili screenshot in alta definizione sia dei programmi, sia dei giochi.
Ma la ragione del successo di Softonic, che trova la propria sede nei pressi di Barcellona, risiede soprattutto nella possibilità di acquistare velocemente e in tutta sicurezza i programmi, scaricandoli  attraverso il web da un sito protetto. Al costo di 0,79 Euro è infatti possibile fare il download dei software a distribuzione gratuita, controllati in precedenza da un antivirus, senza aspettare le lunghe attese cui costringono talvolta server ufficiali e con, soprattutto, la comodità e la serenità di trovare velocemente ciò che si sta cercando.
Softonic si propone inoltre come guida globale ad un utilizzo più sicuro e consapevole del proprio Personal Computer, attraverso i servizi di analisi e di risoluzione dei problemi offerti dalle versioni a pagamento “Deluxe” o “SoftonicPro”.
 
 
Via Michelin: nuovi navigatori dai servizi integrati
Dalla funzione “Info Traffic” al sintetizzatore vocale. Le caratteristiche di X-960, X-970T e X-980T Europe, i tre nuovi navigatori satellitari di ViaMichelin.
 
E’ nell’integrazione con il sito www.viamichelin.com e con le guide Michelin la forza dei nuovi navigatori satellitari che la casa francese ha recentemente lanciato sul mercato: il modello concorrenziale X-960; il più avanzato X-970T e il completo X-980T Europe.
Il più economico dei tre navigatori satellitari di ViaMichelin” costa 229 euro con le sole mappe italiane e 299 euro con la copertura del continente europeo. L’apparecchio pesa solo 136 grammi ed è dotato di un processore Samsung a 300 Mhz, veloce nel calcolo degli itinerari e nella ricerca di percorsi di alternativi, di un ricevitore GPS con chipset GPS Sirf III, oltre che di touchscreen a colori da 3,5 pollici.
Il modello X-970T, dalle caratteristiche analoghe, è dotato anche di una funzione “Info Traffic” RDS/TMC per l’aggiornamento sulla situazione di strade e autostrade. Sarà inoltre presto disponibile un servizio di aggiornamento degli indirizzi, delle strade, delle condizioni metereologiche e persino della disponibilità dei parcheggi, attraverso una connessione Bluetooth® con il telefono cellulare e la sottoscrizione dei servizi GPRS. Prezzo consigliato: 329 euro con le mappe dell’Italia, 399 euro per la versione “Europe”.
L’ultimo arrivato, il navigatore satellitare X-980T Europe, pesa 260 grammi, costa 449 euro e si distingue per lo schermo a 4,3 pollici e per la possibilità di scegliere tra un massimo di sei differenti percorsi, compreso quello raccomandato da ViaMichelin, un eventuale percorso ciclabile e uno pedonale. Dotato di mappe di 25 paesi europei, la rapidità di calcolo del navigatore è assicurata dal processore Intel a 416 MHz, mentre è stato potenziato anche il suono, grazie ad altoparlanti a 3 watt collegati da un sintetizzatore vocale per la lettura dei nomi delle strade e delle indicazioni in nove lingue.

Il bluetooth nel ricetrasmettitore
Midland 445 BT di Cte International: comunicazione in libertà fino a 10 chilometri di raggio.
 
La comodità di parlare senza fili con la tecnologia Bluetooth non è riservata ai soli telefoni cellulari. Oggi è possibile comunicare in tutta libertà anche con il ricetrasmettitore Midland 445 BT di Cte International, il primo al mondo con funzione Bluetooth integrata. Un apparecchio impermeabile e in grado di trasmettere fino a 10 chilometri di distanza, che può così essere abbinato ad un auricolare, a caschi o ad interfoni con tecnologia Bluetooth per ricevere ed effettuare chiamate senza impegnare le mani. Una comodità indispensabile ad esempio per i motociclisti (per i quali è stato pensato il pulsante PTT per la chiamata esterno a filo) o per gli escursionisti in montagna e possibile grazie alla funzione VOX, regolabile su 6 livelli di sensibilità, che permette di rispondere senza dover premere alcun tasto.
Tra le principali funzioni, 38 toni CTCSS RX e TX, 20 canali memorizzabili, il Dual Watch per monitorare due canali a scelta e un display multifunzione retroilluminato. Ulteriore motivo d’interesse è che in Italia questo appareccho PMR446 (license free in Europa) non necessita dell’autorizzazione ministeriale, ma è sufficiente una comunicazione di possesso.

Cultura

Luigi Meneghello il ‘grande maestro’


Attraverso le pagine di ‘Libera nos a malo’ raccontò la vita di provincia. Nobilitando le forme dialettali a neologismi raffinati. Nelle vicende dei ‘Piccoli maestri’ ripercorse la propria gioventù di partigiano come antieroe gioioso e innocente. Il Veneto perde il suo grande cantore.


