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David Thorne scelto quale nuovo ambasciatore USA in Italia
Nominee for Ambassador to the Italian Republic and the Republic of San Marino
Mr. Thorne is a co-founder of Adviser Investments, one of the nation’s most highly regarded firms specializing in Vanguard and Fidelity mutual funds and electronically traded funds. He was the publisher of The Rome Daily American, one of the most successful English language newspapers serving Southern Europe. Mr. Thorne has been an investor and entrepreneur in a wide variety of business ventures, including marketing consulting, real estate, publishing, and financial services. He recently sold his publishing business to Martha Stewart Omnimedia. Mr. Thorne is a former President and current Board member of the Institute of Contemporary Art in Boston and led the design oversight team for its new building in Boston. Mr. Thorne graduated from Yale University in 1966 with a BA in American History and received a Masters degree in journalism from Columbia University in 1971. Mr. Thorne served in the US Navy from 1966-1970 and is author of The New Soldier (Macmillan 1971).
Il primo Michelangelo al Met
Il primo quadro del Buonarroti, al centro di una secolare disputa, al Metropolitan Museum di New York fino al 7 settembre.
Non c’è molta sicurezza sui primi anni di apprendistato di Michelangelo Buonarroti presso la bottega di Domenico Ghirlandaio, e spesso si commette l’errore di pensare a questo geniale artista principalmente come a uno scultore, dimenticandosi che la sua prima formazione fu pittorica. Cerca di far luce su questo periodo la mostra del Metropolitan Museum intitolata “Michelangelo’s First Painting”, che dal 6 giugno espone il primo dipinto conosciuto di Michelangelo e che si ritiene essere stato dipinto dal maestro della Sistina quando aveva appena dodici o tredici anni, nel 1487-88: “Il tormento di Sant’Antonio”. (continua…)
ZOOM
Un’estate all’italiana
Nel menu estivo del ristorante Zorzi NYC raffinate reinterpretazioni, in chiave contemporanea, dei più rinomati piatti della gastronomia del Nordest italiano.
Colori e sapori del Belpaese nel menu “estivo” del ristorante Zorzi NYC, il “ristoculturalpoint” di Manhattan che vuole dare spazio alla cultura e alla tradizione culinaria italiana e, in particolare, veneziana. A farla da padrone è ovviamente il pesce, ma non mancano le ottime carni statunitensi.
“Il nostro piatto forte è il filetto di branzino cotto in padella con crosta di patate, che fa letteralmente impazzire i nostri clienti”, spiega il giovane chef del ristorante, Marco Berto. La ricetta portabandiera è però il risotto Zorzi. “Si tratta di un risotto di scampi con una mantecatura a crudo di champagne, molto scenografica, una ricetta ideata da Franco, la moglie Tiziana e Alberto Zorzi, ribattezzata ‘Lovester’ che possiamo simpaticamente tradurre ’scampo innamorato’, un tributo in chiave romantica quasi a render omaggio a Venezia, dove sono nate molte delle nostre ricette”. Sempre tra i primi, notiamo un piatto che rappresenta un originale punto di contatto tra la cucina italiana e quella statunitense: lo gnocco di patate rosse con ripieno di baccalà mantecato con polenta.
Non manca tra la celebre frittura mista alla maniera veneziana, nel quale il pesce è ricoperto esclusivamente con farina. Deliziose, invece, le capesante con le verdure, preparate in un modo inusuale per New York.
Tra i secondi di carne, segnaliamo il filetto scottato in padella con scaglie di Parmigiano e salsa al rosmarino, oppure ancora il filetto ai due pepi, la tagliata di manzo all’aceto balsamico, il pollo con i carciofi freschi. Tutte preparazioni all’insegna della semplicità, come si usa in Italia. “La carne e il pescato in commercio negli Stati Uniti sono – garantisce lo chef del ristorante Zorzy Nyc – di altissima qualità: noi preferiamo trovare la formula per valorizzarne il sapore attraverso pochi condimenti, mentre nei ristoranti newyorkesi questo viene celato talvolta dalle salse utilizzate”.
