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Seconda riunione-paese della Commissione giovani del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero


L’Ambasciata d’Italia a Washington ospiterà sabato 28 giugno 2008, dalle ore 10.00 alle ore 16.00, la seconda riunione-Paese della Commissione ad hoc per le tematiche giovanili del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero).


Questa seconda riunione (la prima si è svolta nel mese di aprile scorso a Filadelfia), sarà propedeutica alla Prima Conferenza Mondiale dei Giovani, promossa sempre dal CGIE, che dovrebbe aver luogo verso la fine del secondo semestre di quest’anno a Roma. Essa rappresenterà una sorta di “Stati Generali” sulla condizione, le prospettive e le aspettative dei milioni di giovani italiani e oriundi residenti all’estero. Ogni Paese sarà rappresentato da alcuni giovani con il compito di riportare alle nostre massime istituzioni un sintetico quadro del complesso di valori e nuove aspirazioni espresse da quella che sempre più viene definita “nuova mobilità all’estero”. La riunione preparatoria di Washington vedrà la partecipazione di circa 30 giovani provenienti dalle undici circoscrizioni consolari in cui è presente un nostro Ufficio consolare e un Comitato degli Italiani all’Estero (Comites). Saranno altresì presenti i cinque Consiglieri del CGIE eletti e residenti negli Stati Uniti e alcuni tra i Presidenti degli stessi Comites. Per l’Ambasciata, la riunione sarà coordinata dal responsabile della Cancelleria consolare, Consigliere Marco Mancini.

La Biennale di Venezia: Frank Gehry Leone d’oro alla carriera dell’11. Mostra Internazionale di Architettura


Wim Wenders sarà invece il presidente della giuria della 65. Mostra internazionale d’arte cinematografica.


Il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, ha attribuito su proposta del direttore Aaron Betsky il Leone d’oro alla carriera dell’11. Mostra internazionale di architettura a Frank Gehry. Con questo premio, si intende in particolare sottolineare – in linea con lo spirito dell’11. Mostra - quanto l’opera di Gehry sia il significativo risultato di anni di sperimentazione. “Frank Gehry ha trasformato l’architettura moderna – scrive Aaron Betsky nella motivazione – L’ha liberata dai confini della ‘scatola’ e dai limiti delle comuni pratiche costruttive. Tanto sperimentale quanto le pratiche artistiche che l’hanno ispirata, l’architettura di Gehry è il vero moderno modello per un’architettura oltre il costruire”.
Il Cda ha ricordato anche l’importante presenza che l’opera di Gehry avrà a Venezia con il Venice Gateway, porta d’acqua per la città lagunare, che collegherà l’isola all’aeroporto.
Il Cda ha inoltre approvato l’assegnazione di uno speciale Leone d’oro alla carriera a uno storico dell’architettura – nella ricorrenza del 500° anniversario della nascita di Andrea Palladio – all’americano James S. Ackermann, decano degli storici dell’architettura del Rinascimento, uno degli studiosi che hanno creato la moderna storia dell’architettura, autore di due monografie fra le più importanti dedicate a Michelangelo e Andrea Palladio.
Il Cda ha preso anche atto dello stato di avanzamento dell’11. Mostra di architettura, Out There: Architecture Beyond Building, diretta da Aaron Betsky, e ha approvato le definizione dei premi ufficiali, che sono i seguenti: Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale; Leone d’oro per il miglior progetto della Mostra Internazionale Out There: Architecture Beyond Building; Leone d’argento per un promettente giovane architetto della Mostra Internazionale Out There: Architecture Beyond Building.
Tali premi saranno attribuiti dalla Giuria internazionale che - su proposta del Direttore Aaron Betsky - è così composta: Paola Antonelli (Italia), curatore del dipartimento di Architettura e Design del Museum of Modern Art (Moma) di New York; Max Hollein (Austria), direttore del Städelsches Kunstinstitut e del Schirn Kunsthalle di Francoforte; Jeffrey Kipnis (Usa), critico e docente all’Università dell’Ohio; Farshid Moussavi (Iran), fondatrice del Foreign Office Architecture di Londra, docente all’Harvard University Graduate School of Design; Luigi Prestinenza Puglisi (Italia), critico, storico e docente, specializzato in pianificazione urbanistica, insegna Storia dell’architettura contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Il Presidente della Giuria sarà nominato dagli stessi componenti durante la loro prima riunione.

Il Cda, su proposta del Direttore Marco Mueller, ha quindi nominato il regista tedesco Wim Wenders Presidente della Giuria internazionale del concorso della 65. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Wenders ha stretto con la Mostra nel corso degli anni un lungo sodalizio fin dal suo esordio. Protagonista al Lido già nel 1972 con il suo primo lungometraggio Prima del calcio di rigore (Die Angst des Tormanns beim Elfmeter), ha vinto dieci anni più tardi con Lo stato delle cose (Der Stand der Dinge) il Leone d’Oro, primo di una serie d’importanti riconoscimenti che lo hanno portato alla ribalta internazionale.

Il Cda ha infine approvato il bilancio di esercizio 2007. Il bilancio si chiude con un risultato positivo di 340.691 euro, a determinare il quale hanno concorso partite straordinarie come la sopravvenienza attiva di 397.418 euro per riconosciuto credito fiscale, nonché il contributo di 500.000 euro deliberato dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali il 18 dicembre 2007. Inoltre, è stato considerato tra le entrate il contributo atteso da Arcus per il 2007, le cui procedure di attribuzione sono tuttora in corso. 


