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Visitatori dei Musei Civici Veneziani: i veri dati


Pubblichiamo il comunicato stampa odierno dei Musei Civici Veneziani volto a testimoniare “la rilevante tenuta” nel contesto della crisi economica internazionale “del sistema museale civico veneziano”.


In questi giorni sono apparsi sulla stampa diversi articoli riguardanti il trend dei visitatori nei musei del Veneto e a Venezia, nei quali purtroppo abbiamo riscontrato alcune gravi inesattezze inerenti a vario titolo musei di nostra competenza.
Il colmo dell’imprecisione si registra con gli articoli apparsi  il 12 dicembre sul Corriere del Veneto e sul Venezia e ripresi da Repubblica – Affari e Finanza del 15 dicembre, causati, da quanto abbiamo potuto appurare, da un dato completamente incongruo contenuto in un comunicato diffuso nell’ambito del Convegno ‘Cultura, crescita comune, come l’arte crea valore nelle città’ tenuto a Venezia lo scorso 11 dicembre. 
Citando una ‘ricerca’ condotta dall’Associazione Nazionale Cooperative Servizi e Turismo, il comunicato riporta  ‘un preoccupante –14,74% di turisti nei musei veneziani’ ottenuto, incredibilmente, confrontando il dato completo dei nostri musei del 2007 ( 2.101.151) con il dato –peraltro inesatto- dei soli 10 mesi del 2008!
Inutile dire che un confronto sensato si sarebbe dovuto fare su dati omogenei (i visitatori dei primi 10 mesi del 2007 e del 2008, che danno il seguente risultato: 1.852.334 del 2008 contro i 1.887.956 del 2007, e corrispondono a un decremento non del 14,74 ma solo del 1,9%).
Tutto ciò non certo per ignorare le inevitabili conseguenze, anche nel nostro comparto, di una crisi economica planetaria, ma per salvaguardare la veridicità dell’informazione, oltre a testimoniare la rilevante tenuta, in questo contesto, del sistema museale civico veneziano.
Precisiamo infine che nessuno degli autori della ‘ricerca’ si è preoccupato di chiederci dati o riscontri che il nostro ufficio raccoglie ed elabora costantemente con puntuale precisione.

“Zotti & Allievi” al Museo Correr e ai Magazzini del Sale


Anticipando di alcuni mesi la grande mostra al Chelsea Art Museum di New York, dal 10 gennaio al 15 febbraio 2009, Venezia rende omaggio a un suo grande artista, Carmelo Zotti, a un anno dalla sua scomparsa, con una mostra “doppia”: una retrospettiva al Museo Correr e una seconda mostra dedicata ai suoi allievi (Zotti insegnò dal 1967 al 1990 all’Accademia di Venezia) negli spazi dei Magazzini del Sale alle Zattere.


E’ un universo intimo di figure, gesti, colloqui, lo spazio racchiuso dalla cinquantina di opere di Carmelo Zotti in mostra al Museo Correr.  L’artista triestino di nascita e veneto di adozione, scomparso nel maggio dello scorso anno, ha lasciato in più di mezzo secolo di pittura, un corpus di opere su tela e carta di ingente mole e di complessa, variegata narratività.
Dopo la grande antologica a Ca’ Pesaro del 1995, curata da Enzo De Martino, e la più circoscritta, intensa, mostra al Museo di Santa Giulia di Brescia, curata da Marco Goldin, al Correr di Venezia si è inteso operare una selezione che approfondisca l’opera pittorica, per lo più mai esposta, del primo trentennio dell’attività artistica di Carmelo Zotti.
Dagli echi espressionistici nei ritratti dei primi anni Cinquanta, al breve attraversamento dell’astratto verso il  volgere degli anni Cinquanta, Zotti approda già agli esordi del Sessanta, dopo il lungo viaggio in Sud America, alla narrazione fitta di geometrie dense di tracce di figurativismo e colore, per giungere negli anni Settanta alla maturazione dei simboli-marchio della sua poetica, forti di campiture di acceso cromatismo.
In mostra del successivo ventennio, fino agli esordi del Duemila, una selezione di tele tra le più intime e enigmatiche della sua opera, incentrate sul dialogo/gesto tra figure, ossessione e meraviglia di tutta la vita; nell’ultima sala dell’esposizione, una significativa scelta di carte dalla fine degli anni Settanta al Duemilasei.
Ai Magazzini del Sale, Zotti&Allievi nell’arte e nella vita è omaggio che gli allievi sloveni, croati e italiani di Carmelo Zotti hanno voluto rendere al maestro scomparso,  coinvolgendo due Ministeri alla cultura, quattro Comuni, tre strutture istituzionali, cinque sedi espositive, sei curatori di progetto e venti artisti-allievi.
Nel ricordo della grande qualità umana del loro maestro, titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Venezia dal 1973 al 1990, hanno aderito al progetto e formano la compagine degli artisti selezionati per Zotti&Allievi i croati Zlatko Kopljar, Zdravko Milić, Miljenka Šepić, Robert Sošić, Mauro Stipanov e Vlado Zrnić, gli sloveni Toni Biloslav, Bojan Bole, Slavko Furlan, Živko I. Marušič e Ljubo Radovac e gli italiani Mirella Brugnerotto, Diana Ferrara, Sergej Glinkov, Pope (Galli), Daniela Rizzetto, Mauro Sambo, Paolo Sandano, Davide Skerlj e Giorgio Valvassori.

