Ambient music per Venezia

Pubblicato in: 2009 - Settembre/Ottobre, Percorsi Artistici e Culturali

Giovanni Bove

Un paesaggio sonoro per la laguna ghiacciata.


Enrico Coniglio è un musicista della scena italiana dell’ambient music. Vive a Venezia e alla sua città ha dedicato uno degli ultimi lavori, ‘Glacial Lagoon’, concept album in grado di suggerire agli ascoltatori una diversa percezione della musicalità di Venezia.Quando è nata la tua passione per la musica?
“E’ difficile far riferimento a un momento preciso, forse un primo avvicinamento alla musica lo devo ai miei genitori, i quali mi costringevano, da bambino, ad ascoltare vecchi vinili di musica classica. Si ascoltavano opere di autori come Claude Debussy o Maurice Ravel, dai canoni relativamente ‘popolari’. Io cercavo di stare dietro al ritmo e di riprodurre con una chitarra classica degli arrangiamenti orchestrali che dovevano essere improponibili per chi li sentiva…”

Presumo tu abbia poi studiato musica…
“Alcuni amici di famiglia, che suonavano da orchestrali alla Fenice, mi coinvolsero, assieme a loro figlio, nello studio della musica, ma ho potuto resistere soltanto poche settimane. Di fatto, il genere di musica che suono oggi non richiede la conoscenza della teoria musicale. Del resto anche Charlie Chaplin, che componeva da autodidatta, è ritenuto universalmente un grande melodista.”

Che strumenti e che genere suoni oggi?
“Sono un chitarrista ‘pentito’ nel senso che avrei voluto suonare altro… eppure la chitarra, essendo uno strumento armonico, ti permette di entrare nel mondo della musica in modo molto diretto e dilettantistico e di avanzare con piccoli arrangiamenti o composizioni. Con il tempo ho immaginato di potermi servire della chitarra per produrre un suono ‘altro’ rispetto a quello per cui lo strumento è nato: come dire, si parte da una ‘funzione d’uso’ e si arriva ad un ‘concetto’ che può essere lontano da tale funzione.”

Come tratti oggi la tua chitarra?
“Mi piace integrare il suono ottenuto dallo strumento con altri suoni creati ed elaborati attraverso tecnologie digitali e supportati da registrazioni ambientali autentiche, in grado di rendere un particolare paesaggio sonoro. Su ‘Glacial Lagoon’ per esempio, uno degli ultimi lavori, la chitarra è ‘artefatta’ al punto da essere del tutto irriconoscibile, divenendo una sorta di ‘rumore di fondo’ inteso come una ‘nuova melodia’ protagonista di sonorità che, in qualche modo, si rifanno ai canoni dell’ambient music dettati dal grande Brian Eno”.

A proposito di ‘Glacial Lagoon’, la laguna ha vissuto diversi inverni che l’hanno congelata. Come hai provato a restituire in musica questa immagine scioccante?
“Ho provato a immaginare un adattamento sonoro da “calare” sulla laguna, come per ghiacciarla e rendere un’atmosfera crepuscolare in grado di richiamare l’idea di una catastrofe in cui le persone sopravvissute sono costrette ad attraversare questo deserto di ghiaccio per continuare a vivere. I brani vogliono rappresentare appunto questa condizione: la staticità e la solidità del ghiaccio e al contempo la sua incerta ed effimera condizione di persistenza”.

Il panorama italiano come si presenta nel genere ambient?
“Attualmente c’è un grande fermento, un rifiorire di idee soprattutto da parte di alcuni artisti, con cui tra l’altro ho la fortuna di collaborare. Ad esempio con Emanuele Errante, attivo a Napoli, ho curato la compilation ‘Zaum vol. 1’ (recentemente uscita per l’etichetta irlandese Psychonavigation records, www.psychonavigation.com) che raccoglie undici brani di musicisti italiani sparsi in tutta la penisola”.

In che spazi suoni? Hai in programma concerti?
“Sarò al festival ‘Interferenze 2009’ che si terrà in provincia di Avellino a fine ottobre, e il 10 dicembre, allo Spazio Candiani, qui a Venezia (Mestre), per una serata di presentazione di alcuni autori (come Gigi Masin e Mario Molven) dell’etichetta net Laverna (www.laverna.net)”.



Torna a NYCVE