Con Luigi Meneghello, spentosi lo scorso 26 giugno a Thiene nel cuore della provincia di Vicenza all’età di 85 anni, scompare uno dei ‘grandi vecchi’ della letteratura veneta, nazionale e internazionale.
Nato a Malo Vicentino nel 1922, Meneghello seppe esprimere con un linguaggio semplice ma allo stesso tempo sofisticato, il sentimento tenue e maliconico del Veneto profondo.
Un Veneto, che all’epoca dell’infanzia dello scrittore (raccontata splendidamente in quel capolavoro che è “Libera nos a Malo” pubblicato nel 1963), è stretto nella sua povertà, rattrappito dal freddo, riscaldato solo dal tepore della fede, dal profumo d’incenso nelle domeniche nebbiose. E’ un Veneto coi geloni alle mani e ai piedi, che lavora senza sosta ma ha sempre voglia di sorridere e con una risata butta alle spalle stenti e umiliazioni.
I personaggi di Meneghello sono così. Umili e insoliti, ilari perché sorridere non costa nulla. La poetica dello scrittore vicentino è quella della povera gente, dei tipi stravaganti, del dialetto immaginifico che con una parola riesce a far intravedere un mondo.
La capacità di generare neologismi come fossero gemme su un arbusto, permette a Meneghello di portare all’attenzione del mondo intellettuale al di fuori dei Colli Berici, il suo romanzo più importante, “Libera nos a malo” e gettare le basi per il successivo, sempre sul filo della memoria.
E’ la volta dei “Piccoli Maestri” pubblicato nel 1964 che divenne un film nel 1998 per la regia di Daniele Lucchetti. Il romanzo è un delicato amarcord in cui si narrano i ricordi del Meneghello giovane partigiano senza velleità eroiche e proprio perché anti-eroe, eroe suo malgrado.
A circondare l’autore nelle imprese sulle montagne dell’altopiano di Asiago ci sono i suoi giovani amici vicentini. Un coro circonfuso di pura giovinezza che nel sacrificio involontario, nel gioco fanciullesco, incontra l’età adulta nella morte.
Tra le altre opere di Meneghello sono da citare: “Pomo Pero” del 1974, “Fiori Italiani” del 1976, “Bau-sète” del 1988, “Il Dispatrio” del 1994. Meneghello visse diversi anni in Gran Bretagna dove insegnò letteratura italiana all’Università di Reading. “Libera nos a Malo” è considerato dalla critica uno dei capolavori del Novecento.

Per Andrea Zanzotto “innalzò il dialetto a letteratura”

Il senso per l’espressione gergale nobilitata a espressione letteraria ma anche la consolazione che un caro amico si sia assopito incontrando “dolcemente” la morte.
Con queste parole, Andrea Zanzotto uno dei più grandi poeti viventi ha espresso il proprio cordoglio per la scomparsa dell’amico fraterno, Luigi Meneghello.
Il poeta di Pieve di Soligo, il cantore dei paesaggi della Marca trevigiana devastati dallo sviluppo senza pietà, sua la frase “siamo passati dai campi di sterminio allo sterminio dei campi”, confida tutta la sua amarezza. “Alla nostra età - chiosa l’autore di ‘Fosfeni’ - bisogna essere preparati”.
Coetaneo di Meneghello, Zanzotto è nato nel 1921, il poeta che ha confezionato le liriche più originali decrittando il linguaggio della natura attraverso sofisticati neologismi attinti dal mondo scientifico e filosofico, ha avuto per il compagno di università Meneghello (entrambi studiarono a Padova) l’espressione di una inscalfibile amicizia.
Profondamente scosso alla notizia della morte dell’autore di “Libera nos a Malo”, Zanzotto ha ricordato come Meneghello abbia “dato vita a un filone che esisteva da sempre. Ha saputo innalzare - ha spiegato il poeta trevigiano - l’espressione dialettale a letteratura invogliando così altri autori a cimentarsi con espressioni gergali”.
“Luigi - continua Zanzotto che si concede raramente alla stampa - era bravo in tutto all’università”. Zanzotto ha ricordato il passato di Meneghello da partigiano ai tempi di Concetto Marchesi, “esperienza - conclude il poeta - che diventò romanzo ne ‘I piccoli maestri’”.

Cultura

Antonio Canova, la bellezza nel marmo


Possagno che ha dato i natali a Canova celebra i 250 anni dalla nascita del grande scultore con una mostra dal 29 luglio al primo novembre. Occasione per esporre per la prima volta in Italia “Il principle Henryk Lobomirski”.


