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	<title>NYCVE - Italian American Magazine - Italy</title>
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	<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 16:39:42 +0000</pubDate>
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		<title>Tocco contemporaneo sul Fiume Hudson</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 11:34:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>test</dc:creator>
		
		<category>2010 - Aprile/Giugno</category>

		<category>Itinerario Newyorkese</category>

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		<description><![CDATA[<h5>Alessandra D'Agostin</h5>A poco più di un’ora di treno da Manhattan, immerso nel verde della vallata del fiume Hudson, all’interno di un ex stabilimento industriale, si cela uno dei più importanti musei di arte contemporanea al mondo. Stupendo esemplare di un sapiente riutilizzo architettonico, il Dia: Beacon è luogo di arte e di sperimentazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lasciandosi alle spalle l’affaccendato andirivieni dei pendolari che affollano Grand Central Terminal, in direzione Poughkeepsie, il treno si immerge nel verde rilassante della vallata del fiume Hudson. Divenuta una delle mete predilette dai newyorkesi in cerca di tranquillità e di luoghi dove dedicarsi agli sport più vari, la Hudson Valley costituisce anche per i turisti in vacanza a New York l’occasione per un’originale gita fuori porta. Tra colline boscose e frutteti si celano eleganti manieri costruiti dalle potenti famiglie che controllavano l’industria locale. Pittoresche fattorie e aziende vinicole riforniscono i ristoratori della zona. Musei, gallerie d’arte e negozi di antiquariato animano i graziosi villaggi.<br />
<a id="more-1456"></a>Solo ottanta minuti di viaggio separano da Manhattan la cittadina di Beacon, sulla sponda orientale del fiume: un tempo sufficiente a far dimenticare fretta e rumore. Percorrendo una strada in salita, in direzione opposta al centro città, si raggiunge in pochi minuti il Dia: Beacon, museo che ospita una delle principali collezioni di arte contemporanea al mondo. Aperto nel 2003, il museo vanta un’insolita location, occupando i ca. 27.000 mq di quello che un tempo era uno stabilimento della Nabisco (National Biscuit Company), oggi iscritto nel registro dei luoghi di interesse storico.<br />
Il visitatore è piacevolmente spiazzato dalla struttura che lo accoglie, dalla quale trasuda inequivocabilmente il suo passato industriale. Le spaziose gallerie, i cui soffitti raggiungono gli otto metri di altezza, si prestano perfettamente ad ospitare opere su larga scala. Le ampie finestre, che si intervallano con regolare cadenza lungo le pareti perimetrali in mattoni, e i 3.000 mq di lucernari scaldano gli ambienti di luce naturale. Il paesaggio circostante – una fitta superficie boschiva che costeggia il fiume – penetra dalle vetrate negli spazi espositivi, inserendosi senza prepotenza nel complesso artistico. Grazie all’essenziale linearità della struttura che le ospita, le opere diventano incontrastate protagoniste. Quelli che a prima vista possono apparire come meri oggetti sparsi senza alcun ordine logico, si riveleranno i componenti saggiamente disposti di un’unica opera, da cogliere unitariamente.<br />
Il museo ospita le opere che a partire dal 1974 sono entrate a far parte del patrimonio della Dia Art Foundation, un’istituzione voluta da Heiner Friedrich e Philippa de Menil con l’obiettivo di promuovere nuovi progetti che per caratteristiche o dimensioni avrebbero difficilmente trovato altre fonti di finanziamento. Nell’intento di superare i limiti posti da strutture più tradizionali e che meno si prestano ad esigenze di funzionalità, ogni galleria è stata pensata per assecondare le specifiche esigenze di ogni singolo artista e delle sue opere.<br />
Tra gli artisti che meritarono da subito l’attenzione dell’istituzione vi sono alcuni dei maestri degli anni Sessanta e Settanta, tra cui Joseph Beuys, Dan Flavin, Donald Judd, Agnes Martin e Andy Warhol. Già durante il primo decennio di vita della fondazione, si aggiunsero, numerosi, i lavori di altri artisti, tra cui (per menzionare solo quelli attualmente esposti) quelli di John Chamberlain, Imi Knoebel, Blinky Palermo e Fred Sandback. In occasione dell’apertura del museo la collezione fu arricchita ulteriormente, anche grazie a generose donazioni.<br />
Spicca la serie di tre ellissi ed una spirale dello scultore Richard Serra, scrupoloso ricercatore delle caratteristiche fisiche dei materiali, principalmente quelli industriali. Le massicce strutture in acciaio sono in grado di stimolare un’inaspettata interazione con lo spettatore, al quale suggeriscono di avventurarsi nei corridoi in cui si articola internamente la struttura, in cui gli spazi subiscono impreviste modificazioni fino al punto di disorientare. Altrettanto accattivanti sono le colorate sculture metalliche firmate John Chamberlain: per lo più parti di carrozzerie di automobili che l’autore plasma in forme nuove e inusuali. Tra le mostre temporanee stupisce l’opera You see I am here after all di Zoe Leonard esposta fino a settembre 2010. Si tratta di una composizione realizzata accostando circa 4.000 cartoline vintage raffiguranti le cascate del Niagara in un periodo compreso tra l’inizio del Novecento e gli anni Cinquanta, drammatica testimonianza dei cambiamenti apportati al paesaggio dall’intervento dell’uomo. Sebbene il soggetto sia sempre lo stesso, ad una più attenta analisi si può cogliere la diversità nella qualità dei dettagli delle immagini e nelle tecniche di stampa impiegate nel corso degli anni.<br />
Spazio, luce e opere sono in perfetto equilibrio. La voluta assenza di qualsiasi elemento di distrazione è tesa a creare l’ambiente ideale per una spontanea percezione dei lavori esposti, con cui il visitatore finisce per instaurare un singolare e proficuo dialogo. Sarà poi il silenzio che avvolge tutto, imprescindibile presenza, a regalargli la dovuta intimità.
</p>
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		<title>Fino alla fine della carta</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 11:00:15 +0000</pubDate>
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		<category>2010 - Aprile/Giugno</category>