Numerosi i dolci sempre disponibili, ispirati alla cucina veneziana e internazionale. Come le crostate di frutta, il tiramisù trevisano con l’amaretto, ma anche ogni tipo di bavarese, strudel di pere con salsa al cioccolato, oltre ad un simbolo del Carnevale veneziano: le frittelle. Il dolce che va per la maggiore è la macedonia di frutta con gelato fatto in casa, segno della crescente attenzione dei newyorkesi per la propria alimentazione.
“Se ho un po’ di tempo amo passare tra i tavoli e conversare con i clienti. Ho scoperto così con piacere – afferma Marco Berto – che molti clienti conoscono già il cibo italiano e veneto”. Lo chef del ristorante Zorzi NYC racconta, a proposito, un divertente aneddoto. “Quando ho sostituito il menu con quello estivo una signora americana mi ha chiesto con stupore: ‘Ma come? Ha tolto i bigoli in salsa!’. Ed io, sorpreso ma compiaciuto, ho dovuto rispondere che non sono un piatto estivo, ma che se voleva glieli potevo preparare in qualunque momento…”
ZOOM
La cultura del cibo fra gastronomia e interdisciplinarietà.
Da quando l’antropologo Claude Lévi-Strauss ha scritto l’illuminante saggio sulla cultura del cibo (1958), analizzandone la preparazione attraverso la dicotomia natura-cultura, sono passati oltre cinquanta anni eppure le sue riflessioni ancora oggi hanno un valore assolutamente attuale.
In particolare, nel suo contributo egli metteva in luce le numerose relazioni fra cucina, linguaggio e società, fino a rendere conto di diversi aspetti del comportamento dell’uomo. Le tecniche di preparazione del cibo (fra cotto, crudo, bollito e arrosto) così come le varietà di gusto e le credenze culturali venivano infatti messe in relazione con modelli di società più o meno evolute, tracciando “mappe sensoriali” e modelli di gusto che oggi sono di grande interesse.
Cosa ci fa pensare, per esempio, che oggi gli americani o i francesi possano adorare i profumi dei formaggi e delle carni all’italiana? Relazioni culturali di vocazione internazionale, avvenimenti storici, cultura del viaggio e indole a una certa curiosità culinaria sembrano ora alcune delle risposte più fondate. Ma non solo. Da qualche anno, ormai, le comunità scientifiche più effervescenti hanno dato vita a dipartimenti e università esclusivamente dedicati alla cultura del cibo.
Negli Stati Uniti, da poco più un decennio ormai, esistono corsi di studi sulla cultura dell’alimentazione e la gastronomia, considerate per gli aspetti sociali e culturali. Alla New York University, precisamente alla Steinhardt School of Culture, Education, and Human Development, il dipartimento di Nutrition, Food Studies, and Public Health presenta percorsi di formazione organizzati in corsi di laurea, master e dottorati che, in vario modo, si concentrano su tre linee di ricerca: alimentazione e dietologia, management per la ristorazione e food studies. Mentre quest’ultima branca copre l’esteso ambito delle culture gastronomiche considerate secondo un approccio interdisciplinare e quindi osservate per i loro aspetti sociali, politici, geografici, economici e storici, gli studi su alimentazione e dietologia mirano a preparare specialisti per la ricerca accademica o per gli ambiti governativi e istituzionali. Infine, per quanto riguarda più direttamente i piaceri della gola e la relazione con il marketing, la formazione in management per la ristorazione prepara figure professionali orientate ad operare nel campo della vendita, del catering e degli stili di consumo che sempre più avvicinano e incuriosiscono le migliori forchette.
Nell’insieme, dunque, gli studi sulla cultura del cibo attualmente poggiano su approcci di discipline diverse ma complementari, al punto tale da poter analizzare il cibo da tutti i punti di vista.
FASHION
Voglia di mare
Sempre ci siamo chiesti perché l’idea di vacanza che un tempo parlava solo di montagne e pini, di boschi ombrosi dall’atmosfera refrigerante, di prati verdi, nella seconda metà del Novecento abbia preso la strada del mare, sostituendo alle immagini verdi quelle azzurre di immense distese d’acqua dove il contrasto è dato dalla schiuma bianca di onde che si rifrangono.