Il candore del marmo, le pieghe del corpo rese vivide da una lucentezza sensuale, l’indescrivibile dolcezza di giovani corpi riconducibili alla mitologia greca. Tutto questo rappresenta la straordinaria opera di Antonio Canova, celebrata nel 250esimo anniversario dalla sua nascita (1757-2007) con una mostra antologica in quel di Possagno (Treviso), con l’opportunità, unica in Italia, di ammirare una scultura inedita per il nostro Paese.
La Gipsoteca ed il Museo Canova di Possagno, il paese tra Asolo e Bassano del Grappa, dove lo scultore è nato ed è sepolto, presentano, dal 29 luglio al primo novembre, per la prima volta in Italia, “Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”, un capolavoro assoluto del maestro veneto ma anche e soprattutto un’opera che, sin dal suo comparire, è assurta ad oggetto di culto in tutta Europa.
La abbagliante bellezza del principino tredicenne, immortalata in marmo, a grandezza naturale, da Canova conquistò molti estimatori che si contesero, a peso d’oro, copie e calchi del meraviglioso nudo.
Canova aveva eseguito questo ritratto per volontà della bella principessa Elzbieta Lubomirski che, vedova, aveva eletto questo incantevole giovinetto, lontano parente del suo defunto marito, come sue inseparabile pupillo, portandolo con sè in un lungo tour europeo e dandolo, qualche anno dopo,  in sposo a una sua nipote.
Henryk Lubomirski fu, per Canova, un modello leggiadro quanto ritroso. L’artista, per la timidezza del ragazzo, riuscì a modellare dal vero solo il volto. Per il corpo nudo fece riferimento ad una statua antica. Il principino vi è raffigurato come il dio Eros, la mano sinistra tiene dolcemente l’arco d’amore appoggiato a terra, il busto mollemente piegato verso il vicino tronco d’albero, il braccio destro lungo i fianchi, la testa, dalla fluente e mossa capigliatura, rivolta a tre quarti sulla sua sinistra.
Il Principe Henryk LubomirskiUna volta conclusa, l’effigie venne trasportata in Polonia e collocata nel castello Lubomirski a Łançut come in un santuario o in un tempio greco; sullo sfondo del marmo era appesa una stoffa cinese con la rappresentazione della Fenice a cui tutti gli uccelli rendono omaggio, proprio come tutti i visitatori del palazzo erano pronti a rendere omaggio alla bellezza di Heryk. Non appagata dal solo marmo, la bella Elzbieta chiese, e ottenne, dal Canova anche due calchi in gesso, del tutto uguali all’originale tranne che per la presenza nei due gessi della foglia di fico.
Fu subito passione per “Amore”: copie in marmo e gesso della meravigliosa rappresentazione di un giovane Amore vennero commissionate, a caro prezzo, da nobiluomini di diversi paesi, affascinati e conquistati dalla dolce bellezza del Principe Henryk. Ad essere sedotto da una così incomparabile perfezione fu anche il diciassettenne John, figlio del banchiere irlandese Latouche. Così repliche o gessi del Principino finirono in molte case del continente, dall’Irlanda, alla Russia, dalla Francia all’Inghilterra, alla Germania e, naturalmente, all’Italia. Un gesso è anche patrimonio della Gipsoteca Canoviana, oggi purtroppo acefalo per gli effetti del bombardamento che colpì la raccolta durante la Grande Guerra.
La magnifica opera, eccezionalmente concessa dalla Polonia, non sarà esposta all’interno della Gipsoteca ma nel salone d’onore della attigua Casa del Canova, come se il riottoso Principino “dalle labbra tumidette” tornasse ad essere ospite di riguardo dello scultore.
La collocazione temporanea del prezioso marmo è accompagnata, in Gipsoteca, da un percorso tutto dedicato al tema della Bellezza: 30 opere qui esposte comporranno questo percorso. Si va da Adone incoronato da Venere, al gesso originale di Amore e Psiche stanti, alle tempere con gli Amorini, al dipinto di Cefalo e Procri, ai bozzetti in terracotta della Morte di Adone, di Amore e Psiche che si abbracciano, il dipinto di Venere e Amore.
Un percorso che è, insieme, celebrazione della Bellezza e dell’Amore.
Un percorso ancor più magico se fatto in notturna, magari cogliendo l’occasione delle “Visite alla tenue luce di Psiche” che, così come Canova era aduso fare con i suoi ospiti, daranno vita a marmi e gessi con la fioca, calda luce di antiche, chissà, forse una occasione per verificare se effettivamente la Gipsoteca, così come sembrerebbe indicare una indagine dell’Istituto italiano di psicologia analitica, abbia realmente titolo per essere indicata ai primi posti nell’elenco dei musei italiani che più stimolano un nuovo incontro d’amore.
Un ulteriore elemento sottolinea l’importanza dell’evento. In occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata al “Principe Henryk come Amore”, verrà ufficialmente inaugurata l’Ala scarpiana della Gipsoteca, a conclusione dell’intervento di restauro durato alcuni anni. Il capolavoro del maggior architetto veneto del Novecento tornerà così ad accogliere, in modo adeguato, i capolavori del Canova.
Concerti, rappresentazioni teatrali, mostre, incontri di studio, pubblicazioni, emissioni filateliche completano il fitto programma delle celebrazioni canoviane, Celebrazioni di cui questa mostra rappresenta il momento più intenso ed atteso.

Info
“Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”
Possagno (Treviso), Gipsoteca e Casa del Canova, dal 29 luglio al primo novembre 2007.
Mostra organizzata nell’ambito delle Celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Antonio Canova; a cura di Mario Guderzo.
Orario: 9 – 19.
Ingresso alla Mostra e al Museo:
interi Euro 7, ridotti Euro 4.
Per informazioni e prenotazioni: tel. +39.0423.544323

Dossier

Le città visibili


Alla Triennale di Milano si celebra una rassegna sulla visione urbana di Renzo Piano. Da Genova a Berlino, da Roma a Parigi, da Milano a New York, l’opera del grande architetto è in mostra attraverso bozzetti originali, plastici, suggestioni, progetti. Per una città ideale. E visibile.