		<category>Dossier: La rivoluzione dell'e-book</category>

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		<description><![CDATA[<h5>Giovanni Bove</h5>Dal progetto Gutenberg ai reader per e-book, l’editoria elettronica in ascesa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre trent&#8217;anni fa, quando l’invenzione del walkman portava la musica fuori da casa, nessuno forse avrebbe potuto immaginare che assieme al suono anche le parole avrebbero potuto uscire definitivamente dallo scaffale e seguirci nei nostri spostamenti quotidiani. Anche se il progetto Gutenberg, presentato in America nel 1971 con l’obiettivo di digitalizzare i contenuti dei libri esclusi dal diritto d’autore, ha raggiunto oltre 20.000 titoli, in effetti è grazie ai grandi progressi dell’ingegneria informatica che si stanno verificando mutamenti rilevanti. Da un decennio a questa parte, infatti, i contenuti del libro stampato hanno intrapreso un percorso di migrazione attraverso l’esistenza di diversi formati elettronici che stanno portando alla graduale diffusione di un nuovo supporto per la lettura: il lettore di e-book.<a id="more-1410"></a>Oggi ormai il termine e-book, ennesimo neologismo derivato dalla ‘e’ di ‘elettronico’, può essere riferito a una realtà editoriale concreta: il libro tradizionale si ritrova compresso in un formato elettronico che sembra destinato a conquistare i gusti del pubblico (o dei clienti) attraverso un mercato che si sta espandendo in maniera rapida e significativa, a partire dal nord America. Fra i formati più diffusi, pdf, dtb, Oeb, html, rtf, txt, prc: sono tutti formati cosiddetti proprietari, tranne quello Oeb divenuto open source con il nome di epub. In un certo senso, dunque, il progetto Gutenberg si sta sviluppando al meglio, stimolando anche il prolificare di progetti ‘gemelli’. Ottenuta la varietà di formati, che spesso lega il produttore del libro a piattaforme hardware e software limitando così la libertà ‘finale’ dell’utente, è possibile sostenere che la diffusione dei lettori (i supporti) per e-book - intesa come variante decisiva per l’affermazione dell’editoria multimediale - sta prendendo piede nell’immaginario collettivo degli amanti della lettura.<br />
Fra i produttori più attivi nella creazione di questi ‘reader’ ci sono Amazon, uno dei giganti della distribuzione di cultura nel mondo e i giapponesi della Sony, società pioniera per quanto riguarda la creazione di strumenti e apparati tecnologici. Amazon ha commercializzato Kindle, un lettore giunto alla sua seconda generazione (con sistema operativo Linux) e in grado di supportare oltre dieci formati di files; Sony propone invece un lettore in diversi modelli (touch, daily e pocket) ognuno con le sue specifiche tecniche che si distinguono per la grandezza del display, la connettività wireless e la relativa possibilità di modificare il testo disponibile per la lettura. Apple, per finire, che attraverso l’iPod e l’iPhone ha ribaltato la fruizione della musica e il concetto di telefonia, non è ancora presente sul mercato dei readers anche se l’intenzione di presentare un supporto ad altissime prestazioni sembra ormai accreditata: il suo writing-pad potrebbe