Il progetto è promosso dall’Accademia di Belle Arti di Venezia con il patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e il Gruppo Euromobil. Le mostre sono a cura di Brigitte Brand, che cura anche i due cataloghi (edito da Terraferma) Zotti al Correr, con interventi di Dino Marangon e Isabella Panfilo e Zotti & Allievi con interventi di Nataša Ivančević per le opere croate, Dejan Mehmedovič per le opere slovene e Franco Tagliapietra per le opere italiane (edito dal Museo d’Arte moderna e contemporanea, Rijeka).



ZOTTI&ALLIEVI
Venezia, Museo Correr e Magazzini del Sale
10 gennaio - 15 febbraio 2009

INFORMAZIONI GENERALI
Sedi: Venezia, Museo Correr, Piazza San Marco, secondo piano e Magazzini del Sale alle Zattere
Inaugurazione: 9 gennaio 2009. Museo Correr, ore 17; Magazzini del Sale, ore 19;
Apertura al pubblico: 10 gennaio - 15 febbraio 2009.
orario: Museo Correr 11.00 -17.00 tutti i giorni (biglietteria 11/16); Magazzini del Sale, 11.00-17.00 (chiuso il lunedì).

Biglietti
€ 5,00 per mostra al Correr (comprensiva dell’ingresso anche ai Magazzini del Sale)

Gratuito
acquirenti del biglietto per I Musei di piazza San Marco, Museum pass Musei Civici Veneziani,
bambini 0/5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate*; interpreti turistici che accompagnino gruppi*; insegnanti (uno per classe) che accompagnino i loro studenti
*è richiesto un documento

Prenotazioni
- on line www.museiciviciveneziani.it
(pagamento con carta di credito fino a 24 ore prima dell’appuntamento)
- call center ++39 041 5209070
(pagamento con carta di credito fino a 24 ore prima dell’appuntamento; pagamento con bonifico bancario fino a 15 giorni prima dell’appuntamento)

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Quando le parole gustano il cibo


Un laboratorio di comunicazione e pratiche di consumo all’Università di Scienze Gastronomiche


Esiste un posto, in Italia, dove la cultura alimentare non passa solo attraverso le aule universitarie e le lezioni di comunicazione alimentare, ma viene esplorata e scoperta all’interno di un laboratorio dedicato alle pratiche di consumo del cibo e alle modalità di comunicazione che toccano i diversi ambiti della gastronomia. Si tratta del laboratorio di Comunicazione dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, con sede a Pollenzo (nei pressi di Bra, in Piemonte), diretto da Pierluigi Basso, responsabile dell’area ‘comunicazione, semiologia e percezione’, docente di Comunicazione alimentare e Semiotica della cultura. (continua…)

Exhibition explores impact of Asian Art and Thought on American Artists from the late 19th though 20th Centuries



From January 30 to April 19, 2009, the Solomon R. Guggenheim Museum will present The Third Mind: American Artists Contemplate Asia, 1860-1989, an exhibition that illuminates the dynamic and complex impact of Asian art, literature, music, and philosophical concepts on American art. The exhibition features approximately 250 works by more than 100 artists across a broad range of media-including painting, sculpture, video art, installations, works on paper, film, live performance, literary works, and ephemera-and draws from over 100 major museum and private collections in North America, Europe, and Japan.

The Third Mind proposes a new art-historical construct–one that challenges the widely accepted view that American modern art developed simply as a dialogue with Europe–by focusing on the myriad ways in which vanguard American artists’ engagement with Asian art, literature, music, and philosophical concepts inspired them to forge an independent artistic identity that would define the modern age and the modern mind. These artists developed a new understanding of existence, nature, and consciousness through their prolonged engagement with Eastern religions (Hinduism, Tantric and Chan/Zen Buddhism, Taoism), classical Asian art forms, and living performance traditions. Japanese art and Zen Buddhism dominated in part because America’s political and economic ties with Japan were historically stronger than those with China or India, the other prime source nations examined in this exhibition.
Beginning with the late nineteenth-century Aesthetic movement that arose in Boston’s transcendentalist circles, The Third Mind illuminates the Asian influences shaping such major movements as abstract art, Conceptual art, Minimalism, and the neo-avant-garde as they unfolded in New York and on the West Coast. It also presents select developments in modern poetry, music, and dance-theater. According to Ms. Munroe, “What emerges is a history of how artists working in America interpreted, mediated, and incorporated Eastern ideas and art forms to create not only new styles of art, but more importantly, a new theoretical definition of the contemplative experience and a new, self-transformative role for art itself.”
The title of the exhibition refers to Untitled (”Rub Out the Word”) from The Third Mind (ca. 1965), a “cut-ups” work by Beat writers William S. Burroughs and Brion Gysin, which combines and rearranges unrelated texts to create a new narrative. The mixed-media piece, which will be on view, evokes the eclectic method by which American artists adapted ideas from Asia to create new forms, structures, and meanings for their own art.
The Third Mind features over 100 artists and literary figures from artistic communities throughout the United States, including those in Boston, New York, Seattle, San Francisco, and Los Angeles. Selected for their demonstrable engagement with Asian art, thought, or forms of spiritual practice, the key artists represented in the exhibition include, chronologically: John La Farge, James McNeill Whistler, Mary Cassatt, Arthur Wesley Dow, Georgia O’Keeffe, Augustus Vincent Tack, Ezra Pound, Isamu Noguchi, Mark Tobey, Morris Graves, David Smith, John Cage, Robert Rauschenberg, Nam June Paik, Yoko Ono, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, La Monte Young and Marian Zazeela, Jordan Belson, Ad Reinhardt, Anne Truitt, Agnes Martin, Dan Flavin, Walter de Maria, Adrian Piper, Bill Viola, and Tehching Hsieh. 