Le città di Renzo Piano sono in mostra. Tutte assieme, in un unico e documentato sguardo corale. Che permette di afferrare la visione urbana del grande architetto, l’idea di città, le innumerevoli realizzazioni, i segni della contemporaneità tracciati nei luoghi dell’oggi e del domani. La Triennale di Milano presenta “Renzo Piano Building Workshop - Le città visibili”, una grande mostra monografica sull’opera dell’architetto genovese che aprirà la Festa per l’Architettura - IV edizione.
Il sottotitolo della mostra è ispirato dall’opera di Italo Calvino “Le città invisibili”, uno degli autori che più hanno influenzato la sensibilità dell’architetto.
La straordinaria valenza urbana della sua architettura è proposta attraverso disegni originali, progetti e modelli che documentano la produzione di più di quarant’anni di attività, sullo sfondo delle trasformazioni che hanno segnato il passaggio dalla città industriale del XX a quella post-industriale del XXI secolo.
I progetti di Renzo Piano possono essere letti come un tentativo di riprendere e rilanciare la tradizione umanistica della città europea, ridiscutendone i principi insediativi nell’ambito della cultura contemporanea. Dal prototipo parigino del Beaubourg alla riconversione torinese del Lingotto, dalla Cité Internationale di Lione al porto di Genova, alla berlinese Potsdamerplatz, Renzo Piano ha lavorato alla trasformazione del vecchio modello di città industriale in quello di città dell’informazione e della cultura. Gli esperimenti sulle brown areas di Milano e di Sesto San Giovanni, di Lione e di Parigi, di Harlem a New York, etc. mostrano invece il passaggio dalla città della produzione a quella degli scambi.
La città di Piano propone un’idea di spazi multifunzionali che traducono l’irrequietezza della contemporaneità attraverso l’esaltazione della complessità, della trasparenza e della permeabilità. Il lavoro su una tipologia architettonica consolidata, come il grattacielo, ridefinisce i rapporti tra pubblico e privato, come dimostrano i casi del New York Times e della London Bridge Tower.
I progetti di Piano agiscono sulla stratificazione e sull’addizione per ricreare la complessità del contemporaneo. A questo si aggiunge l’attenzione all’uso del verde che dimostra l’importanza riconosciuta all’elemento naturale nell’ambito progettuale.
A Milano come a New York o a Genova o a Roma, le tracce del passato non sono rimosse ma reintegrate, utilizzando l’ideale della leggerezza come ipotesi progettuale. Le città visibili lanciano dunque un’interpretazione dell’opera di Renzo Piano imperniata sulla centralità della visione urbana attraverso i progetti, raccolti in alcuni nuclei fondamentali: la città delle arti, la città della musica, la città delle acque, le città d’affezione (Parigi, New York, Genova, Milano). Un repertorio scandito come i capitoli di un libro. Un libro in vetrocemento e spazi aerei. Per riscrivere i lineamenti di città finalmente visibili, perché aperte alla visione.

Info
Renzo Piano Building Workshop
Le città visibili

22 maggio - 16 settembre 2007
Triennale di Milano
A cura di Fulvio Irace
Progetto dello spazio espositivo Renzo Piano Building Workshop con Franco Origoni
Orario: 10.30 – 20.30, chiuso il lunedì
Ingresso: Euro 8,00/6,00/5,00

Itinerario Newyorkese

Sapore di sale, tra Long Island e il Lido di Venezia


Sono le isole del Lido e di Long Island i luoghi di villeggiatura prediletti dall’alta società veneziana e newyorkese. Tra spiagge dorate, campi da golf, alberghi di lusso e prestigiose ville, lo scenario per una mondanità d’altri tempi.