così affiancarsi a quelli di Sony e Amazon, mettendo a disposizione degli utenti le sue interfacce estremamente semplici, interattive e intuive, in grado di stimolare un maggior consumo di alcuni contenuti. Per quanto riguarda Apple, del resto, il caso dell’iTunes Store, dove si trovano applicazioni per iPhone e iPod touch, musica, audiolibri e podcast, è emblematico: l’esistenza di una piattaforma software destinata ad affiancare i diversi supporto (ovvero il lettore, nel caso di iPod, o il “telefono” nel caso dell’iPhone) si è rivelata vincente per creare un rapporto di estrema fiducia e feedback tra l’utente-consumatore e il produttore-distributore. In questa direzione, considerando gli aspetti appena indicati per iTunes e le specifiche tecniche dei due principali lettori in commercio (in realtà ci sono oltre dieci produttori di lettori per e-book), sembra auspicabile che le caratteristiche dei nuovi supporti si fondano in un modello tecnologico in grado di fornire innanzitutto un alto grado di interattività, come per esempio la possibilità di modificare il testo, “appuntare” qualcosa con le proprie mani o attraverso la penna elettronica, utilizzare la funzione ‘touch’ per selezionare i contenuti; successivamente, la possibilità di navigare in internet relativamente all’intenzione di scaricare e-books da un sito di riferimento e tramite un software di gestione e supporto (entrambe i modelli si appoggiano in qualche modo a risorse on line: Sony fa riferimento al sito <a href="http://ebookstore.sony.com/">http://ebookstore.sony.com</a> mentre Kindle di Amazon all’omonimo sito amazon.com) favorisce un processo di fidelizzazione e identificazione fra il distributore-produttore e al contempo una prima forma di abitudine alla fruizione che, seppure agli inizi, può diventare per gli editori una delle direzioni da intraprendere per la produzione e la distribuzione.<br />
Eppure l’interesse per il libro elettronico e la sua facile distribuzione tramite piattaforme e software a interfacce “friendly” non sta conquistando solo l’attenzione di grandi protagonisti del mondo della tecnologia, dell’elettronica, del web o del cyberspazio. Di fatto, anche gli operatori tradizionali dell’editoria cartacea, per esempio gli americani di Barnes &#038; Noble stanno operando una sorta di trasmigrazione dei contenuti, portando l’anima dei loro prodotti in un formato elettronico destinato a essere letto con Nook, il reader di cui sono proprietari. Tra l’altro, non solo i libri tradizionali, ma anche rinomate riviste e quotidiani in forma di abbonamenti e “pacchetti-offerta” si stanno rendendo complici della commercializzazione dei diversi readers, prestandosi alla digitalizzazione dei loro contenuti, pronti per essere scaricati anche essi in modalità wireless e nel momento desiderato. Insomma che la passione per la lettura si possa trasferire in tasca sembra cosa ormai tangibile. Senza accusarne il peso.
</p>
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		<title>Come raccontare Obama</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 10:50:59 +0000</pubDate>
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		<category>2010 - Aprile/Giugno</category>