The exhibition is organized chronologically and thematically into seven sections:

Aestheticism and Japan: The Cult of the Orient
American artists’ fascination with the East began in the late 1850s and developed from intellectual circles radiating from Boston, especially the interlocking communities of Harvard University, the Unitarians, and the transcendentalists. This opening section explores an interconnected group of artists who, in the wake of Commodore Matthew Perry’s opening of Japan in 1853-54, turned to the philosophies and artistic practices of “the Orient” and especially Japan as an alternative to European sources of cultural identity and creative inspiration. Artists associated with the Aesthetic movement and Tonalism developed specific techniques, compositional devices, and an appreciation of numinous form derived from their studies of Asian art and texts. This section features important paintings by John La Farge which he made in Japan, such as The Great Statue of Amida Buddha at Kamakura (ca. 1997, Fine Arts Museum of San Francisco) and by James McNeill Whistler, including Nocturne: Blue and Gold-Old Battersea Bridge (ca. 1872-75, Tate, London). Both artists deployed Asian techniques in their work and were key in fostering interest in Asian art among their peers, as was Mary Cassatt, whose 1890-91 suite of ten color drypoint etchings, manipulates conventions and themes drawn from Japanese ukiyo-e woodblock prints. Thomas Wilmer Dewing and Abbott Handerson Thayer, artists who were championed by the great Asian art collector Charles Lang Freer, are also included. A key piece in this section is a plaster cast of American Renaissance sculptor Augustus Saint-Gaudens’s famous memorial sculpture of Henry Adams’s wife, “Clover” Marion Hooper Adams. This work was conceived and styled as a nondenominational evocation of the “White-Robed” Buddhist bodhisattva Avalokitesvara.

Landscapes of the Mind: New Conceptions of Nature
This section features leading artists of the early to mid-twentieth century who championed modern and abstract art in America while invoking Asian aesthetics and philosophies that conceived of nature as a unity of matter and spirit. Informed by syncretic spiritualist discourses such as transcendentalism and Theosophy, they appropriated from Asian art forms an aesthetic of transparency, weightlessness, dematerialization, silence, and rhythmic form. Eschewing traditional Western schemes of landscape as monumental and eternal, they took from the East the notion of landscape as ephemeral form and dynamic process. They appropriated techniques like ink brushwork and compositional devices like multiple viewpoints in Chinese landscape painting to achieve a dynamism that suggested something numinous and wondrous beyond external form. Opening with the influential teacher and Japanese-art specialist Arthur Wesley Dow, this section features paintings, woodblock prints, and photographs by Georgia O’Keeffe, Alvin Langdon Coburn, and Arthur Dove; by the Photo-Secessionists Edward Steichen and Alfred Stieglitz; and the Synaesthesia painters Marsden Hartley and Stanton Macdonald-Wright. This development culminates with the Northwest school of painters that coalesced in the 1930s around Mark Tobey and included Kenneth Callahan, Paul Horiuchi, and Morris Graves. Increased Asian immigration inspired many artists to study Buddhism and East Asian calligraphy. These influences can be seen in Graves’s masterwork, Time of Change (1943), which demonstrates his desire “to move toward Eastern art’s basis of metaphorical perceptions…as an outflowing of religious experience.” Highlights include Steichen’s The Pond-Moonrise (1904), O’Keeffe’s Abstraction (1917), and Dove’s Fog Horns (1929).

Ezra Pound, Modern Poetry, and Dance Theater
This section explores American translations of classical Asian literature and dance-theater spanning World War I and the interwar period. Both art forms were well known among visual artists and inspired experimentation with Asian thought-forms. Featured are rare first-edition books by such influential writers as Ezra Pound and Lafcadio Hearn, as well as manuscript pages from T. S. Eliot’s masterwork, The Waste Land (1922). Pound’s seminal translations of classical Chinese poetry (Cathay, 1915) revolutionized modern Anglo-American literature with their terse, powerful, and imagist language and free-form verse. Pound also introduced classical Japanese No dance-theater to American modernists, and this section features documentary photographs of the charismatic Japanese dancer Ito Michio performing William Butler Yeats’s No-inspired play, At The Hawks Well (ca. 1916). These metaphoric literary and dance-theater aesthetics influenced Martha Graham and Isamu Noguchi, represented by a video documentary of their seminal collaboration in the dance performance Frontier (1935).