 

Frank Gehry
Note biografiche

Nato a Toronto (Canada) nel 1929, Frank Owen Gehry si è formato negli Stati Uniti, laureandosi nel 1954 all’University of Southern California. Ha dichiarato: “L’architettura è un’arte”. Influenzato dall’avanguardia figurativa, ha adottato l’assemblaggio dei materiali costruttivi per sconvolgere il tradizionale modo di percepire le forme e occupare lo spazio.
Agli inizi, negli anni ’50, ha collaborato con lo studio Victor Gruen Associates, specializzandosi in pianificazione urbanistica all’Harvard Graduate School of Design. Nel 1961 lavora a Parigi nello studio di Andre Remondet, studiando i progetti di Le Corbusier e Balthasar Neumann. Torna a Los Angeles dove fonda il proprio studio “Frank O. Gehry and Associates”. I primi lavori di Gehry sono legati al movimento modernista, ma la frequentazione con gli artisti della West Coast (Ed Moses, Billy Al Bengston) lo portano a sperimentare l’uso di materiali quali il compensato non dipinto, il cemento grezzo e il metallo corrugato, elementi che normalmente vengono celati quando una costruzione risulta ultimata. Negli anni ’70 Gehry realizza case private ed edifici pubblici soprattutto in California. La sua opera più significativa diventa la sua villa a Santa Monica (1978). Circonda l’edificio preesistente con un nuova struttura, una sorta di conchiglia costituita da materiali poveri e di recupero. Compaiono i tratti del suo stile sperimentale: l’impiego di componenti industriali, il riutilizzo di elementi derivanti dal paesaggio metropolitano e la ricerca di una commistione tra architettura, pittura e scultura.
Nel 1982 realizza per il Los Angeles Museum of Contemporary Art (MOCA), che si relaziona in maniera “artistica” con lo spazio urbano circostante. Negli anni successivi, riceve commissioni sempre più importanti in tutto il mondo, tra cui il Fishdance Restaurant a Kobe, in Giappone; il California Aerospace Museum (1984) a Los Angeles e il Vitra Design Museum a Weil am Rhein (1989). Nel frattempo riceve l’attenzione della critica, e viene realizzata la prima mostra sul suo lavoro nel 1987, al Walker Art Center di Minneapolis. Dalla fine degli anni ’80, le nuove tecnologie acquistano particolare rilevanza nei suoi progetti, consentendogli di disegnare e realizzare edifici dalle strutture complesse e fantasiose. Nel 1989 gli viene conferito il prestigioso Pritzker Prize. Tra gli altri riconoscimenti internazionali: l’Arnold W. Brunner Memorial Prize in Architecture, il Wolf Prize in Art (Architecture), il Praemium Imperiale Award, il Dorothy and Lillian Gish Award, il National Medal of Arts, il Friedrich Kiesler Prize, l’American Institute of Architects Gold Medal e il Royal Institute of British Architects Gold Medal. Negli anni ’90 progetta alcune tra le architetture contemporanee più note a livello mondiale, tra cui l’Art and Teaching Museum (1992), l’edificio-scultura Il Peix (Il Pesce, 1992) a Barcellona, il Frederick R. Weisman Art Museum (1994) a Minneapolis, The American Center (1994) a Parigi, e soprattutto il Museo Guggenheim di Bilbao (1998) e il Walt Disney Concert Hall (2005) a Los Angeles che, grazie alla loro forza immaginativa e alla loro portata sperimentale, hanno trasformato in profondità il panorama urbano in cui sono inserite e il modo di intendere e realizzare l’architettura.
Nel 2002 Gehry ha progettato Venice Gateway, porta d’acqua per la città lagunare, che collegherà l’isola all’aeroporto, con un centro congressuale, commerciale e alberghiero.

Danilo Gallinari scelto dai Knicks ai draft: per la prima volta un cestista italiano “trova casa” a New York



La scelta di Gallinari non ha però soddisfatto i tifosi della Grande Mela che, dopo l’annuncio, hanno riversato sul diciannovenne cestista fischi e contestazioni: “Non importa - ha commentato il coach dei New York Knicks, Mike D’Antona, già allenatore del Benetton Treviso e compagno di squadra a Milano negli anni ‘80 del padre della promessa del Basket italiano - perché l’importante è che non lo facciano durante la stagione; e sono sicuro che non lo faranno”.
“Il mio obiettivo - ha aggiunto poi Gallinari in un’intervista telefonica a Sky - è quello di diventare un giocatore importante per la squadra, pur essendo Rookie. Poi, a livello di minuti o di altre statistiche, è difficile dire e quindi non saprei”.
L’ormai “ex” capitano dell’Armani Jeans Milano, infine, ha fatto sapere di aver già scelto il numero di maglia: “Sono nato l’otto agosto del 1988. Il mio numero non può che essere l’otto”.

Con Gallinari sono quindi in totale ben cinque, comprendendo anche Stefano Rusconi e Vincenzo Esposito (correva l’anno 1995), i cestisti italiani che si sono confrontati finora con l’ambiente dell’NBA: un numero inimmaginabile sino a pochi anni fa, che dimostra il livello raggiunto dalla pallacanestro italiana.
Finora i risultati ottenuti dagli atleti italiani sono stati mediocri: considerata la giovane età, il campioncino lodigiano avrà forse l’opportunità di ambientarsi meglio e più rapidamente nel durissimo campionato americano.