Dalla sabbia dorata delle spiagge, ai campi da golf, alla feste del bel mondo. Le isole di Long Island e del Lido di Venezia si assomigliano per molti aspetti. Bisogna tener conto, però, delle differenti dimensioni: la prima si estende per 110 miglia di lunghezza, la seconda supera di poco gli 11 chilometri. Quanto a fama internazionale, però, le due isole si equivalgono: entrambe sono il regno per le vacanze dei milionari, degli artisti di fama e dei divi del cinema.
Il Lido, termine  che deriva dal latino “litus”, ovvero litorale, veniva così descritto da una guida di Venezia pubblicata nel 1974: “Il Lido [è] celebre oggi per la bellezza incantevole della sua spiaggia, per la vita mondana che lo trasforma, da luglio a settembre, in una delle più frequentate ed eleganti stazioni balneari del mondo”. La fama di questa striscia di dune al confine della laguna veneziana, che rappresentò nei secoli un bastione avanzato a protezione della Serenissima, è legata infatti al suo recente passato. Quando, sin dai primi decenni dell’Ottocento (ma Goethe la visitò nel 1786), molti tra gli intellettuali più in vista la scelsero come meta per i propri soggiorni estivi. Tra questi il poeta inglese George Gordon Byron, che vi abitò tra il 1816 e il 1819, ma soprattutto lo scrittore tedesco Thomas  Mann, che vi ambientò il celebre romanzo “La Morte a Venezia”, da cui Luchino Visconti trasse un film.
Al termine delle giornate oziose negli stabilimenti balneari – ciascuno riconoscibile dai colori della “capanna”, la particolare cabina con tenda del Lido – molte celebrità alloggiavano presso l’Excelsior. L’hotel, oggi di proprietà della catena internazionale Westin, era definito da Lorenzetti “albergo di gran moda, il centro maggiore di vita mondana”. Vitalità che si risveglia ogni anno, a settembre, in occasione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica, ospitata dal Palazzo del Cinema (di cui si attende da anni il rinnovamento) e dal Casinò. Nel corso del restanti mesi, il Lido ha sviluppato una forte vocazione congressistica anche se, in effetti, la vista della Città di dei Dogi che vi si può ammirare soprattutto di notte è davvero unica.
A pochi chilometri da Manhattan, anche Long Island è stata il luogo preferito per l’estate da molti artisti, musicisti, attori, scienziati e politici. Tra questi Albert Einstein, Jackie Kennedy o Jackson Pollock. Nella prima metà del Novecento era alla moda la “Gold Coast”, il litorale settentrionale dell’isola, a Nassau County. Un’epoca e un’area resi immortali dal celebre volume “Il Grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald: il romanzo, pubblicato nel 1925, divenne l’icona più rappresentativa degli “anni ruggenti” della società statunitense, in cui gli ideali americani venivano corrotti dal materialismo e dal successo, che appariva alla portata di ogni persona spregiudicata. Molti dei palazzi o dei veri e propri castelli fatti costruire da questi uomini d’affari sulla costa sono ancora utilizzati e, in alcuni casi, trasformati in museo: il pubblico può così rivivere un passato segnato dall’opulenza e dall’eleganza.
Long Island, le villeMolti continuano a scegliere le due isole come luogo di residenza, presso magnifiche ville. Al Lido gran parte delle prestigiose dimore vennero costruite nel corso dell’Ottocento: palazzi e alberghi sono spesso situati lungo la spiaggia. Con una rapidità sorprendente la striscia di dune sabbiose, in precedenza deserta e silenziosa, si animò, ritrovandosi al centro di una modernità alla quale è rimasta, per molti versi, sospesa.
Le ville di Long Island sono invece tecnologicamente all’avanguardia, dotate di ogni genere di comfort, tra i quali l’immancabile piscina. Basta uno zoom con Google Earth per rendersi conto di come quasi tutte le abitazioni hanno un inconfondibile “tappeto azzurro” nel proprio giardino. Spettacolari mansioni che vengono oggi costruite soprattutto nei pressi di Southampton ed East Hampton, località predilette da una comunità di Vip internazionali attirati dalla quiete, dal clima estivo e dalle bianche spiagge sabbiose bagnate dalle acque dall’Oceano, la cui temperatura è particolarmente temperata. Nell’area dell’Hampton non è raro incontrare celebrità immerse nella vita quotidiana, o impegnate nello shopping, oppure udire il vociare delle feste in corso nelle grandi ville.
Anche il golf avvicina l’isola statunitense a quella veneziana. Il Golf Club Venezia, nei pressi del forte degli Alberoni (www.circologolfvenezia.it) al Lido, è infatti il campo da gioco di riferimento per la città lagunare. Le opportunità di rilassarsi praticando il golf sono invece molteplici a Long Island, dove i campi sono numerosi: segnaliamo lo “Spring Lake Golf Course”  (www.springlakegolfclub.com) nella Central Suffolk; il “Montauk Downs State Park” (www.nysparks.state.ny.us/parks/)  nell’area tra Hamptons-Montauk/Southfork; l’“Hamlet Windwatch Golf Club” (www.hamletwindwatch.com) nella North Shore; infine, il “Bethpage State Park” (www.nysparks.state.ny.us/parks/) nella South Shore. In generale, Long Island è rinomata per la possibilità di praticarvi attività sportive ma le sue coste meridionali, in particolare, lo sono per il surf.
Infine, un ulteriore punto in comune è che entrambe le spiagge sono orientate verso sud. Così, sia da Long Island che dal Lido, è possibile godere dei suggestivi spettacoli naturali dell’alba e del tramonto. I cui caldi colori si sciolgono, rispettivamente, nell’azzurro dell’Oceano Atlantico e del mare Adriatico.

Dossier

Il Veneto progetta un futuro “senza inutili campanili”


Il Veneto multipolare reclama uno sviluppo “ordinato e coerente” del proprio territorio. Una risposta per il futuro? L’area metropolitana. Ne hanno discusso i big dell’economia e della politica regionale all’Assemblea Generale 2007 di Unindustria Venezia.