Abstract Art, Calligraphy, and Metaphysics
This section explores the calligraphic brushstroke, which was an approach to abstract painting that focused on the spontaneous gesture of the artist’s hand and was informed by the East Asian art of calligraphy as well as popular writings on Zen and its ethics of direct action. Paintings, ink paintings, and sculpture by such towering artists as Franz Kline, Sam Francis, Philip Guston, Isamu Noguchi, Robert Motherwell, Jackson Pollock, David Smith, and Mark Tobey reveal how this cross-cultural discourse inspired the creative culture of postwar America. The traditions of metaphysical speculation in Hinduism, Taoism, and Zen Buddhism provided artists with a conceptual basis for the understanding and representation of the visionary, spiritual, and universal potential of abstract art. Rare and important paintings by Natvar Bhavsar, Georgia O’Keeffe, Okada Kenzo, Gordon Onslow-Ford, and Lee Mullican reinterpreted Asian cultural theory and artistic practices to enhance the meaning and value of abstraction during a period when it was considered the most significant and progressive form of modern art. A centerpiece of this section is Brice Marden’s breakthrough series of calligraphic ink-on-paper works based on Chinese calligraphy, Cold Mountain Studies 1-35 (1988-90). Other works on view include Pollock’s Untitled [Red Painting 1-7] (ca. 1950) and Kline’s Mahoning (1956).

Buddhism and the Neo-Avant-Garde
This section follows three interconnected collectives of artists and writers whose sustained if eclectic connections to Zen and other forms of Mahayana Buddhism emerge as critical methodological and philosophical influences in the American postwar neo-avant-garde. These collectives are “Cage Zen,” linking the activities of neo-Dada, Fluxus, and Happenings through the mediation of John Cage; “Beat Zen,” revealing how the spontaneous writings and modes of subjectivity forged by Jack Kerouac, Allen Ginsberg, and others in the Beat movement appropriated Buddhism; and Bay Area conceptualism, which stemmed from both Cagean and post-Beat approaches to Zen as method. Zen rhetoric gave these artists and writers the conceptual framework to abandon artistic intention and compositional structure. It corresponded with the manifestos of Cage’s silent music, Kerouac’s spontaneous prose, George Maciunas’s anti-art, and Tom Marioni’s situation art-all of which disposed of orthodox modernism in favor of the sheer immediacy and authenticity of everyday life. This section features sixteen scores, prints, drawings, and watercolors by Cage dating from 1952 to 1992, which will be installed using Cage’s chance operation method. Other key works are a live projection of Nam June Paik’s Zen for Film (1964); Yoko Ono’s twenty-two Instructions for Paintings (1961-62); Robert Rauschenberg’s Gold Standard (1964), which he made in Tokyo using a Japanese folding-screen; and Jasper Johns’s Dancers on a Plane (1980-81), which is inspired by a Tantric Buddhist painting. An original manuscript of Kerouac’s Dharma Bums (1957), his best-selling novel that recounts his experiences as a mountaineering Zen Buddhist, is featured together with important publications, photographs, and paintings by the Beat writers Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, and Michael McClure, and an abstract film by Harry Smith (Abstract Film No. 11: Mirror Animations, ca. 1957). Four panels from Arakawa and Madeline Gins’s seminal Conceptual artwork, The Mechanism of Meaning (1963-71) will be on view, while William Anastasi and Marioni will each reenact historic works for the exhibition. In addition, Paul Kos’s Sound of Ice Melting (1970) will be installed in the rotunda.

Art of Perceptual Experience: Pure Abstraction and Ecstatic Minimalism
This section traces the development of a new iteration of Asian rhetoric in American art of the 1960s that recasts the art object as a specific focus of contemplation and perceptual experience aimed at the transformation of consciousness. Ad Reinhardt’s radical conclusion that art is a perceptual experience with the specific power to purify consciousness through concentrated contemplation was constructed from his close readings of Asian art and religious thought. The “pure abstraction” and reductive forms of Reinhardt, Agnes Martin, Anne Truitt, Dan Flavin, and Robert Irwin shifted the conception of seeing from an optical event to a phenomenological process, and made durational time (spent looking at the object) a medium of ontological awareness. In addition to sculpture associated with Minimalism, such as Flavin’s icon IV (the pure land) (to David John Flavin 1933-1962) (1962/1969), and Irwin’s Untitled (1969), this section features the experimental cinema of Jordan Belson, and the site-specific sound and light environment, Dream House ([1962-present]), by La Monte Young and Marian Zazeela. During the course of the exhibition live performances of Young’s innovations in North Indian classical raga will be presented by Young and Zazeela with The Just Alap Raga Ensemble.

Il Capodanno del Molino Stucky Hilton Venice: cena di gala e musica jazz


Il Molino Stucky Hilton Venice propone per l’ultima sera dell’anno un’elegante cena di gala con intrattenimento musicale Jazz nella sua splendida Ballroom. L’antico mulino dell’Ottocento, affascinante hotel a 5 stelle sull’isola della Giudecca, è stato ultimamente restaurato ed è entrato a far parte della Hilton Family nel 2007.