Danilo Gallinari

Danilo, classe 1988 (è nato l’8 agosto a Sant’Angelo Lodigiano in provincia di Lodi), è una guardia/ala di 205 cm dotato di grandi capacità tecniche; malgrado l’altezza è chiara la sua propensione a giocare lontano da canestro, potendo creare sia per sé che per i compagni. Dotato di un buon tiro, anche dal palleggio, dalla media e della lunga distanza.
Gallinari, che due anni fa ha esordito in Serie B1 nella Assigeco Casalpusterlengo chiudendo una buona annata con 7 punti e 3 rimbalzi di media a sera con un ottimo 41% dall’arco dei tre punti, è già da qualche anno nel giro delle nazionali giovanili del nostro paese e l’anno passato ha guidato la nostra Under22 alla conquista della medaglia di bronzo agli Europei di Belgrado. Danilo ha partecipato al Euro Camp di Treviso nel 2004 e nel 2005.
Firmato da Milano nell’estate 2005, la scorsa stagione ha giocato in prestito all’Edimes Pavia in LegaDue; nonostante un infortunio che l’ha tenuto fermo da gennaio al termine della stagione, Gallinari si è ulteriormente imposto all’attenzione degli addetti ai lavori, chiudendo un’ottima stagione con 14.3 punti di media con il 62.1% da due e il 46.6% dall’arco dei tre e conquistando il titolo di MVP italiano della serie cadetta.
(fonte:http://www.olimpiamilano.com)

Made in Italy: Urso, piano straordinario da 10 milioni di Euro per rilanciare l’export negli Usa


Un piano straordinario da 10 milioni di euro per rilanciare il Made in Italy in Usa. Lo ha annunciato il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso. “Il caro euro - ha affermato - ha iniziato a penalizzare nei primi cinque mesi dell’anno (-1,4%) le nostre esportazioni verso gli Stati Uniti per questo abbiamo predisposto un piano di promozione straordinaria, attraverso l’Ice del valore di 10 milioni di euro. Il piano deve servire a promuove il Made in Italy nei suoi settori di eccellenza: agroalimentare, arredamento, abbigliamento-moda e automazione”.


Urso da domani fino a domenica sara’ in missione a New York insieme a 5 Regioni (Calabria, Piemonte, Sardegna, Lombardia e Toscana), 5 Camere di Commercio (Caserta, Verona, Roma, Vicenza, Viterbo) e 260 aziende italiane. I fondi stanziati per il piano straordinario si sommano a quelli ordinari per un ammontare totale di 20 milioni di euro, di cui 5 saranno destinati proprio al settore agroalimentare.
La prima tappa del piano si realizza proprio con la partecipazione all’International Summer Fancy Food & Confectionary Show, la piu’ importante fiera del settore alimentare negli Stati Uniti. Previste oltre 2.500 aziende, provenienti da tutto il mondo, con 26.000 operatori e il padiglione italiano e’ tra i piu’ grandi della manifestazione.
Tra le nostre aziende partecipanti con propri stand ci sono i gruppi Abele Bertozzi, De Cecco, Del Verde, Ferrarelle, Auricchio, Parmacotto e Urbani Tartufi.
“Lo scorso anno abbiamo esportato negli Usa nel comparto agroalimentare” continua Urso “l’8,3% in piu’ rispetto al 2006 per un valore di 88 milioni di dollari. Il trend e’ dunque positivo ma il caro euro ha mostrato dei primi segnali di rallentamento per il nostro export e quindi vogliamo intervenire in modo energico e da subito, per questo si spiega la nostra presenza al Fancy Food”.
“La nostra azione non sara’ solo di promozione” continua il sottosegretario “ma anche di tutela del Made in Italy. Abbiamo infatti istituito proprio a New York un desk anticontraffazione a favore delle nostre pmi per porre un rimedio al fenomeno dell’italian sounding, ovvero dei cibi imitativi o contraffatti che costano al nostro paese proprio nel mercato statunitense circa 50 miliardi di euro, 3 volte l’export dell’industria alimentare nazionale (l’anno scorso ha toccato quasi 18 miliardi di euro). Equivale a dire che per ogni prodotto realmente proveniente dall’Italia ce ne sono 3 contraffatti”.
Il piano straordinario, affidato all’Ice, si sviluppera’ nella seconda parte dell’anno e nella prima parte del 2009 con eventi di promozione e marketing anche negli altri settori di punta del Made in Italy con l’organizzazione di eventi studiati su misura per sostenere e promuovere al meglio la produzione italiana nel mercato americano (AGI).

Massimo Cugusi è il nuovo presidente nazionale dell’associazione Amerigo



Massimo Cugusi, 44 anni, è il nuovo presidente nazionale dell’associazione Amerigo (International Cultural Exchanges Program Alumni) per l’anno sociale 2008/2009. Lo ha eletto all’unanimità il comitato direttivo riunitosi ieri a Roma. Cugusi, cagliaritano, è amministratore di una società di consulenza specializzata nel campo del marketing internazionale e nel 1994 ha preso parte, su invito del Dipartimento di Stato, al programma “U.S. Perspectives on Business and Trade”, dedicato in particolare ai temi delle nuove tecnologie e del marketing territoriale.
L’Associazione Amerigo riunisce gli alumni italiani dei programmi di scambi culturali internazionali promossi dal Dipartimento di Stato americano. Tra questi, in particolare, l’International Visitor Leadership Program, che da oltre sessant’anni mira offre a figure emergenti nel campo della politica, della società, dei media, dell’economia di tutto il mondo, l’opportunità di approfondire la conoscenza della realtà statunitense attraverso visite e scambi professionali.
In Italia gli alumni dei programmi di scambio internazionale degli Stati Uniti sono circa 1500, tra i quali ex Capi di Stato e di Governo e numerose personalità del mondo economico e sociale, dell’università e della ricerca.
L’Associazione Amerigo, fondata nel 2007 sulla scorta di analoghe iniziative sperimentate in altri Paesi, punta a valorizzare il patrimonio di competenze ed esperienze degli alumni italiani, promuovendo la ricerca ed il dibattito su temi politici, sociali ed economici, e, più in generale, a contribuire, con la propria attività, ad una migliore comprensione reciproca tra cittadini ed istituzioni italiane ed americane.
Tra le iniziative più significative del primo anno di attività si segnalano un convegno sui sessant’anni del Piano Marshall, con la partecipazione del senatore Giulio Andreotti e dell’onorevole Enrico Letta, un ciclo di conferenze itineranti sulle elezioni presidenziali americane tenuto dal prof. Erik Jones della Johns Hopkins University e, recentemente, un confronto su sessant’anni di politica italiana ed americana tra il Presidente emerito Francesco Cossiga e lo studioso Joseph LaPalombara.
Amerigo ha sede presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma ed ha quale Presidente onorario l’Ambasciatore Ronald P. Spogli.
Nella stessa giornata, l’Assemblea aveva integrato il Comitato Direttivo con l’elezione di otto nuovi membri: Massimo Deiana, Manuela Campanelli, Carla Monteleone, Marianna Fragalà, Gigliola Nocera, Marco Esposito, Marco Cecchini e Georg Meyr.