C’è modo per far diventare “visibili” le città venete nel mondo globale? E se sì, con quale strategia e con quali vantaggi? Un’area diviene metropolitana non per “bastare a se stessa”, ma per competere a livello internazionale più forte di prima.
Su questo e altro ancora, si è discusso durante l’Assemblea Generale 2007 di Unindustria Venezia tenutasi lo scorso 13 giugno. Ma anche infrastrutture che mancano, federalismo che non c’è, necessità di “fare sistema” e di innovarsi sono stati temi affrontati al Venezia Terminal Passeggeri.
“L’area metropolitana è un tema di interesse politico, economico e sociale per l’intero Nordest – ha affermato Antonio Favrin, Presidente di Unindustria Venezia – se i positivi riscontri congiunturali degli ultimi mesi confermano una costante ripresa dell’economia veneziana, restano irrisolti i grandi nodi che frenano il consolidamento della crescita italiana rispetto alla media dei partner europei e delle principali economie mondiali”.
Gli imprenditori veneti hanno saputo affrontare le criticità del sistema produttivo del Nordest, in particolare i processi di internazionalizzazione, innovazione e crescita dimensionale delle imprese, ma tale processo di trasformazione deve ora investire anche le Istituzioni e la Pubblica Amministrazione, oltre a quei settori ancora protetti dalla concorrenza”.
“In quest’ottica – ha continuato l’Ing. Favrin – appare necessario definire i rapporti funzionali tra le città capoluogo del Veneto centrale, Venezia e Padova in primis, alla luce dei significativi valori economici che le caratterizzano e dei cambiamenti geografici che comporterà la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali. Si tratta di organizzare un processo di sviluppo del territorio ordinato e coerente, che esprima con chiarezza priorità ed obiettivi e definisca i ruoli di ciascun attore in un contesto che, da qui ai prossimi dieci anni, vedrà mutare i collegamenti viari tra le diverse aree e renderà necessario il superamento di inutili campanilismi”.
Se le istituzioni sono in crisi e il bipolarismo paralizza la politica, spetta agli imprenditori e agli enti locali realizzare un nuovo modello di sviluppo per Venezia e l’intero Veneto.
Bando alle contrapposizioni partitiche: il viceministro diessino Cesare De Piccoli e l’europarlamentare azzurro Renato Brunetta si sono trovati d’accordo sia sulla necessaria riduzione dei costi della politica sia in Parlamento che nei consigli regionali, sia sull’obbligo di conquistarsi sul campo il federalismo, soprattutto quando si tratta di infrastrutture.
Si è poi parlato di Porto Marghera. Il Sindaco di Venezia Massimo Cacciari e il Presidente Antonio Favrin, si sono trovati d’accordo nel bocciare Veneto City e puntare invece sulle grandi aree, da risanare e riutilizzare, disponibili a Porto Marghera.
“Attenzione però, anche i comuni debbono smetterla di mettere in cantiere nuovi insediamenti produttivi solo per realizzare opere pubbliche con gli oneri di urbanizzazione”, ha ricordato il presidente della Provincia di Venezia Zoggia che non si è opposto all’idea di abolire le province, a patto però di creare un ente, anche non elettivo, capace di coordinare la politiche territoriali che interessano più comuni”. Per l’Assessore Regionele, Fabio Gava, “la riconoscibilità del Veneto, come area metropolitana, passa per la ricerca e l’innovazione”. In questo senso un primo passo significativo si sta facendo con il Parco Scientifico multipolare, il primo in Italia, nato tra il Vega di Venezia, il Galileo di Padova e lo Star di Verona. “Avremo visibilità a livello nazionale e internazionale – ha aggiunto Gava – soprattutto se manterremo il trend di crescita degli investimenti in questo segmento, cresciuti nel veneto, tra il 2000 e il 2004, del 47,35 a fronte di 14,5% dell’Europa a 25, del 14,2% dell’Europa a 15, al 22,4% dell’Italia”.
Il Veneto ricco di storia, di imprese e di uomini che hanno la cultura del fare, deve quindi progettare oggi il proprio futuro, consapevole che ognuno dovrà concedere qualcosa reciprocamente. Condividendo strategie ed obiettivi, vi sarà molto da guadagnare, per tutti.

Attualità

Il gelato nella valigia


Simbolo dell’emigrazione e dell’imprenditoria italiana nel mondo, il gelato moderno è nato in Sicilia, come variante del sorbetto importato dagli arabi. Sono però tanti i popoli che cercano, tra le pieghe della propria storia, il nome dell’inventore di questa ricetta nutriente e genuina. Ma soprattutto golosa.