In occasione di San Silvestro, lo chef Franco Luise del ristorante Aromi preparerà un grande buffet con un’ampia scelta di proposte culinarie della moderna cucina veneta abbinate a  piatti raffinati di pesce e carne. Baccalà mantecato all’olio di prezzemolo, capperi e acciughe, variazioni di saor per filetti di sogliola, cappesante e gamberoni, filetto di San Pietro in guazzetto di pomodoro e basilico, spinaci all’uvetta e pinoli e tante altre sorprese delizieranno i palati dei 350 ospiti.
Tra le dolci proposte, invece, meringata veneziana, mousse di cocco al frutto della passione, spuma di cioccolato e gelatina di lampone, panna cotta al papavero e crema mascarpone con mostarda di Vicenza.
Per l’occasione la Ballroom sarà allestita con un bar e un Dancing Floor per i festeggiamenti dopo la mezzanotte.
Lo Skyline Rooftop Bar conferma la sua vocazione come locale per animare “la Venetian Nightlife”, organizzando per la notte di San Silvestro un After Dinner con DJ Set fino all’alba.

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Cameriere: una ‘porterhouse’ per due


Dopo 40 anni di esperienza da Peter Luger, il cameriere diventa boss.


Se New York è ormai per tutti la Grande Mela, per ogni buon frequentatore di Steak House  Manhattan può a buon titolo definirsi (non solo per la sua forma geografica) la Grande Bistecca.
Sotto le volte coperte di piastrelle bianche e blu, originariamente disegnate da Rafael Guastavino per l’elegante sala da pranzo dell’ex Hotel Vanderbilt, si apre dal 2004 uno dei tanti templi newyorkesi della bistecca: Wolfgang’s Steak House.
Al numero 4 di Park Avenue, dopo 40 anni di servizio come cameriere dal celeberrimo Peter Luger di Williamsburg, Wolfgang Zwiener emigrante tedesco ha deciso di scommettere su se stesso, rinnovando il mito del sogno americano, e con altri soci, tra cui il figlio Peter, si è messo in proprio assumendosi deliberatamente la responsabilità di attentare all’integrità dell’apparato cardiovascolare dei suoi clienti.
Wolfgang’s a differenza di Peter Luger ha cercato di offrire un approdo gastronomico accettabile anche per chi desidera consumare dell’ottimo seafood, dagli astici da 3 libbre, al tonno crudo al salmone selvaggio. Non è un mistero, poi, che uno degli obiettivi di Wolfgang Zwiener sia anche quello di aumentare il numero della clientela femminile, di solito, un po’ restia al classico ambiente delle Steak Houses. Forse è anche per questa ragione che il servizio è attento e solerte (anche se non premuroso).
Abbiamo messo a rischio le nostre arterie nell’ennesimo combattimento corpo a corpo con il colesterolo, in una dolce serata di settembre, a un tavolo per due dichiarato inaspettatamente disponibile nella doverosa telefonata effettuata solo la sera precedente (normalmente chiamare con una settimana di anticipo).
La prenotazione era per le 8.30. Ci siamo seduti quasi alle 9 con due ottimi martini (gin Tanquerey, olive, una strizzata di scorza di limone) già abbondantemente deglutiti (non il conto: 30$ mancia compresa).
Scontata la scelta, anche se il menù propone filet mignon, NY Sirloin, Rib-eye steak e lamb chop: bistecca per due (la porterhouse in diverse altezze viene servita per due per tre e per quattro), Jumbo baked potato e Cabernet Sauvignon californiano scelto da una buona carta dei vini prevalentemente USA ad un prezzo accettabile di 59$.
La bistecca ci è stata servita già affettata su di un piatto di portata bollente e sfrigolante di burro fuso. L’avevamo chiesta “al sangue” ma è arrivata già “di media cottura”, comunque deliziosa. Una Short Loins del Midwest, classificata Prime dal dipartimento dell’Agricoltura. Dal colore rosso brillante, giustamente venata di grasso e frollata per tre settimane in clima e umidità controllati, cotta a temperatura elevatissima. Sapida, gustosa, accompagnata da una macinata di pepe fresco, ha abbondantemente soddisfatto i nostri istinti ferini. Istinti tutto sommato rimasti sopiti anche al momento del conto, leggermente più basso rispetto ad altre esperienze cittadine anche se attestato (per due) sui 150$ (mancia esclusa) che sarebbero stati oltre 170 con l’aggiunta di due insalate (buona la scelta). Per il finale, non assaggiata ma sentita decantare la Cheesecake. Se pensate poi che da Peter Luger Wolfgang Zwiener abbia imparato anche le cattive abitudini, nessuna paura, qui si paga con carta di credito.
Wolfgang’s Steakhouse
4 Park Avenue (33rd Street)
+1 212 8893369
www.wolfgangssteakhouse.com

Ambiente: Bella sala sovrastata da un basso soffitto a volte, decorato con mattonelle bianche e blu.
Servizio: Attento ed efficiente
Lista dei Vini: Abbastanza ampia con una certa enfasi sui californiani. Presenti ed anche buone ma da aumentare di numero le bottiglie sotto i 70$
Prezzi: Antipasti da 8 a 18$; Piatti principali da 28 a 38$; Dessert 8$
Orari: Lunedì-Giovedì 12am-10pm; Venerdì 12am-11pm; Sabato 5pm-11pm; Domenica chiuso
Prenotazioni: Telefonare con una settimana di anticipo. Non è possibile prenotare on-line.
Carte di Credito: Le principali

La Biennale di Venezia: l’Arsenale sarà collegato alla città con un nuovo ponte.