La Silicon Valley parla italiano


Non solo celebrazione di un motivo di orgoglio poco conosciuto, ma potenzialità di scambi a due vie è quanto emerso da un incontro dei migliori cervelli italiani della Silicon Valley e l’Ambasciatore negli USA, Gianni Castellaneta, in visita a San Francisco accompagnato dal nuovo Console Generale Fabrizio Marcelli.


Italiano l’inventore del primo processore, Federico Faggin, italiani i co-fondatori della Logitech, Giacomo Marini e Pierluigi Zappacosta, così come Fabio Righi, CEO di DigitalPersona (leader nei sistemi biometrici basati su impronte digitali) e Roberto Crea, tra i primi direttori del colosso mondiale delle biotecnologie Genentech. Italiani Luigi Cavalli Sforza, genetista di fama mondiale alla Stanford University e Alberto Sangiovanni-Vincentelli, professore di ingegneria elettronica alla University of California di Berkeley.
Flessibilità, apertura al mercato globale e investimento in ricerca e sviluppo i fattori alla base del modello di cultura italiana di impresa high-tech.
Di questo modello l’Ambasciatore Castellaneta ha riconosciuto, a nome delle istituzioni italiane, l’apporto  fondamentale per il raggiungimento degli attuali livelli di eccellenza dei rapporti bilaterali, testimoniati peraltro proprio nel settore delle alte tecnologie dai più recenti successi negli Stati Uniti costituiti dalle acquisizioni di Finmeccanica (DRS, per un valore di 5,2 miliardi di dollari) e di STM Microelectronics (Genesis Microchip, 336 milioni di dollari).
Rispondendo infine ad alcune domande dei presenti circa le aspettative sul nuovo Governo italiano presieduto da Silvio Berlusconi, Castellaneta ha sottolineato le linee-guida già tracciate dalla Presidenza del Consiglio e dai dicasteri competenti per i prossimi cinque anni in materia di sviluppo e finanziamento della ricerca, di razionalizzazione e miglioramento del sistema universitario italiano, di facilitazione degli investimenti stranieri in Italia e di scambi nel settore delle alte tecnologie.

 

Il cestista 19enne Danilo Gallinari tra i primi dieci ai draft NBA


Sia i New York Knicks che i New Jersey Nets sarebbero interessati a scegliere il giocatore italiano ai Draft.


L’astro nascente del basket italiano Danilo Gallinari, dopo aver sostenuto alcuni workouts e aver valutato attentamente le opportunità, ha deciso di raccogliere la sfida e rimanere nel Draft Nba 2008, che si svolgerà il prossimo giovedì 26 giugno. In questo momento Danilo si trova a Los Angeles, insieme al padre, dove verrà raggiunto nelle prossime ore dal resto della famiglia.
Secondo varie testate americane, tra le quali il Boston Herald, il 19enne cestista italiano è tra i nomi contenuti dalla lista dei New York Knicks (che potrebbero prenderlo come numero 6) e dei New Jersey Nets (che intenderebbero sceglierlo in posizione numero 10). Danilo affiancherebbe quindi negli States Andrea Bargnani, che gioca nei Toronto Raptors, e Marco Belinelli, che fa parte della franchigia dei Golden States Warriors. 
Con Danilo Gallinari sarebbero quindi in totale ben cinque, comprendendo anche Stefano Rusconi e Vincenzo Esposito (correva l’anno 1995), i cestisti italiani che si sono confrontati finora con l’ambiente dell’NBA: un numero inimmaginabile sino a pochi anni fa, che dimostra il livello raggiunto dalla pallacanestro italiana.
Finora i risultati ottenuti dagli atleti italiani sono stati mediocri: considerata la giovane età, il campioncino lodigiano avrà forse l’opportunità di ambientarsi meglio e più rapidamente nel durissimo campionato americano.



Danilo Gallinari

Danilo Gallinari 

Danilo, classe 1988 (è nato l’8 agosto a Sant’Angelo Lodigiano in provincia di Lodi), è una guardia/ala di 205 cm dotato di grandi capacità tecniche; malgrado l’altezza è chiara la sua propensione a giocare lontano da canestro, potendo creare sia per sé che per i compagni. Dotato di un buon tiro, anche dal palleggio, dalla media e della lunga distanza.
Gallinari, che due anni fa ha esordito in Serie B1 nella Assigeco Casalpusterlengo chiudendo una buona annata con 7 punti e 3 rimbalzi di media a sera con un ottimo 41% dall’arco dei tre punti, è già da qualche anno nel giro delle nazionali giovanili del nostro paese e l’anno passato ha guidato la nostra Under22 alla conquista della medaglia di bronzo agli Europei di Belgrado. Danilo ha partecipato al Euro Camp di Treviso nel 2004 e nel 2005.
Firmato da Milano nell’estate 2005, la scorsa stagione ha giocato in prestito all’Edimes Pavia in LegaDue; nonostante un infortunio che l’ha tenuto fermo da gennaio al termine della stagione, Gallinari si è ulteriormente imposto all’attenzione degli addetti ai lavori, chiudendo un’ottima stagione con 14.3 punti di media con il 62.1% da due e il 46.6% dall’arco dei tre e conquistando il titolo di MVP italiano della serie cadetta.
(fonte:http://www.olimpiamilano.com)