		<category>Attualità</category>

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		<description><![CDATA[<h5>Maurizio Caprara</h5>Curato da Skytg24 e distribuito dal Corriere della Sera, il dvd “Obama – Un sogno americano” cerca di raccontare il percorso che ha portato all’elezione dl primo presidente di colore nella storia degli Stati Uniti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un’epoca nella quale si vive di corsa e consumiamo milioni di informazioni usa-e-getta, una delle parole più abusate è l’aggettivo “storico”. Occorrerebbe un’équipe di psicologi, forse, per spiegare questa tendenza ad assegnare un peso superiore al reale a molte vicende incapaci di lasciare segni sulla storia di un Paese o del mondo. Senza timore di esagerare, si può dire che il dvd “Obama – Un sogno americano” è un concentrato di notizie, di idee e di fotogrammi prelevati dal fiume delle informazioni scorso nel 2008 ed entrati a far parte della storia. O, in certi casi, che possono essere utili per comprendere un pezzo di storia.<br />
<a id="more-1422"></a>Probabilmente, mentre leggete queste righe siete su un aereo in viaggio tra l’Europa e gli Stati Uniti. Quando il volo obbliga a tenere spenti i cellulari e il sottofondo sonoro della rispettiva routine si allontana da noi, ci si addentra in una parentesi adattissima a riordinare le idee. Se ci si mette a pensare, diventa più facile selezionare che cosa è stato importante negli ultimi tempi e che cosa non lo era. Tra una lettura e una chiacchiera con il vicino, si può far funzionare mentalmente una moviola delle immagini accumulate nei ricordi recenti. Si possono individuare le più coinvolgenti, le più serie, le più divertenti. Visto nel 2010, “Obama – Un sogno americano”  può risultare, sull’argomento trattato, il frutto di un’operazione simile.<br />
Guardare questo dvd permette un viaggio a ritroso nella memoria collettiva su eventi che nel 2008 hanno segnato la storia del mondo: la campagna elettorale per le presidenziali americane. Molti ricorderanno la notte del 4 novembre che indirizzò verso la Casa Bianca il primo presidente di colore degli Stati Uniti, democratico. Parecchi rammenteranno il saluto da galantuomo che riservò all’avversario lo sconfitto John Mc Cain, repubblicano. Immagini e frasi archiviate nel dvd. Non tanti però avranno presente con uguale nitore il discorso del 2004, riprodotto quattro anni più tardi, in cui l’africano-americano Barack Obama aveva sottolineato che in nessun altro Paese sarebbe stato possibile quanto era stato possibile per lui negli Usa. Il dischetto contiene anche quelle affermazioni. Senza limitarsi a raccogliere cartoline e frasi a effetto - sound bytes, morsi di suono, come li chiamano gli americani.<br />
A fornire un filo conduttore, anzi più d’uno, a una serie di istantanee, cronache di qualità e filmati che scorrevano nel fiume dell’informazione del 2008 è stata una squadra dinamica di professionisti di “Skytg24”, guidata dal direttore Emilio Carelli. Collaborare a questo lavoro è stato un piacere. Una pattuglia di giornalisti, registi, tecnici ha seguito per un anno la corsa verso la Casa Bianca. Con particolare attenzione alle nuove forme di comunicazione che hanno consentito a Obama di conquistare, tramite Internet, i consensi di tanti giovani.<br />
Il viaggio a ritroso via dvd dura 151 minuti, ma è congegnato in modo tale che chiunque sia in grado di soffermarsi soltanto sulle parti valutate più interessanti. Il dischetto ricostruisce la fase delle primarie. Il duello non certo gentile, a colpi di dichiarazioni e di spot, tra Obama e Hillary Clinton. La vana, quanto impetuosa, ascesa mediatica di Sarah Palin, repubblicana in pista per la vicepresidenza. La sfida per la Casa Bianca dell’estate e dell’autunno 2008 tra il senatore progressista figlio di un keniota e il conservatore illuminato Mc Cain, veterano ferito in Vietnam. <br />
Servizi curati da quella squadra di “Sktg24” sono finiti sotto la lente di Corrado Maria Daclon, motore della Fondazione Italia-Usa. Ne è nata un’antologia elettronica che il “Corriere della Sera” ha ritenuto di vendere come allegato a un giornale di solide tradizioni e respiro internazionale. Contiene, per esempio, una descrizione su come funzionano i “caucus”, assemblee per la scelta dei candidati nelle quali si vota anche spostandosi da un punto all’altro di una sala. Chi è interessato alle origini di certi colpi bassi delle competizioni politiche, in aumento benché non migliorino la selezione della classe dirigente, ci troverà spiegazioni sulle tecniche americane di “carachter assasination”, l’uccisione del personaggio attraverso rivelazioni vere o finte su affari di corna, peccati o reati di varia natura. Una delle parti più divertenti ripropone una perla della satira: la parodia di una conferenza stampa con giornalisti smodatamente obamiani e una Hillary bistrattata sia dai cronisti sia dalla moderatrice. Con un conformismo che in questo dvd è confinato nella sfera, ludica, della finzione.
</p>
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		<title>Dove abitano i libri</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 10:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>test</dc:creator>
		