Alimento digeribile e nutriente, vanto della migliore tradizione gastronomica italiana, il gelato ha una storia affascinante e complessa. Chi lo abbia inventato, così come oggi noi lo apprezziamo, non ci è  ben noto. Di certo, invece, sappiamo che la refrigerazione di sostanze dolci e succhi di frutta, veniva praticata fin dall’antichità da diversi popoli e persone di ogni estrazione sociale, soprattutto in Asia Minore.
Arabi, egiziani, romani, cinesi, francesi e spagnoli vantano, chi più chi meno, la paternità di questa specialità senza tempo che consisteva in una bevanda ghiacciata o in una macedonia di frutta tritata, dolcificata con miele e poi raffreddata con neve.
Si narra che già nel 500 a.C., i cinesi avessero scoperto come conservare il ghiaccio invernale per poterlo utilizzare d’estate. In India, gli imperatori Moghul inviavano cavalieri sulle montagne dell’Hindukush per portare ghiaccio e neve a Delhi per i sorbetti di corte.
E’ agli arabi che spetta il merito di aver importato il gelato (o meglio il sorbetto) in Occidente, più precisamente in Sicilia. Proprio in questa regione si sperimentò, infatti, un nuovo metodo per far durare più a lungo il gelato aggiungendo del sale al ghiaccio per conservarlo, oltre alla composizione della magica base che venne modificata: lo zucchero si sostituì così al miele. Questa nuova ricetta, messa a punto dal siciliano Francesco Procopio, fu proposta nel 1686 in un nuovo locale parigino, il ‘Cafè Procope’, nell’attuale rue de l’Ancienne Comèdie. Tuttavia il gelato era già approdato nel 1533 alla corte francese assieme a un cuoco-architetto, Bernardo Buontalenti, che Caterina de’ Medici volle con sè in occasione del suo matrimonio con Enrico di Valois.
Dunque la diffusione su scala “industriale” del gelato nel mondo partì dall’Italia. Tuttavia, all’inizio del Novecento, cominciò a profilarsi, come fenomeno di massa, l’emigrazione dei gelatieri italiani. Durante gli anni 1914-18, gli emigrati gelatieri dovettero abbandonare i paesi ospiti a causa dell’inizio delle ostilità, perdendo quasi tutti i loro averi. Con la pace, dal 1925, ebbe inizio una massiccia ricostruzione delle gelaterie artigiane in quasi tutta Europa. Grazie alla fama che si erano lasciati alle spalle, i gelatieri riuscirono ben presto a riaffermare la loro indiscussa supremazia in questo settore seminando gelaterie italiane in quasi tutte le città della Germania, in Austria, nonché in Ungheria, Cecoslovacchia, Francia e Polonia.
Per quanto riguarda gli States, il gelato varcò l’Oceano nel Settecento. Nel 1848 William Le Young brevettò una sorbetteria a manovella, realizzata due anni prima da Nancy Johnson. Un meccanismo semplice, grazie al quale, la miscela mantenuta in continuo movimento, si raffreddava in maniera uniforme, divenendo un impasto morbido e cremoso. Sempre negli Stati Uniti nacque, nel 1904, il cono: durante l’Esposizione Universale di Saint Louis un gelatiere, rimasto sprovvisto di coppette, ricorse a cialde arrotolate.
Dall’Italia all’America, in cono o in coppetta, artigianale o industriale, alla frutta o alla crema… il gelato è oggi uno degli alimenti più amati e diffusi al mondo e, anche se non si è particolarmente golosi, è difficile rinunciare a cotanta bontà e genuinità.

Cultura

Venezia e NY : punti di arrivo e di partenza per l’arte contemporanea


Da sempre Venezia e New York attraggono, ispirano, motivano e danno vita ad una sinfonia dei sensi, a nuovi movimenti di espressione plasmati dalle mani e menti di artisti che operano tra laguna e pietra, tra fiume e cemento armato.