NYC & Company announces NYC Restaurant Week Summer 2008


Culinary Celebration Offers Prix-Fixe $24.07 Lunches and $35.00 Dinners at more than 230 of New York City’s Top Restaurants


NYC & Company today announced NYC Restaurant Week Summer 2008— two weeks of dining deals for New Yorkers and visitors. From July 21–July 25 and July 28–August 1, more than 230 restaurants will offer three-course prix-fixe lunches for $24.07 and three-course prix-fixe dinners $35.00 (excluding beverage, tax and gratuity).  American Express® Cardmembers can make reservations beginning Monday, June 23-25 by visiting www.nycvisit.com, with general reservations beginning June 26.
“NYC Summer Restaurant Week 2008 provides New Yorkers and visitors alike the chance to experience New York City’s finest restaurants,” said NYC & Company CEO George Fertitta. “With more than 230 restaurants to choose from, this year’s promotion offers exceptional value, variety and quality, all while dining for a good cause.” 
Now in its 17th year, NYC Restaurant Week 2008 brings together many of New York City’s most sought-after restaurants — Eleven Madison Park, Mai House, Artisinal, Gramercy Tavern, maze by Gordon Ramsay, Le Cirque, City Hall, Fig & Olive, Park Avenue Summer, and Tribeca Grill. Notable newcomers this year include Bar Boulud, Town, Wakiya, Mia Dona, Rayuela, Bar Milano and La Goulue.
“NYC Restaurant Week is one of the most eagerly awaited dining experiences of the year,” said Tracy Nieporent, Myriad restaurant Group partner and NYC & Company Restaurant Committee Chairman. “It is the single largest culinary event in the country, and in offering a better value than ever before, it allows us to demonstrate the quality, variety, and hospitality that makes New York City the restaurant capital of the world.”
Select restaurants will extend their NYC Restaurant Week menus and rates though Labor Day.  For a complete list of participating restaurants, lunch and dinner prix-fixe menus and to book a reservation online, visit www.nycvisit.com.
This year, Restaurant Week Founding Sponsor American Express and NYC & Company have partnered to support City Harvest.  American Express will donate $.50 per transaction when diners pay with any American Express® Card at participating restaurants during NYC Restaurant Week 2008, up to $25,000. This partnership will help City Harvest reach their goal to rescue 20 million pounds of excess food from all segments of the food industry - including restaurants, manufacturers, wholesalers, greenmarkets, hotels, corporate cafeterias, grocery stores and farms - and deliver it to more than 600 community food programs throughout the five boroughs using a fleet of 16 trucks and volunteers on foot.
“American Express is proud to once again support NYC Restaurant Week,” said Dionne Rogers, Vice President, Client Management for American Express. “NYC Restaurant Week is a great opportunity to sample the many excellent restaurants of New York City and we are delighted to also be able to give back to the community through the program.”
NYC Restaurant Week Summer 2008 is produced by NYC & Company and supported by Founding Sponsor American Express, Participating Sponsor The Coca-Cola Company, and Partner I Love NY.

“The United States – Italy: Transatlantic Cooperation and Challenges”, NIAF Roman Roundtable at Villa Taverna


Hosted by Ambassador Ronald Spogli at Villa Taverna, this year’s NIAF (National Italian American Foundation) Roman Roundtable is held in cooperation with the Fulbright Commission’s 60th Anniversary distinguished lecture series.


The conference brought together internationally known experts who discussed the challenges faced by the United States and Italy and cooperation strategies for today’s world.

The round table was moderated by  Dr. Kenneth Ciongoli, NIAF’s President. 
Ambassador Spogli, Senator Marcello Pera, former President of the Italian Senate  and Hon. Antonio Martino, addressed the audience during a session on “The United States – Italy: Transatlantic Cooperation and Challenges.”


Ambassador Ronald Spogli’s Remarks at the NIAF Roundtable on “The United States – Italy: Transatlantic Cooperation and Challenges”, June 20, 2008 

Villa Taverna, Rome - Thank you Ken, good morning to all of you, and welcome to Villa Taverna. I am delighted to host and participate in this morning’s conference, sponsored by two of the organizations which have done most to strengthen friendship and cooperation between Italy and the United States over the past several decades: the National Italian American Foundation and the U.S.-Italy Fulbright Commission. Through its work in promoting and preserving Italian-American heritage and culture, NIAF has established a well-deserved reputation as the leading advocacy group for Italian-Americans; and to illustrate the importance of the Fulbright program in Italy, which celebrates its 60th anniversary this year, I need only tell you that during their visit to Rome last week, both President Bush and First Lady Laura Bush included a meeting with Fulbright scholars on their schedules. I was particularly pleased to take part in the President’s meeting with new and former participants in the Fulbright-Best (Business Exchange and Student Training) Program, which sends promising young Italian students to Silicon Valley for six months. When they come back to Italy, they begin to plant some of the seeds of their experience.

The panelists you see before you this morning have all contributed in many ways to this binational cooperation. Dr. Ken Ciongoli is, of course, the President of NIAF, but he is also a member of the Advisory Board for the Fulbright Commission’s 60th anniversary celebrations. Senator Marcello Pera was a Fulbright scholar at the University of Pittsburgh in 1984, and he received the Fulbright Gold Medal in 2005. I myself am honorary co-President of the Fulbright Commission, and both Senator Pera and I have been long-standing friends of NIAF. The same holds true for the Honorable Antonio Martino, who has been a fervent promoter of the U.S. - Italian partnership ever since he was a student of Milton Friedman at the University of Chicago, and most particularly during his tenure as Minister of Foreign Affairs and Minister of Defense in previous Italian governments.