L’ex Padiglione Italiano all’Arsenale diventa “Padiglione Italia”. Il Padiglione Italia ai Giardini diventa “Palazzo delle Esposizioni della Biennale”.


Un progetto che rinforza e ridefinisce le strutture espositive all’Arsenale e ai Giardini, è stato approvato nella riunione odierna del Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta.
All’Arsenale, il Padiglione Italiano alle Tese delle Vergini sarà ingrandito inglobando un secondo edificio, passando così da 800 mq. a 1.800 mq. di superficie e affacciandosi sull’adiacente Giardino delle Vergini. Il Padiglione verrà in tal modo a collegarsi a un nuovo, importante ingresso al pubblico all’Arsenale, che sarà realizzato con un nuovo ponte fra il Giardino e il Sestiere di Castello. Questo complesso dal carattere unitario e ben infrastrutturato sarà destinato alle mostre organizzate direttamente dal Ministero per i Beni e le Attività culturali.
Il rinnovamento avrà luogo già con la 53. Esposizione Internazionale d’Arte 2009 (7 giugno-22 novembre 2009) che – come noto – sarà curata da Daniel Birnbaum, mentre la partecipazione italiana organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività culturali sarà curata da Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice.
In questo quadro di riorganizzazione espositiva e di più precisa definizione delle strutture, la Biennale ritiene inoltre opportuno modificare il nome del Padiglione Italiano in “Padiglione Italia”. Il Cda si è pertanto espresso proponendo al Comune il cambiamento di denominazione dello storico Padiglione Italia ai Giardini, indicando quello di “Palazzo delle Esposizioni della Biennale”. Sarà così sottolineata la sua riqualificazione e la sua nuova natura multiforme, che vedrà operare questa struttura tutto l’anno al servizio delle grandi mostre ma anche del pubblico, con aree destinate a bookstore, all’attività educational, al trasferimento nell’adiacente Ala Pastor dell’ASAC, l’archivio storico della Biennale, con la sua biblioteca aperta agli studenti e agli studiosi. Una struttura polifunzionale e versatile, destinata a essere fulcro di attività permanenti e punto di riferimento per gli altri Padiglioni ai Giardini.
“Con questo progetto – ha dichiarato il Presidente Paolo Baratta – la Biennale dà un importante segnale di apertura verso la città, proseguendo nell’impulso all’opera di riqualificazione dell’Arsenale e dei Giardini, patrimoni di Venezia. Il rinnovato ‘Palazzo delle Esposizioni della Biennale’ ai Giardini sarà sempre più struttura permanente, con l’insediamento dell’Asac e con maggiori servizi rivolti al pubblico, ai cittadini, agli altri Padiglioni.
D’altro lato, l’apertura del nuovo ponte fra l’Arsenale e Castello è un’iniziativa che - con un unico intervento - comporta diversi vantaggi, favorendo la circolazione dei visitatori della Biennale e mettendo in collegamento più parti di Venezia: l’Arsenale, i Giardini, l’Asac.
Il nuovo ingresso al pubblico faciliterà l’accesso nell’area più spettacolare dell’Arsenale, dove nel nuovo Padiglione Italia troveranno una collocazione significativamente accresciuta in termini di qualità e di superficie espositiva le mostre organizzate dal Ministero per i Beni e le Attività culturali.
Infine in tal modo si anticipano - grazie all’iniziativa della Biennale - l’apertura e la riqualificazione del Giardino delle Vergini, delineate nel Piano particolareggiato per Venezia”.
Il Presidente Baratta, a nome del Cda, ha inoltre ringraziato il Comune di Venezia per la concessione lungo tutto l’anno di Ca’ Giustinian e del Padiglione Italia ai Giardini, che consente alla Biennale di essere più attiva e presente in via continuativa nella vita della città, e che offre l’opportunità di un più articolato utilizzo di queste sedi, favorendo la ricerca di fondi anche per la qualificazione delle sedi stesse.

Venezia 1915-1918. Immagini dalla città in guerra


A novant’anni dalla fine della prima guerra mondiale, la mostra illustra, attraverso dipinti, immagini e documenti originali, la singolare situazione di Venezia all’epoca del conflitto. Curata da Camillo Tonini e Claudio Franzini, è aperta al pubblico dal 16 dicembre 2008 al 20 aprile 2009 nella sede veneziana della Cassa di Risparmio di Venezia, in Campo San Luca, in orario di sportello. Si realizza grazie alla collaborazione tra Cassa di Risparmio di Venezia e Fondazione Musei Civici di Venezia che ha messo a disposizione tutte le opere esposte, provenienti dai cospicui fondi storici e fotografici e dalle collezioni dei Musei e si completa con un’articolata offerta di attività didattiche curate da Artemisia.