Spiaggia, sole, mare sono diventati la vacanza in assoluto e per la moda il simbolo stesso dell’estate.
Nelle show rooms delle grandi griffes le proposte mare sovrappongono ora minuscoli bikini, trikini o body da spiaggia ora abiti da cocktail raffinatissimi ottenuti con un pareo di aristocratica fattura buttato sopra il costume.
E’ tempo di sole e la moda accompagna accondiscendente il bisogno di dare respiro alla pelle, magari aiutandoci con i nuovissimi prodotti ad alta protezione come lo sperimentato Collistar strategia sole o il nuovissimo Solar Sublime de L’Orèal, da spalmare sulla pelle nel rispetto dei prima e dopo raccomandati dagli esperti nelle istruzioni che accompagnano ogni prodotto.
SPIAGGE E SCOGLI SOTTO IL SOLE
Il costume intero non tramonta mai, anzi, nelle ultime collezioni si è riproposto con l’eleganza che questo body da mare suggerisce sempre.
Nella collezione La Perla brillano tessuti in fantasie geometriche con alternanze di colori vivaci e brillanti.
Favoriti dalla presenza di pareos che trasformano in pochi attimi il costume da bagno più succinto in abito da sera, i bikini restano nel quaderno dei preferiti per donne giovani ma anche per soluzioni senza età: la voglia di sole totale non conosce confini di tempo.
Formule elaborate, il trikini, il body-union, il “due pezzi” classico compongono la vetrina di possibilità più diversificata con destinazione mare o crociera.
MODA A NEW YORK
Serata di Gala del Costume Institute Benefit al Metropolitan Museum of Art di New York il 4 maggio scorso con la partecipazione dei più bei nomi del jet set internazionale al meeting mondano con finalità benefiche tra i più attesi a New York.
Tra le mises più eleganti alcune creazioni di Calvin Klein indossate da Eva Mendes (attuale volto per la campagna pubblicitaria del profumo “Secret Obsession” e della moda intima Calvin Klein), da Brooke Shields e Hilary Swank.
Tra le più fotografate al MET Bal di New York, oltre a Milla Jovovich in abito di Marni, la cantante R&B vincitrice del Grammy Award e pluridisco di platino, Ciara, in abito bianco e nero lungo di Emilio Pucci in seta georgette con pochette grigio peltro della collezione Pucci 2009-10. Accanto a lei , Peter Dundas, direttore creativo di Emilio Pucci.
DAI “SALONI” DI MILANO A MURANO
ANDROMEDA SCIOGLIE LA LUCE
Ai Saloni di Milano le proposte sull’arte di illuminare sono state accolte con il consenso degli oltre trecentomila visitatori. L’arte della luce ha proposto soggetti di inesauribile fantasia con invenzioni, proposte, installazioni bellissime non solo all’interno dei padiglioni della Fiera ma sparse nell’area milanese, e anche oltre i confini regionali. Esposizione importante quella di Andromeda, a Murano, nella fornace che conta come spettatore e habituè, amico del titolare Gianluca Vecchi, Philippe Starck, il celebre designer, autore del look dell’hotel Delano di Miami, sempre in cerca di oggetti che esprimano un’idea nuova.
Una visita alla fornace di Andromeda a Murano esige una sosta nella show room ricca di spunti innovativi che non tralasciano mai di conservare qualche tratto della grande tradizione vetraria. Una boccata d’arte per chi desideri approfondire una cultura del vetro che è appunto cultura della luce.
L’ultima creatura realizzata da Gianluca Vecchi è il famoso Melt Mee, il lampadario dalle braccia che si sciolgono come candele inventando un groviglio di luce e colore di incredibile effetto.