With a new Italian government having just recently taken office, and a new American President due to enter the White House in January, this is an excellent moment to take stock of U.S.- Italian cooperation on security challenges. But if you expect me to tell you that, because governments are changing, there will be changes in our security cooperation as well, let me tell you right off the bat that you will be disappointed. That has never happened before, and it won’t happen now, because w hen it comes to international security in continental Europe, the U.S. has no better, more constant friend than Italy. The U.S. and Italy have a long history of working together to achieve our shared security and stability goals. These goals extend from the traditional transatlantic theater, where NATO has always represented our principal venue for security cooperation, to the global arena, where Italy and the U.S. face challenges of regional instability, terrorism, the proliferation of weapons of mass destruction and humanitarian crises. I would like to open today’s discussions with some brief remarks about the ways we are working together in a variety of fora – including NATO, the UN, and the G8 – to support each other on challenges from Middle East Peace Process, Iran, Syria, Lebanon, Iraq, Africa and the Balkans. Our relationship is broad and deep and built on common interests in a shared future of democratic, market oriented societies in a Europe whole and free and a world free from terror and WMD.

I. NATO –

ISAF
U.S. and Italian troops and sailors serve side-by-side in NATO operations in Kosovo, Afghanistan, and the Mediterranean. To give you a sense of what this means in practice, I’d like to look more closely at Afghanistan. With about 2,500 troops, Italy is the fourth largest contributor to the International Security and Assistance Force (ISAF), as the NATO mission is called. The U.S., of course, is the leading contributor. NATO operates in Afghanistan under a UN mandate, so Italian and U.S. military presence in Afghanistan has the full backing of the international community. Italy also holds two of the five ISAF regional commands: the western region, based in Herat, and the capital region, centered on Kabul. This means that Italian generals command the NATO troops in those sectors, including U.S., Spanish, Lithuanian, French and Turkish troops.

Security and development go hand in hand in Afghanistan, so the U.S. and Italy work closely not just as NATO allies, but as leading donors and providers of technical assistance. For example, Italy operates a Provincial Reconstruction Team (PRT) in Herat province. This is a group of Italian military personnel and civilian aid experts who provide health care to rural populations, build clinics, schools and dig wells, and deliver food aid and humanitarian assistance. U.S. and Italian aid coordinators in Kabul work closely to coordinate efforts there, and Italian troops provide security for the U.S. PRT in the neighboring province of Farah. Italian Carabineri and Guardia di Finanza officers work alongside U.S. law enforcement experts in Herat training Afghan police and customs officials.

NTM-I
Italy, with approximately 80 troops on the ground in Iraq is the single largest contributing nation, in terms of personnel, to NATO’s critical Training Mission in Iraq (NTM-I). NTM-I was founded in 2004 at the request of the Iraqi interim government. Its mission initially focused on training, but has progressed toward advising and coaching to help Iraqis establish self-sufficient military and government institutions. In Iraq, we are working together with Italy to fulfill the NATO mandate. We are making a contribution to Iraq’s nation building. NATO’s mission is a key part of the overall strategic planning for a democratic and self-sufficient Iraq.

We are using a targeted approach and we target expertise to where the Iraqis want it, not where we think they should have it. There are three areas on which NTM-I has focused its assistance to the Iraqi military and government: national security structure, with Italian Carabinieri training the Iraqi national police; coordination of donations as other nations seek to assist Iraq’s capacity building in its military structures; and officer training.

NTM-I’s Deputy Commander is an Italian - Major General Alessandro Pompegnani. To date the mission has trained over 1,000 Iraqi National Police Officers at a U.S.-supported facility near Baghdad, and are on track to train an additional 1,600 officers by the end of 2009. As the security situation continues to slowly improve, we hope to continue to see the maturing of the training capability of Iraqi forces and NTM-I will move more into the background.

KFOR
In Kosovo, U.S. and Italian forces have worked side-by-side in the NATO and UN Missions from the outset. Italy, traditionally the largest troop contributor in the Balkans, has always played a leading role in the region. When Kosovo declared its independence earlier this year, the Italian government offered immediate political and technical support to the new nation’s government. Italy, working closely with the U.S., will play a lead role in training the Kosovo security forces to meet the challenges that lie ahead.

II. UN/UNSC

The United States and Italy work together throughout the world and in many different multilateral fora to advance our common interests of freedom and security. Italy has been a non-permanent member of the United Nations Security Council since January 2007, and will remain so until the end of this year. During that period of time, the Council has taken important action on crises throughout the world, with important input from Italy. Whether promoting peace in Somalia or the Great Lakes of Africa or supporting the international effort to halt Iranian nuclear proliferation, the United States relies on like-minded countries like Italy in the Security Council to make progress on the world’s most pressing problems.

IRAN
One major concern for both of our nations remains the extremism supported by the regime in Tehran. Iran is today the world’s leading state sponsor of terror. It undermines Lebanese hopes for peace by arming and aiding the terrorist group Hizballah. It subverts the hopes for peace in other parts of the region by funding terrorist groups like Hamas and the Palestinian Islamic Jihad. It sends arms to the Taliban in Afghanistan and Shia militants in Iraq. It seeks to intimidate its neighbors with ballistic missiles and bellicose rhetoric. And finally it defies the UN and destabilizes the region by refusing to be open and transparent about its nuclear programs and ambitions. Iran’s actions threaten the security of nations everywhere, so the U.S. is strengthening our longstanding security commitments with our friends in the Gulf – and rallying our friends around the world to confront this danger.

Iran was, is and will remain a threat if they are allowed to develop a nuclear weapon, as they have tried to do in the past. There is NO other reason for Iran to pursue uranium enrichment in direct violation of three UN Security Council Resolutions. The U.S. firmly believes Iran has a right to civilian nuclear power. The U.S. along with its international partners has provided a way for Iran to come to the negotiating table to talk about options for civilian nuclear power if they agree to verifiably suspend enrichment as called for by the UN Security Council Resolutions. And until we see them verifiably suspend, the U.S. will remain concerned and skeptical, and continue down the diplomatic path, but will also keep all options on the table.