La mostra  si articola in quattro sezioni La prima è dedicata a Venezia città in armi. Descrive da un lato la peculiarità delle strategie difensive, soprattutto antiaeree, poste in essere, all’indomani della dichiarazione di guerra: la trasformazione delle altane della città in posti di avvistamento, la vita nelle soffitte delle vedette che monta­vano la guardia a turno, al grido «Per l’aria - buona guardia »; le artiglierie antiaeree delle navi e del litorale; i riflettori che con i loro fasci luminosi cercavano di  scoprire e seguire la rotta degli aerei nemici; i palloni frenati che al primo segnale d’allarme venivano innal­zati per occludere lo spazio sopra Venezia; dall’altro illustra  gli stenti e le difficoltà della vita quotidiana in tempo di guerra: l’oscuramento, i rifugi, il razionamento del pane, gli ospedali, perfino l’”assalto” ai depositi bancari – e in particolare alla Cassa di Risparmio- per ritirare i conti nel fuggi fuggi dopo Caporetto.
La seconda sezione, Venezia città da salvare, documenta l’articolata e complessa attività di protezione preventiva dei monumenti, ecco allora le travi di legno a chiudere completamente la facciata della basilica, i sacchi di sabbia e le  protezioni murarie e lignee  intorno a palazzo ducale, lo smontaggio della statua equestre di Colleoni e della quadriga marciana.
La terza sezione si intitola, significativamente, Venezia la città ferita. Risulta infatti sorprendente ai nostri occhi la frequenza e la tempestività dei bombardamenti su una città che, pur riconosciuta patrimonio culturale universale, era anche un nodo logistico e strategico di fondamentale importanza: il primo bombardamento coincide col primo giorno di guerra, il 24 maggio 1915. Ne seguiranno altri quarantuno per un totale di 1029 bombe (300 durante il solo bombardamento della notte tra 26 e 27 febbraio 1918), 52 morti, 84 feriti: particolarmente efficaci la mappa che illustra la pervasività dei bombardamenti e la straordinaria documentazione fotografica di uno dei capolavori irrimediabilmente perduti: il soffitto della chiesa degli Scalzi (colpita  nel tentativo di centrare la vicina stazione ferroviaria), opera di Giambattista Tiepolo. Il bombardamento è anche impresso nel drammatico, inedito disegno di Maurice Bompard.
La quarta sezione, Venezia e la vittoria  affida la descrizione della conclusione delle ostilità  e le celebrazioni per buon esito finale, oltre che a varie medaglie e a tre intensi dipinti di Emma Ciardi. E di particolare rilievo, lungo tutto il percorso della mostra, sono proprio le testimonianze d’arte, alcune delle quali mai esposte prima d’ora: dipinti e opere grafiche di artisti – da Guido Marussig a Guido Cadorin, da  Emanuele Brugnoli ad Anselmo Bucci a Emma Ciardi - “cronisti” d’eccellenza dei giorni di guerra in città, cui si deve , forse più che ad altre fonti documentarie, la stratificazione di una solida memoria collettiva della drammaticità dei tempi.
Fondazione Musei Civici di Venezia, Comunicazione e ufficio stampa Monica da Cortà Fumei con Riccardo Bon, Piero Calore, Silvia Negretti, Alessandro Paolinelli, Sofia Rinaldi tel.++39 0412747607/14 mkt.musei@comune.venezia.it; pressmusei@comune.venezia.it  www.museiciviciveneziani.it

Venezia 1915-1918. Immagini dalla città in guerra
INFORMAZIONI GENERALI
Sede: Cassa di Risparmio di Venezia, Sede di Venezia - Campo San Luca (piano terra)
Anteprima su invito Carive: lunedì 15 dicembre, ore 12.30
Apertura al pubblico: 16 dicembre2008 - 20 aprile 2009
* Orario di sportello: dal lunedì al venerdì: 8.30/13.30 e 14.45/16.15 (nei giorni  24.XII e 31.XII: 8.30/11.55); chiuso sabato e festivi
Ingresso libero

INFORMAZIONI:
Fondazione Musei Civici di Venezia:
www.museiciviciveneziani.it

ATTIVITA’ DIDATTICHE
In occasione della mostra, la Cassa di Risparmio offre alle scuole e alla cittadinanza un percorso didattico per conoscere i drammatici avvenimenti vissuti in città e comprenderne le conseguenze soprattutto dal punto di vista artistico e architettonico.  La durata del percorso è di due ore circa nelle quali si alterneranno momenti informativi e momenti di osservazione attiva, anche con l’ausilio di un apposito supporto multimediale. Il percorso guidato è gratuito fino a esaurimento posti disponibili ed è attivo dal 12 gennaio al 20 aprile (per la cittadinanza è previsto di giovedì, alle ore 11, nei giorni: 15, 29 gennaio; 12, 26 febbraio; 5, 19 marzo; 2, 16 aprile)

Vice Consolato di Newark elevato a Consolato d’Italia - Vice Consulate in Newark Elevated to Consulate of Italy



All’evento interverranno, tra gli altri, Sua Eccellenza l’Ambasciatore d`Italia in Washington, Giovanni Castellaneta, il Console Generale d’Italia in New York, Francesco M. Talò, il Governatore del New Jersey, John Corzine, e il Sindaco di Newark, Cory A. Booker.
E’ prevista inoltre la presenza di Congressmen Federali e della Legislatura del New Jersey, di uomini politici italiani, nonché di numerosi esponenti della locale comunità italiana ed italo-americana.


The event will be attended, among others, by His Excellency the Ambassador of Italy to Washington, Giovanni Castellaneta, the Consul General of Italy in New York, Francesco M. Talò, the Governor of New Jersey, John Corzine, and the Mayor of Newark, Cory A. Booker.
The presence of US Congressmen, of members of the New Jersey Legislature, of Italian politicians and of many representatives of the Italian and Italian-American communities is also expected.