GRAPPOLI D’UVA
Si chiama Zora, un nume che da solo racconta origini che si perdono tra betulle dell’Est e isole immerse nell’Adriatico. E’ una veneziana d’amore che se potesse si inginocchierebbe nel sentire il nome della sua città. Gioca con perle, bacchettine, jais, fiocchetti e ciuffi di spighe, coralli, onice, oxidiana messi insieme per formare collane quasi surreali, monili eccentrici, bellissimi e sempre personalizzati. Nel suo negozio di Via XXII Marzo, a Venezia, quasi nascosto in un piccolo cortile, c’è tutto ciò che una fantasia bizzarra sa creare: ultimi nati ad opera dell’instancabile artista, i grappoli d’uva decorativi, grandi, immensi, a volte oltre ogni misura immaginabile, colorati di rosso vino o di giallo verdastro com’è il colore dell’uva bianca. Sono l’oggetto del mese, richiestissimi dagli intenditori che non vogliono ripartire da Venezia senza questo irrinunciabile souvenir.
ARMANI & RUBELLI: I DUE BIG DEL LUSSO INSIEME PER NUOVE PROPOSTE PER LA CASA
L’annuncio di un accordo che vedrà insieme i due big del lusso, Armani e Rubelli (design e tessuti) è stato dato in occasione dell’installazione dedicata alla casa per la stagione 2009-10 per “I SALONI”, la grande mostra internazionale del mobile e degli arredi che si è svolta in Fiera a Milano /Rho ma anche negli spazi di Milano messi a disposizione dei trecentomila visitatori che hanno fatto registrare il massimo delle presenze per una manifestazione.
Dopo il tributo di successo raccolto a Parigi con il recente evento in occasione dell’apertura della show room di Donghia (importante griffe del Gruppo Rubelli), con le grandi vetrine affacciate sulla rue de l’Abbey, a fianco della chiesa di Saint Germain des Près, Rubelli, prestigiosa tessitura d’arte veneziana che presenta una vetrina ricca di storia, dai lampassi più antichi ai damaschi, velluti, jacquards alle rielaborazioni attuali che rivendicano disegni inediti di assoluta modernità, entra nel mondo futuribile, lineare, essenziale di Armani con le proposte inedite, modernissime dei tessuti Donghia. Due eccellenze che hanno scritto una bellissima pagina di attualità e di bellezza.
Intervistato a Parigi in occasione del-l’apertura della show room di questa griffe, l’avvocato veneziano Alessandro Favaretto Rubelli, presidente del Gruppo, ha precisato la filosofia che sta a monte di alcune scelte evidenti: “volevo uno spazio che non somigliasse a una boutique ma piuttosto a un salotto per corrispondere a nuove esigenze della clientela. Divani, poltrone, possibilità di sostare, chiacchierare, guardare – precisa - comprare o non comprare ma senza soggezioni, senza fretta, senza che i commessi – ormai istruiti a comportarsi come consiglieri che intervengono solo se richiesti - possano creare l’impressione di qualcuno che sorveglia le tue intenzioni”.
UNA CAMELIA PER CHANEL
AL LIDO DI VENEZIA LA SFILATA “CROCIERA”
Una camelia, una mega-camelia o un ciuffo di minuscole camelie: immancabile sul vestito, sui cappelli o sui capelli, sull’abito da sposa, sulla borsa o all’occhiello, il fiore bianco è stato il filo conduttore della collezione d’alta moda che Karl Lagerfeld ha realizzato per Chanel con “candido” rigore. Bianchi i piccoli tailleurs d’estate, bianco il cappottino o il piccolo bolero, bianca la redingote riproposta con spalle accentuate dal gioco a mantellina.
Ditelo con un fiore (la camelia era il fiore di Mademoiselle Coco) potrebbe essere il racconto di questo look che la Maison Chanel a Parigi ha presentato in una cornice assolutamente suggestiva, che la scenografia voluta da Karl Lagerfeld ha affidato a sculture e origami in carta bianca usata anche per le cascate di camelie che si arrampicavano su finte colonne come se dal cielo fosse piovuta una neve d’estate, leggera e stimolante.
Tutt’altra scena per la collezione “Crociera” che Chanel ha proposto al Lido di Venezia, sulla spiaggia dell’Hotel Excelsior, riportata per una notte agli sfarzi degli anni Trenta, quando il Cinema al Lido era l’avvenimento più atteso dalla cultura ma soprattutto dalla mondanità internazionale.