The international community, in the form of the UNSC, has called on Iran to halt uranium enrichment. We remain united in that call, and the U.S. will press for increasing sanctions and economic measures until Iran complies. We look forward to continuing to work closely with our Italian counterparts on the Iranian dossier and appreciate the vocal hard line the current Italian administration is taking. We remain confident that isolation and united international pressure can have the effect of changing the behavior of the Iranian regime.

UNIFIL/Lebanon
Italy has also played a leading role within the UN on Lebanon, yet another shared security challenge. With the UNIFIL command and as the single largest troop contributing nation, Italy is playing a crucial role in maintaining the fragile peace in southern Lebanon. Instability in Lebanon could spill over into other parts of the region, which is what makes Italy’s UNIFIL contribution so critical. The new Lebanese government will need our support, and that of UNIFIL. Lebanon’s neighbors, Syria in particular, need to stop intimidating the Lebanese. And Iran needs to stop undermining Lebanese authority and hopes for peace by arming Hizballah. The United States will not falter in our support for the democratically elected Lebanese government and we know Italy shares our commitment. We appreciate the UN’s efforts to rapidly stand up the Special Tribunal for Lebanon which will hold accountable those responsible for the assassination of Former PM Hariri – 3 years ago - and other related crimes.

III. G8

The U.S. and Italy have also made great strides together in the area of G8 cooperation on security matters. In 2005, as part of the G8 Action Plan on Expanding Global Capability in Peace Support Operations adopted at the Sea Island Summit, Italy and the U.S. launched the Center of Excellence for Stability Police Units (CoESPU) in Vicenza, Italy. Run by the Carabinieri, CoESPU has trained over 1,300 gendarme-style police officers from 13 countries in Africa, Asia and Eastern Europe to lead and assemble Stability Police Units, which are a key element in UN Peace Operations from Haiti to Darfur to East Timor. The Carabinieri, who developed the Stability Police Unit model in Bosnia and Kosovo, are the world leaders in gendarme-style police training. The Deputy Director of CoESPU is a U.S. Army Colonel, and the U.S. covers about half of the Center’s training expenses.

IV. U.S. Bases

On the bilateral level, Italy is our most important ally for projecting security to the Middle East, North Africa and the Mediterranean. Under the NATO flag, the Italian government hosts over 15,000 U.S. troops and Department of Defense civilian employees and 17,000 family members on six Italian military bases. The U.S. military employs 5,000 Italian nationals at these facilities. Our troops, officers and personnel at these facilities provide support to our missions in Afghanistan and Iraq, as well as key logistical support to NATO missions in the Balkans and the Mediterranean. Having our military working so closely with the Italian armed forces brings added benefits to both sides: for instance, U.S. troops returning from missions in Afghanistan can conduct joint training exercises at Vicenza with Italian counterparts who are preparing to serve in the same theater. The Italian military also sends hundreds of officers every year to train in the U.S., and purchases or co-develops dozens of weapon systems from U.S. industry. And the number of U.S. soldiers, sailors and airmen who end up with Italian spouses also contributes a special texture and closeness to the relationship. This close security relationship ensures that U.S. and Italian forces have a high degree of interoperability and a common view of the global challenges of security, stability and post-conflict reconstruction and an attachment to each other’s homeland.

V. MEPP

Another major common security challenge on which we are working together is the Middle East Peace Process. Italy is an important partner in this process. The United States is working toward the vision of a two-state solution with Israelis and Palestinians living in peace, stability, prosperity, and dignity.  A Palestinian state will enhance stability in the Middle East and contribute to the security of the people of Israel.  The peace agreement should happen, and can happen, by the end of this year. 

The Annapolis peace process, which Italy was a part of, has three tracks: the Roadmap implementation, improvements in the situation on the ground, and political negotiations.  It is our hope that leaders on both sides will ensure that their teams negotiate seriously and discuss the core issues between them. Both sides need to fulfill their commitments under the Roadmap.  Neither party should undertake any activity that contravenes Roadmap obligations or prejudices final status negotiations.  On the Israeli side, that includes ending settlement expansion and removing unauthorized outposts.  On the Palestinian side, that includes confronting terrorists and dismantling terrorist infrastructure.

The U.S. will not dictate the terms of an agreement, but will remain firmly engaged in the process. We are committed to getting the two parties involved in a process where they can start to outline elements for themselves – because in the end they are the ones who are going to have to implement the agreement and live with it. President Bush has said that a final solution must ensure a Palestinian state that is viable, contiguous, sovereign and independent and he has said it’s not going to be a “Swiss cheese” state.

As the parties make progress on the peace process, they may look around the region at examples of how to guarantee the peace. And two examples come immediately to mind – and in both Italy plays a key role. I am, of course, thinking of the Multinational Force Observers in the Sinai (MFO) and UNIFIL. Both serve a crucial function to guarantee stability in the region and I suspect both will be used as examples/models to be followed in future international missions in the region.

The U.S.- Italy security relationship is multifaceted, and it has never been better than it is today. The decisions we make in Washington and Rome and the cooperation we forge in Brussels and New York have allowed us to make important strides in protecting security and stability from Kosovo to Africa, from Lebanon to Afghanistan, and many regions in between. In the future, the U.S. will continue to look to Italy to help in international efforts to extend peace around the globe.

With this brief overview of U.S.- Italian security cooperation, I hope I have managed to show that though the challenges we face are many and complex, our cooperation on these and other issues has been broad, deep, and enduring — the kind of cooperation which is an essential prerequisite for facing these challenges successfully. Let me at this point turn the floor over to my friend Senator Marcello Pera, for his always insightful thoughts on this topic.