		<category>2010 - Aprile/Giugno</category>

		<category>Dossier: La rivoluzione dell'e-book</category>

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		<description><![CDATA[<h5>Paolo Nardi</h5>I vantaggi del nuovo mezzo multimediale sono destinati a semplificare l’utenza e, forse, a migliorare il servizio delle librerie tradizionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il mercato italiano rappresenta ancora un’incognita, quello americano è ormai stato invaso dal nuovo formato dell’e-book. Un settore che è solo agli inizi ma che ha dato prova di svilupparsi in fretta, grazie a nuovi imprenditori, professionisti e lettori, ognuno pronto a partecipare con nuove idee. Quello che è certo è che l’era del libro cartaceo sembra destinata alla fine, ma forse è solo l’occasione per ripensare un luogo che continuerà a esistere e a esercitare il suo fascino. Ne abbiamo parlato con Daniel Melamud, manager del French department della Rizzoli Bookstore di New York.<a id="more-1416"></a></p>
<p><strong>Quanto è cambiato il mercato editoriale con l’introduzione dell’e-book? Come stanno cambiando gli acquirenti?<br />
</strong>“Gli e-book stanno cambiando completamente l’economia e i processi fondamentali dell’editoria. I titoli vendono meno delle loro controparti stampate ma i costi per un editore sono altrettanto bassi: non ci sono costi di stampa, carta o costi vincolanti, niente spese di magazzino e non c’è il fattore di resa. Questo ha drasticamente semplificato il fare editoria. Inoltre, l’introduzione degli ultimi lettori per e-book offre agli acquirenti una valida alternativa al libro tradizionale. Parlando con i padroni di Rizzoli Bookstore trovo che si tiene comunemente conto di due cose: il peso e la dimensione del carattere. Se si pronto ad affrontare ‘Guerra e pace’ viaggiando da pendolare e non a lavorare sulla forza della parte superiore del vostro corpo, allora un lettore e-books è un’opzione attraente”.</p>
<p><strong>Molte persone dicono che il libro è condannato a morte dalle nuove tecnologie. Condivide questo timore?<br />
</strong>“Non nel breve periodo. I lettori e-book possono migliorare la portabilità e in alcuni casi rendere i testi più facili da leggere, ma non possono competere in fatto di presentazione. Arte, design, fotografia, architettura e altri soggetti richiedono un certo formato e hanno bisogno di trasmettere al meglio il loro contenuto. Inoltre, tali libri spesso uniscono le persone. Un libro che è sul tavolino del bar che crea discussione non può essere rimpiazzato da un lettore e-book, che mira invece a essere un dispositivo personale. E poi ci sono le persone come me, che si sentono a proprio agio, come se fossero a casa, quando sono circondate da libri. Queste nuove tecnologie forniscono un supporto alternativo ma non rimpiazzano il libro tradizionale”.</p>
<p><strong>Le librerie tradizionali possono avere gli stessi problemi. Secondo lei, come può una moderna libreria comportarsi nei confronti dei clienti che seguono queste nuove tecnologie?<br />
</strong>“Quando si tratta di romanzi, ci saranno molte persone che decideranno di scaricare l’e-book da casa, invece di visitare un negozio. Quindi è più importante che mai per le librerie esporre prodotti visivamente accattivanti, oggetti di una bellezza che si desidera tenere e toccare. Questi negozi devono approfittare del fatto che forniscono uno spazio dove si possono facilmente scoprire nuovi titoli e ricevere consigli e suggerimenti che potrebbero piacere. Hanno bisogno di garantire che il loro servizio è più personale di quello che può essere offerto on-line. È facile dimenticare quanto piacevole può essere l’esperienza di una visita in libreria. Come un museo dove si può toccare l’arte, ascoltare musica e perdersi in mondi e tempi diversi, una buona libreria è un’oasi e una pausa dal caos della vita quotidiana”.
</p>
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		<title>Eliminato il Modulo di Arrivo/Partenza per snellire il Secure Visa Waiver Program Travel</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 16:39:42 +0000</pubDate>
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		<category>News</category>