L’ombra di Coco Chanel che a Venezia ha trascorso momenti di fascino irripetibili aleggiava percepibile sui modelli realizzati con il rispetto della filosofia Chanel che ha sempre caratterizzato Karl Lagwerfeld, lo stilista austriaco che con Mademoiselle Coco sembra aver stretto un patto d’acciaio e… di seta. Scenografia: il mare, l’elemento sul quale Lagerfeld ha voluto fosse imperniata l’intera immagine della sfilata.
IL MONDO DI PAKERSON
Presente nei più prestigiosi punti vendita del mondo e con monomarca a Mosca, San Pietroburgo ed Ex-Repubbliche sovietiche, Pakerson continua la sua scalata al successo affidato alla creatività e soprattutto alla qualità delle sue calzature.
2009 - Giugno/Agosto
Aromi di Mediterraneo
Gastronomia di classe all’Aromi Restaurant & Bar del Molino Stucky Hilton Venice.
Un atelier di cucina mediterranea contemporanea. Così si presenta l’Aromi Restaurant & Bar, raffinato e prestigioso ristorante della “Bars and Restaurants Collection” del Molino Stucky Hilton Venice. Il primo a riuscire a portare, secondo Marco Bolasco, direttore della guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso, “una ‘Rete del Pescatore’ direttamente sulla tavola di un Hilton”. Il riferimento è all’antipasto omonimo proposto dal ristorante, ispirato alla tradizione dei ‘ciccheti’ nei ‘bacari’ veneziani, rigorosamente nello stile dell’Aromi. Una sorta di rete rovesciata sulla poppa di un peschereccio, che rivela così le proprie delizie, quali alici in gelato di ‘saor’, scampi al latte di cocco, tonno e asparagi, gamberi in aria d’aranci, moscardini arrostito su focaccia d’olive, ‘moeca’ su alghe, calamari ripieni con pappa di pomodoro.
Prodotti e ricette selezionati, in primis, tra quelli della tradizione veneziana e reinterpretati in chiave creativa da un duo di chef d’eccezione: un veterano dell’alta ristorazione qual è l’executive chef Franco Luise e lo chef d’origini salernitane Antonio Vitale. Ecco quindi che il Mediterraneo e i suoi frutti sono ben rappresentati dai piatti proposti. Come nell’insalata d’astice, polipo grigliato e frutti di mare, oppure nei filetti di triglia all’aglio dolce e prezzemolo affiancati in stagione da un radicchio trevigiano croccante, o dal foie gras padellato su invidia caramellata all’arancia e zabaione di fichi. O ancora dagli gnocchi di ricotta conditi da basilico ghiacciato e da una delizia della laguna veneta, le canoce in guazzetto. Ma è la lasagna di verdure, con fiore di zucca ripieno e spuma di mozzarella, il piatto che segna l’incontro tra due culture: tra quella veneta con i colori delle verdure di Sant’Erasmo e quella partenopea con il sapore della spuma di una mozzarella di bufala. La laguna è ricomposta invece in un ‘mosaico di pesce’ composto da scampi, cappesante, coda di rospo, mazzancolle, rombo e calamaretti e accompagnato da salsa corallo, all’aglio e limone, al basilico. Stupisce invece, tra i piatti di carne, il filetto di manzo iniettato di Refosco e cotto nel fieno. Tra i dessert, non poteva mancare il Tiramisù, tra zabaione, millefoglie e varie golosità al cioccolato.
Intimo e allo stesso tempo sofisticato, l’Aromi Restaurant & Bar esemplifica a Venezia un concetto di lusso moderno, senza fronzoli ma con parecchia sostanza. I suoi spazi offrono sia tavoli all’interno che, nella bella stagione, anche una panoramica terrazza lungo il Canale della Giudecca.
Aromi Restaurant & Bar
Molino Stucky Hilton Venice
Giudecca 810 – Venice
Tel: +39 041 2723311
www.molinostuckyhilton.com
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Un sontuoso nido al Papadopoli
Tra gli omonimi giardini e il pittoresco canale dei Tolentini, l’Hotel Papadopoli Venezia è allo stesso tempo una novità e una conferma.