Dossier

Capitalismo manageriale


Con la crescita delle dimensioni aziendali si accentua il processo di managerializzazione delle imprese. Ma affidare ad altri le chiavi della propria azienda rimane per gli imprenditori un’eventualità da scongiurare.


Anche tra gli imprenditori vige un certo istinto di conservazione, una certa avversione a lasciare spazio ai manager. Un caso da manuale è quanto avvenne alla Ford nel 1919. Il suo fondatore, l’eccentrico Henry Ford, aveva fortemente inciso, fino ad allora, su tutte le scelte societarie. Ma dopo alcuni dissidi con i dirigenti arrivò al punto di decidere di riacquistare tutte le azioni, azzerando l’intero top management e rifiutando di lasciare il timone al figlio Edsel; l’azienda sprofondò così in una crisi (ne approfittò la rivale General Motors) dalla quale il giovane Edsel riuscì ad uscire assumendo la carica di amministratore delegato e facendosi consigliare da manager giovani e capaci. La lezione non è del tutto servita e, ancora oggi, gli imprenditori si oppongono talvolta alla managerializzazione dell’impresa e alla parcellizzazione del capitale. Assumendo su di sé, come Henry Ford, il rischio di una perdita di competitività.
Ma quando è stata introdotta la figura del manager in azienda? Secondo gli economisti il processo è stato fluido, dato che all’epoca della prima rivoluzione industriale la totalità delle imprese era in mano ad una famiglia, i cui membri si occupavano direttamente della gestione. Nel corso dei decenni molte aziende si sono trasformate in “managerial corporation” o “public company”, nelle quali amministratori a libro paga, dotati di un’ampia autonomia, hanno prima affiancato e poi sostituito nelle decisioni strategiche i capitani d’azienda.
Fu soprattutto la figura del manager a permettere alle imprese statunitensi (e a quelle tedesche) di sopravanzare tra le due guerre l’Inghilterra, per ricchezza prodotta ed export; un processo che trasformò profondamente alcuni settori sotto il profilo organizzativo, nel senso di una maggiore complessità e burocratizzazione. Si trattava, in particolare, dei settori in cui il fabbisogno di capitale era maggiore: la chimica, i materiali elettrici, i sistemi di trasporto, le raffinerie, la lavorazione dei metalli e vari ambiti del comparto alimentare.
Il capitalismo famigliare non rappresenta però di per sé un problema, per il fatto che, come teorizzano alcuni, ridurrebbe la spinta verso l’innovazione e ostacolerebbe l’internazionalizzazione. Certamente, le PMI italiane devono “uscire dal proprio guscio” per penetrare i nuovi mercati, anche attraverso moderni strumenti associazionistici, come le joint ventures, che possono portare ad una riduzione del potere di controllo. D’altro canto le aziende famigliari si caratterizzano, in Italia come negli Usa, per una maggiore flessibilità e rapidità nel dare risposte al mercato, rispetto all’organizzazione burocratica di alcune managerial corporation. La recente storia economica italiana è ricca di casi, nei medesimi comparti economici, di family business deboli o persino fallimentari, così come di avventure di straordinario successo. Tra i primi: Ignis, Zanussi, Motta, Buitoni, Rinascente, Lancia, Olivetti e, più di recente, Parmalat; tra i secondi Merloni, Ferrero, Barilla, Star e Benetton.
Un effetto collaterale delle imprese manageriali è, inoltre, l’orientamento alla realizzazione del massimo profitto nel breve periodo, a scapito talvolta della continuità e dello sviluppo dell’azienda.
Un’ulteriore funzione del manager è quella di fungere da trainer delle nuove generazioni: un’altra strada per superare la “sindrome Buddenbrook”, mirabilmente descritta da Thomas Mann nel suo romanzo, ovvero l’incapacità degli eredi di preservare le conquiste dei propri progenitori. E’ rimasta emblematica, al proposito, una frase dell’attuale Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni: “alle prossime Olimpiadi di Pechino, mandereste i figli delle medaglie d’oro delle Olimpiadi di Los Angeles o i migliori classificati di oggi?”
In questi casi alcuni strumenti giuridici di derivazione anglosassone, come il trust, permettono di affidare l’azienda a manager competenti pur mantenendo un solido controllo azionario.
Negli Stati Uniti l’80% delle imprese è pienamente manageriale sin dagli anni ’60, ma nonostante ciò il declino d’importanza dell’imprenditore-proprietario è stato esagerato: anche negli USA, e in misura superiore in Italia, le famiglie mantengono il controllo dell’azienda attraverso lunghe catene azionarie e articolati patti di sindacato, continuando ad esercitare un forte potere decisionale. La Ford ad esempio, negli anni ’60, era controllata attraverso il 10% delle azioni; in Italia è talvolta persino sufficiente il 5% del capitale.
Oggi possono essere considerate famigliari tra il 75% e il 95% delle imprese italiane (la percentuale è più altra tra le PMI) e almeno 40 tra le prime cento grandi imprese. Negli Usa, tra i primi cento grandi gruppi, quelli controllati dalle famiglie sono solo 20, ma la percentuale di prodotto interno lordo raggiunge il 10% del totale del paese. I gruppi a controllo familiare possono infatti essere dei veri e propri giganti: in testa alla classifica negli USA, secondo il Family Business Magazine, vi sono infatti Wal-Mart, Ford Motor, Cargill, Koch Industries, Motorola; i due principali gruppi italiani sono Ifi e Fiat. E nessuno si aspetta che la famiglia Agnelli e i suoi eredi, cui entrambi i gruppi fanno riferimento, pensino di impossessarsi nuovamente della totalità del capitale Fiat, o di rinunciare all’apporto del top management, seguendo l’esempio del fondatore della Ford.