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		<description><![CDATA[<h5></h5>Lo annuncia il Segretario del Dipartimento di Sicurezza Nazionale Janet Napolitano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Segretario del Dipartimento di Sicurezza Nazionale Janet Napolitano ha annunciato l’eliminazione del modulo di arrivo/partenza (Modulo I-94W) per i viaggiatori autorizzati dalle nazioni che partecipano al Visa Waiver Program (VWP) – snellendo le procedure di sicurezza del viaggio per i milioni di visitatori annuali degli Stati Uniti, grazie al consolidamento della raccolta di informazioni sui viaggiatori e al miglioramento della sicurezza, fornendo automaticamente il DHS con importanti informazioni sul passeggero prima della partenza.<br />
“Il Visa Waiver Program agevola il viaggio sicuro e privo di inconvenienti per i cittadini dei paesi che partecipano – rendendo il viaggio internazionale più sicuro e più facile,” ha detto il Segretario Napolitano. “ Questo passo per eliminare la carta I-94W usa abilmente l’ultima tecnologia per un ulteriore rafforzamento della sicurezza, incrementando la convenienza per i visitatori e una migliore protezione della privacy.”<br />
Seguendo un programma pilota di successo per sette mesi, condotto con il supporto del Governo della Nuova Zelanda sui voli Air New Zealand da Auckland all’Aeroporto Internazionale di Los Angeles, l’uso dei moduli della carta I-94W saranno eliminati per i viaggiatori VWP con un Sistema Elettronico per l’Autorizzazione del Viaggio (ESTA) approvato, in arrivo negli Stati Uniti in tutti gli aeroporti dalla fine dell’estate. CBP attiverà a turno processi automatici per gli aeroporti statunitensi nei prossimi mesi.<br />
Sotto le Raccomandazioni Attuative relative all’11/9 dell’Atto della Commissione del 2007, che richiedono l’ESTA divenuto obbligatorio dal 12 Gennaio 2009, per tutti i cittadini dei paesi VWP prima dell’imbarco con una compagnia per viaggiare via aerea o mare negli Stati Uniti. Questo requisito non riguarda i cittadini U.S. che ritornano dall’estero o cittadini di paesi VWP che viaggiano con un visto valido U.S., e permette al DHS di determinare se un viaggiatore VWP presenta una minaccia molto tempo prima che l’individuo sale a bordo di un aereo diretto negli Stati Uniti.<br />
L’eliminazione del modulo della carta I-94W consente ai viaggiatori di fornire informazioni biografiche, di viaggio e di idoneità automaticamente attraverso l’ESTA prima di partire per gli Stati Uniti – riducendo ridondanze e migliorando la sicurezza delle informazioni sensibili, come i depositi di informazioni CBP e protegge tutti i dati VWP elettronicamente su server sicuri.<br />
CBP raccomanda ai viaggiatori di iniziare l’iter con ESTA appena organizzano i programmi di viaggio.  I formulari di richiesta ESTA possono essere compilati in qualsiasi momento prima della partenza e non appena approvati sono validi per due anni o fino a quando scade il passaporto.  Fino ad ora ESTA ha ricevuto 19 milioni di domande da cittadini di paesi VWP.<br />
VWP – che era stato creato come programma pilota nel 1986 per facilitare il settore dei viaggi e reso permanente nel 2000, permette oggi ai cittadini di 36 nazioni di viaggiare negli Stati Uniti per 90 giorni senza ottenere visto.<br />
Per ulteriori informazioni su ESTA, si veda <a href="http://www.cbp.gov/">www.cbp.gov</a>
</p>
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		<title>Ultimi giorni per visitare la mostra &#8220;Sebastiano Ricci, il trionfo dell&#8217;invenzione nel Settecento veneziano&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 16:30:38 +0000</pubDate>
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		<category>News</category>