Un cambio di denominazione per restare punto di riferimento della moderna ospitalità veneziana. Lo storico Hotel Sofitel di Venezia si trasforma in Hotel Papadopoli Venezia, entrando a far parte di una nuova ed esclusiva collezione del gruppo Accor.
La nuova denominazione dell’hotel, che dispone di 97 camere e suite, richiama gli adiacenti giardini Papadopoli, i quali a loro volta prendono il nome degli antichi proprietari, una ricca famiglia di mercanti di origine greca; furono loro ad eliminare gli edifici preesistenti e a sfruttare orti e giardinetti monacali facendo piantare alberi da frutto e gelsi. Nel 1834 i giardini furono riprogettati dal pittore e scenografo Francesco Bagnara e, negli anni seguenti, ospitarono memorabili feste.
L’hotel riflette negli arredi lo splendore raggiunto dalla Serenissima, in particolare durante il Settecento veneziano. Sobrio ed elegante, l’Hotel Papadopoli Venezia gode di uno scorcio suggestivo sul canale dei Tolentini ed è circondato dal verde degli omonimi giardini, che tracima anche all’interno grazie all’incantevole giardino d’inverno, opera del maestro Pietro Porcinai. Tra la freschezza delle piante esotiche trovano spazio i tavoli, sempre finemente predisposti, del ristorante, rinomato a Venezia per la cucina scrupolosa e l’atmosfera riservata: un’esperienza non solo del gusto ma anche dello spirito.
Il caffè-bar Salotto Veneziano può vantare invece una storia prestigiosa, quale sede di vivaci incontri culturali, frequentati da artisti e intellettuali della città. I suoi frequentatori possono farsi ispirare dai volumi della biblioteca dedicata al tema del viaggio, mentre un angolo è stato dedicato a Corto Maltese, il personaggio creato dalla matita del maestro del fumetto Hugo Pratt, abituale frequentatore dell’hotel durante i suoi soggiorni a Venezia. Al celebre e fascinoso marinaio è stato dedicato all’interno dell’hotel il “Campiello Corto Maltese”, che riproduce in ogni dettaglio i caratteristici campielli Veneziani: i muri delle case dove occhieggiano i mattoni scoperti, le piccole finestre con i fiori, i tipici merletti, persino un gatto affacciato.
I servizi garantiti sono di alto livello, all’insegna della massima comodità, con servizi esclusivi a disposizione dei propri ospiti quali il motoscafo privato e i Concierge Chiavi d’Oro.
Caratteristica unica dell’Hotel Papadopoli Venezia è la propria posizione, tra le più funzionali della città lagunare, a pochi metri dal Canale Grande, nei pressi del Ponte della Costituzione – opera in vetro e acciaio del celebre architetto spagnolo Santiago Calatrava – che collega in pochi minuti l’hotel con gli snodi logistici di piazzale Roma e della stazione ferroviaria. Bastano pochi passi per addentarsi nel reticolo di cultura, arte e storia di Venezia: la Scuola Grande di San Rocco affrescata dal Tintoretto; la Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari con l’“Assunta”, capolavoro del Tiziano; la Scuola Grande dei Carmini, testimonianza dell’opera del Tiepolo.
Hotel Papadopoli Venezia – former Hotel Sofitel Venezia
Giardini Papadopoli – Santa Croce, 245
30135 Venezia
e-mail: h1313@accor.com
www.hotel-papadopoli-venezia.com
www.sofitel-venezia.com
Tel. (+39) 041 710 400
Fax (+39) 041 710 394
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Sogni di luce
Un ponte di diamante tra Vicenza e New York
“Diamonds are the girls’ best friends” cantava Nicole Kidman dondolandosi su un’altalena al centro del Mouling Rouge, e prima di lei Marilyn Monroe sul set di “Gentlemen prefer blondes”. Gioielli, brillanti, diamanti, oro, perle. Alla semplice vista fanno brillare gli occhi di qualsiasi donna ed etimologicamente parlando il termine gioiello è congiunto a quello di gioia.