Venezia e New York: il punto e la virgola dell’alfabeto urbano e artistico. In questi universi paralleli, i percorsi dei nuovi incrociatori dell’arte, gli spaccaghiaccio della forma e del colore che si impongono sul mondo dell’arte con dirompente chiarezza e forza, si incrociano, si fecondano e rinascono. Tra le mura vere ed immaginarie di queste due grandi dame dell’urbis operano tanti artisti contemporanei. Ma gli innovatori emergenti di rilevanza internazionale sono una piccola cerchia ristretta; un microcosmo con radici internazionali.
Intorno a questa nomenclatura eletta, Venezia da sempre fa da regina. Si pensi che già lontanamente nel Settecento, l’arte era una delle maggiori fonti di introito per le casse della Repubblica. La Serenissima ora rivive un fervore rinascimentale sotto la spinta del Comune e i suoi enti di promozione. Venezia attrae. Privati come il magnate francese Pinault a cui è stata aggiudicata la punta della Dogana da sviluppare come futuro museo d’arte contemporaneo - dopo aver acquistato Palazzo Grassi - lo avevano capito da tempo.
Galleria ContiniIstituzioni come la Peggy Guggenheim Collection, eventi come l’arte fiera Cornice, la Biennale di Venezia e varie gallerie rinomate come Il Capricorno della decana Bruna Aickelin, la Galleria Serendipity di Paolo Juris in Campo Santo Stefano con le tele di Moore, Lichtenstein, Gaspar e Warhol, insieme a qualche altro spazio chiave come la Galleria Flora Bigai o quella di Contini con le opere di Botero, Plessi e Palladino, fanno di Venezia un rinnovato polo dell’arte. Qui, a suon di prosecco e spritz, passeggiano tra le calli ombrose e campielli soleggiati i presenti e i futuri di grandi collezionisti, critici e curatori di musei. Chi cerca troverà Barbero, Celant, Bonami, Oliva, Balsa e galleristi come Victoria Miro, Lorcan Oneil, Simon Lee, Tony Shafrazi e tanti altri alla ricerca di talenti nascosti.
Venezia e NY rappresentano due grandi punti d’arrivo e di partenza per l’arte. Il legame con l’America c’è, e si vede sotto tante forme. La 52esima Biennale d’arte di Venezia (10.VI – 21.XII.2007), per esempio, è curata dall’Americano Robert Storr. Quest’anno, quasi 100 artisti da 77 paesi (un record) danno vita per mesi a dibattiti e opinioni forti. Per fortuna c’è anche un padiglione Italia, rimasto chiuso per anni, e ora curato da Ida Gianelli. Le Corderie dell’Arsenale, le Artiglierie e vari spazi ritroveranno una rinnovata ragione di vita attirando migliaia di visitatori da tutto il mondo.
Per quello che riguarda i grandi collezionisti italiani e americani alla ricerca di emergenti e grossi nomi, basta passeggiare con l’occhio attento al dettaglio. Si vedranno volti noti predere un gin & tonic a bordo di vari yacht come il Marala, il classico schooner Adela di George Lindeman o l’Octopussi di Paul Allen, spesso ancorati sulla Riva degli Schiavoni durante questo periodo di fervore artistico. Molti gli artisti di un certo peso che transitano o restano a Venezia: l’innovativo fotografo Matthias Petrus Schaller (1965) che prepara un imponente catalogo delle sue opere, l’Indiano Subodh Gupta (1964) che espone il suo monumentale teschio sul Canal Grande per l’attuale mostra di Palazzo Grassi - un must da vedere. Si può trovare il recluso pittore Manos Gaspare (1968), definito l’imaginifico della pittura contemporanea dal filosofo Karl Popper. A Gaspare è dato l’onore di inaugurare l’ampliato Museo Diocesano di Venezia (dove ora sono esposte le opere del Durer). La mostra intitolata
“Le Città del Gaspare” prevede 100 opere, esposte in concomitanza con la Biennale di Architettura prevista per settembre 2008. Ci sono anche varie artiste donne di rilievo come l’affascinante Amy Cheung all’opera nel suo grande frigorifero sul padiglione di Hong Kong alla Biennale e Konstantin Bessmertny che rappresenta Macau.
A Venezia non mancano mostre personali in varie gallerie d’arte. Si pensi al giovane americano Hernan Bas (1978 ) che ha esposto i suoi santi e sezioni segrete alla galleria Capricorno in luglio, al geniale maestro dello schermo Bill Viola con la sua installazione Ocean without a Shore al Museo San Gallo di Venezia a cura di David Anfam fino a novembre 2007. L’Arte Americana è da sempre ospite a Venezia, dalla Pop Art di Andy Warhol, Rauchenberg e Dine all generazione di artisti come Brown, Harring, Baechler, Cutrone – tutti appassionati di NY come di Venezia.
Questi artisti giovani, anziani e scomparsi hanno tutti in comune la traiettoria che li ha portati a esporre tra le mura di musei, passando per Venezia e le mani di grandi collezionisti newyorkesi. Chi colleziona arte è alla ricerca di emozioni forti, di certezze inaferrabili: di storia. E qui la storia si respira e si crea. Qui la storia ha ispirato generazioni di artisti da Tintoretto al moderno Mimmo Palladino. L’arte è alla ricerca di simbologie e di forme nuove. Il Fiume Hudson e La Laguna con le sue maree sembrano portare idee da sempre - idee che rendono grandi coloro che sanno intravederle e trasformarle in arte.
Una cosa è certa: c’è un ritorno alla pittura figurativa, all’uso di materiali nobili. Chi adopera il pennello e la tela e sa disegnare veramente è ricercato e quotatissimo. I grandi padri dell’arte da sempre fotografano, dipingono, e scolpiscono usando pennelli, scalpelli e pellicola. Il resto è potenzialmente effimero anche se ricercato e quotato. Il mercato è comunque enorme, si pensi che a NY nel mese di novembre 2006, sono transitati ben oltre un miliardo di dollari per l’arte contemporanea. Ne vale la pena? Certamente, basta provare a fare un grafico del valore di opere contemporane e il mercato azionario attarverso il tempo. Da sempre, l’arte ha una performance superiore all’azionario! Sorpresi? I collezionisti saranno pur motivati dall’arte, ma scemi non sono mai stati e l’arte contemporanea più che mai resta un solido investimento emotivo e finanziario – per chi sa trovare l’artista giusto tra le calli di Venezia e le strade di N.Y.

INFO:

52ND INTERNATIONAL ART EXHIBITION
Press Office
Tel. +39 041 5218846 - 5218716
Fax +39 041 2411407
PALAZZO GRASSI
www.palazzograssi.it

MUSEO DIOCESANO
www.museodiocesanovenezia.it

GALLERIA IL CAPRICORNO
S. Marco 1994, Venezia
San Fantin30124 Venezia
Tel/Fax + 39 0415206920

GALLERIA SERENDIPITY
Campo S. Stefano - San Marco 2950, Venezia
Tel. +39 041 5220603

GALLERIA FLORA BIGAI
San Marco 1652, Venezia
+39 041 5212208

FONDAZIONE GASPARE
www.gaspare-foundation.com