Hard Rock Cafe Venezia accoglie le memorabilia di Shakira, John Lennon, Metallica, Oasis, Sex Pistols, The Police, Red Hot Chili Peppers, Jon Bon Jovi


Posticipata l’apertura ufficiale a domenica 21 dicembre ore 12.00. A caratterizzare la nuova sede anche oggetti tipici dell’artigianato veneziano e l’Hard Rock Spritz.


Grande accoglienza alle memorabilia del rock che caratterizzeranno da oggi la nuova sede di Hard Rock Cafe a Venezia, in Bacino Orseolo, nei pressi di Piazza San Marco.
Sono arrivate le casse contenenti i cimeli del rock internazionale. Tra le memorabilia più ammirate: la chitarra dei The Police, il rullante di Ringo Starr firmato da tutti i Beatles, la giacca nera dei Sex Pistols, indossata da Johnny Rotten, il vestito indossato da Shakira durante la partecipazione a The Tonight Show un talk-show statunitense trasmesso dalla NBC; un manoscritto di John Lennon, la chitarra utilizzata da Jerry Horton dagli Oasis durante il “Murder Tour” del 2005 accanto ad un manoscritto di Noel Gallagher di “Is that a Fact?” e tante altre ancora. Ad accogliere i giornalisti anche un cimelio vivente dell’Hard Rock Cafe: Lovely Rita la storica cameriera che da oltre 38 anni con temperamento, allegria e dedizione ha conosciuto e servito ai tavoli delle più famose star del mondo del rock raccogliendo simpatia e riconoscimenti perfino dalla regina di Inghilterra.
In tale occasione è stato anche annunciato il posticipo dell’apertura del Cafe Internazionale del Rock dovuta all’eccezionale acqua alta che in queste ultime settimane ha condizionato la vita dei veneziani ed ha inevitabilmente costretto un ritardo nei lavori. Hard Rock Cafe dunque aprirà i battenti con grande attesa del pubblico domenica 21 dicembre alle ore 12.00.
memorabilia di Shakira, John Lennon, Metallica, Oasis, Sex Pistols, The Police, Red Hot Chili Peppers, Jon Bon JoviTra i cocktail al banco del cafe sarà servito anche l’Hard Rock Spritz nella versione rigorosamente tipica veneziana. La nuova sede, che darà lavoro a 83 dipendenti tra staff e management, avrà a disposizione 400 metri quadri di spazio disposto su due piani, 120 posti a sedere, il vibrant bar, un rock shop con l’esclusivo merchandise a edizione limitata, e una straordinaria vista sullo spazio Gondole di San Marco. Hard Rock, nell’allestimento della nuova location ha deciso di mantenere invariate le caratteristiche tipiche del palazzo, ed anzi, ne ha valorizzato le eccellenze architettoniche e di arredamento tipiche veneziane: il pavimento, i candelabri muranesi fatti a mano proprio per Hard Rock, assieme ai cimeli della musica internazionale di Hard Rock adorneranno la location che prevede un piano destinato al Cafe e il secondo al ristorante.
«Tra le memorabilia che abbiamo scelto per questa sede - ha spiegato Carrie Lelfield, memorabilia designer manager di Hard Rock Cafe - ce ne sono molte che appartengono alla storia del rock veneziano. La chitarra dei The Police, o il cappello dei Red Hot Chili Peppers, per fare solo due esempi, sono state utilizzate in importanti eventi musicali accaduti proprio a Venezia. Ma non ci vorremmo fermare qui. Il rapporto con il territorio per noi è molto importante: stiamo cercando memorabilia di artisti locali, veneziani, che hanno segnato il tempo del rock italiano e internazionale».

 


      

HARD ROCK INTERNATIONAL

Con 123 Hard Rock Cafe e 9 Hotel Casinò in 48 paesi nel mondo, Hard Rock International si configura come uno dei brand più riconosciuti universalmente. Nato nel 1971 a Londra, fondato da due appassionati americani di musica rock ‘n’roll, nel giro di un decennio, a partire dalla chitarra di Eric Clapton, Hard Rock diventa una celebre catena di Cafe, Hotel, Casinò che detiene la più grande collezione di cimeli musicali al mondo messi in mostra a disposizione dei fans nella locations distribuite per il mondo.
Il marchio Hard Rock è anche riconosciuto per il suo merchandise di accessori/vestiti da collezione, oggetti musicali,  importante sede di eventi live, con un rinomato e già premiato sito web.
Oltre alle due rinomate sedi in Florida Seminole Hard Rock Hotels e Casinò in Tampa a Hollywood, si possono trovare Hard Rock Hotels e Casinò in Las Vegas, Biloxi, Orlando, Chicago, San Diego, Pattaya e Bali.  Altre aperture di Hotel e Casinò sono già stati annunciati per il 2009a Macao in Cina e a Penang in Malesia. In Palm springs, Atalanta e Panama, sono previsti invece per il 2010 mentre a Dubai per il 2011.  Hard Rock Park situato in Myrtle Beach è il primo parco a tema sul rock’n’roll.
Hard Rock International SpA è di proprietà di Seminole Hard Rock Entertainment Spa.