Due importanti eventi mettono in mostra tale accessorio come componente essenziale della moda e del design. Prima a Vicenza e poi a New York è possibile visitare un’enorme esposizione fieristica di oreficeria, gioielleria, argenteria e orologi.
In Italia Vicenzaoro First/ charm (dal 16 al 20 maggio) il padiglione Glamroom ha suscitato particolare interesse grazie alle eleganti esposizioni di gioielli d’autore e l’occhio femminile ha potuto particolarmente godere di nuove anteprime che hanno evidenziato una fusione particolare tra colori, forme con materiali alternativi come legno, vetro, ceramica. All’interno anche il Gem World: uno spazio dedicato all’esposizione di gemme, pietre preziose e affini provenienti da tutto il mondo.
L’evento, destinato a operatori e business ha però avuto come spettatore principale il consumatore finale, colui, o meglio colei, che davanti alla vetrina di un negozio non saprà resistere alla bellezza e brillantezza di quell’oggetto che fa brillare gli occhi immaginandoselo già addosso.
Nuove collezioni e trend del gioiello saranno esposte anche al JA, ovvero International Jewelry Show di New York. Il Javits Convention Center ospiterà una grande fiera con più di 1500 fornitori che metteranno in mostra le loro preziose opere. Gioielli e ultime novità provenienti da tutto il mondo saranno visibili nel periodo tra il 26 e il 29 luglio 2009.
Oltre alle vetrine espositive la fiera darà la possibilità, attraverso seminari, di imparare a controllare e gestire un negozio incrementando le vendite. Un’esposizione non solo per i consumatori ma anche per chi vuole imparare a gestire adeguatamente e incrementare le vendite, attraverso corsi e prove simulate da superare.
Ogni gusto e desiderio sarà possibile trovarlo sottoforma di gioiello, ma la fiera offre anche la possibilità di trovare nuove idee, nuovi spunti per un mercato sempre più ricco e soddisfare ogni esigenza. I diamanti splendono di luce, da sempre abbelliscono gli occhi di chi li indossa, ma per una volta illumineranno i sogni di chi, al di là di quelle vetrine, per un solo istante immaginerà di essere una principessa delle fate.
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Una luce che cambia
Per la 46esima volta al Salone internazionale del mobile di Milano (su 48 edizioni), Roberto Pamio presenta due lampade a basso consumo ed alto contenuto di design.
Si è conclusa poche settimane fa a Milano quella che è, per me, la 46esima edizione del Salone internazionale del mobile. Tante sono infatti, su di un totale di 48, le edizioni alle quali ho partecipato: è infatti dal 1962 che vi porto regolarmente i miei lavori, mancando solamente due volte all’importante kermesse, tra le quali la primissima edizione.
È per me importante, oltre che un onore, essere protagonista in questa manifestazione, che rappresenta un faro di riferimento dell’arredo, dell’illuminotecnica e della creatività italiana e internazionale. Non sono mancato neppure quest’anno, quando è stato raggiunto il record di quasi 280mila visitatori (oltre la metà dei quali stranieri) ed è stata promossa una serie pressoché infinita di eventi dentro e fuori la grande area fieristica di Rho, che hanno catalizzato l’attenzione dei media, non solo di quelli di settore. Nell’ambito di Euroluce, il Salone Internazionale dell’Illuminazione, manifestazione collegata che rappresenta il punto di riferimento del settore, Fabbian ha presentato infatti al pubblico ed agli operatori del settore le due ultime creazioni firmate Pamio Design, ovvero le due lampade “Zoè” e “Vela”.
Fabbian, con la quale collaboro da circa dieci anni, si è dimostrata ancora una volta un’azienda che contrasta la crisi investendo in prodotti impegnativi, continuando a puntare sulla qualità e lavorando per ampliare il proprio mercato. Ad esempio inaugurando una nuova filiale negli Stati Uniti, nel New Jersey.
Il diffusore “Zoé” è pensato per l’utilizzo all’interno di punti vendita, show room o outlet e si caratterizza per il basso consumo energetico, qualità oggi sempre più importante. La lampada è formata da una calotta metallica bianca con cavetti di sostegno in acciaio indipendenti dal supporto e alimentatore a soffitto (elettrificazione a tensione di rete per lampade fluorescenti).
“Vela” è invece una lampada-immagine, ideale per gli esercizi pubblici che intendono ‘fare tendenza’, quali ad esempio bar e ristoranti, che possono utilizzarla sia all’interno che all’esterno. La particolare forma ne fa uno strumento per arredare attraverso la luce: si tratta infatti di un diffusore verticale, in polietilene bianco stampato in rotazionale con base in alluminio pressofuse (elettrificazione a tensione di rete per lampade alogene e led rgb) adatto alla creazione di ‘isole’ e di particolari ambientazioni, grazie anche alla possibilità di scegliere la tonalità attraverso i led colorati.
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Cult
Depero e New York - Contro Venezia Passatista
Architettura pubblicitaria
Depero e New York Era un futurista, lo sanno tutti. Era il futurista della pubblicità, del design, della percezione a 360° del mondo. E’ Fortunato Depero, l’artista che mirava alla “Ricostruzione futurista dell’Universo”, come titola uno dei suoi scritti più affascinanti, firmato con il pittore Giacomo Balla. Depero ha lasciato il segno della sua “architettura pubblicitaria”, come la definiva lui stesso, e lo sanno tutti quelli che ogni giorno lavorano alla realizzazione di un libro, a un progetto grafico per una pagina web o un oggetto di design e per cento altre cose ancora. “Tutto, dappertutto, era di decisa tendenza futurista; dalle architetture dei padiglioni alle plastiche colorate per giardinaggi e chioschi; dalle stoffe tessute, stampate, ricamate ai cristalli (…), dal libro al teatro ecc. ecc., indicando il trionfo dello stile dinamico, meccanico, ultra-colorato dei nostri tempi ed insistentemente affermato dai futuristi”. L’opera di Depero, il primo artista del Novecento a crearsi una propria casa-museo (riaperta da poche settimane a Rovereto, in Italia), ha attraversato con dinamismo futurista anche l’oceano arrivando a New York. Fin dal suo primo viaggio in America, nel 1928, Depero trovò nella Grande Mela la concretizzazione dell’immaginario futurista circa la velocità, l’azione, il dinamismo. Attento a frequentare teatri e circoli artistici per cogliere gusti e tendenze della vita quotidiana all’americana, stabilì il suo laboratorio artistico sulla 5th Avenue. Fra le sue attività, l’illustrazione di copertine di riviste come Vanity Fair o Vogue e l’interior design di ristoranti come Enrico & Paglieri (dove oggi sorge il Rockfeller Center) e Zucca, il primo ristorante futurista di New York.
“Contro Venezia Passatista”
Indicazioni per il rinnovamento della città
Se lo leggessimo oggi non ci crederemmo e al posto del Canal Grande troveremmo forse un grande aereoporto o chissà quale forma di architettura. Eppure, nell’aprile del 1910, all’incirca cento anni fa, il manifesto “Contro Venezia passatista” uscì dal cassetto di un gruppo di artisti avanguardisti che già sosteneva con gran tono la distruzione della scrittura, il rifacimento delle forme in scultura e pittura, l’estetica dell’audacia e del coraggio, l’abolizione di musei, biblioteche e accademie “di ogni specie”. Filippo Tommaso Marinetti, leader e fondatore del Futurismo, oggi glorificato in diverse iniziative culturali di respiro internazionale, si ritrovò assieme a Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo per firmare un manifesto di intenti contro Venezia, la città del “grande sogno nostalgico”. Leggendo il documento la meraviglia e la suggestione conquistano il lettore: “Affrettiamoci a colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi. Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l’imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture”. Pochi mesi dopo, a luglio, lo stesso leader del Futurismo, Marinetti, si affrettò a pronunciare un “discorso futurista” scritto ad hoc per i veneziani e pronunciato al teatro La Fenice, con l’obiettivo dichiarato di liberare il mondo dalla tirannia dell’amore, del sentimentalismo e della nostalgia, per rendere Venezia “una grande e forte potenza industriale, commerciale e militare” pronta a dominare il mare Adriatico.