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		<description><![CDATA[<h5></h5>Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore, 24 aprile–11 luglio 2010.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è tempo fino a domenica 11 luglio 2010, per vedere Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano la mostra organizzata sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, in occasione dei  trecentocinquant’anni della nascita di Sebastiano Ricci, che ha già riscosso un grande apprezzamento da parte del pubblico e della critica. L’iniziativa, promossa da Fondazione Giorgio Cini e Regione del Veneto, si propone di celebrare il pittore bellunese (Belluno 1659-Venezia 1734), che fu geniale precursore del Rococò in Italia e nei più importanti centri europei, contribuendo a diffondere l’arte e la cultura veneta nel mondo.<br />
L’esposizione, curata dall’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini, diretto dal prof. Giuseppe Pavanello, riunisce un insieme di ‘bozzetti’ (dipinti, sculture, disegni) che illustrano come il pittore bellunese sia stato un geniale precursore del Rococò in Italia e nei più importanti centri europei, contribuendo a diffondere l’arte e la cultura veneta nel mondo.<br />
L’esposizione dei capolavori di Ricci e di suoi contemporanei (tra gli altri: Tiepolo, Piazzetta, Pellegrini ma anche del suo ‘omologo’ in scultura, Giovanni Maria Morlaiter) rappresenta l’estro creativo del maestro e di tutto il secolo, che si compiace della libertà esecutiva della ‘prima idea’: disegni, bozzetti e modelli, che contengono il segno dell’invenzione, sorprendendo per ricchezza cromatica e audacia di pensiero, in un gioco, tutto settecentesco, tra piccolo e grande, nell’officina di un artista avvezzo alla decorazione di soffitti e cicli ad affresco.<br />
Micro-dipinti e cieli in miniatura, da esplorare a sguardo ravvicinato, e, allo stesso tempo, opere d’arte pienamente autonome, capaci di condensare in pochi centimetri visioni come rivelazioni fulminee, tali da rendere quasi una replica la traduzione nel grande formato. Del valore del “bozzetto” Ricci ne è per primo consapevole, infatti, nella lettera scritta al conte Giacomo Tassi di Bergamo, suo mecenate, si legge, in riferimento al bozzetto per la pala bergamasca di Sant’Alessandro della Croce: &#8220;sappia di più, che questo piccolo è l&#8217;originale e la tavola d&#8217;altare è la copia&#8221;.</p>
<p>Info e prenotazioni:<br />
<a href="mailto:info@cini.it">info@cini.it</a><br />
<a href="http://www.cini.it/">www.cini.it</a><br />
tel. 199199111<br />
Sede: Centro Espositivo &#8220;Le Sale del Convitto&#8221;, Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore – Venezia<br />
Orari: 11-19
</p>
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		<title>Tra Vino e Vetro</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>test</dc:creator>
		
		<category>2010 - Aprile/Giugno</category>

		<category>Zoom</category>

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		<description><![CDATA[<h5></h5>Un'altra iniziativa del Consorzio Promovetro per valorizzare il marchio Vetro Artistico Murano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Vino e vetro” è un progetto che, in collaborazione con <a href="mailto:Venezi@Opportunità">Venezi@Opportunità</a>, si colloca in un contesto di promozione delle realtà produttive del Veneziano, e coinvolge le aziende concessionarie del Marchio Vetro Artistico® Murano con i loro maestri e i produttori del vino Lison, un binomio finora inedito e dalle grandi potenzialità, in cui vino e arte si incontrano lungo un ideale percorso che parte dalla sede della Fondazione della Biennale di Venezia e si snoda attraverso una serie di eventi che vedranno la loro conclusione alla 44a edizione del Vinitaly (8-12 aprile 2010) a Verona.<br />
A marzo infatti a Venezia presso Ca’ Giustinian, sede della Fondazione della Biennale di Venezia, si inaugurerà una speciale mostra dedicata ai calici artistici dei migliori maestri vetrai muranesi, creazioni inedite ed esclusive ideate e realizzate dalle aziende concessionarie del marchio Vetro Artistico® Murano per ospitare il vino Lison, opere che verranno valutate da una giuria di giornalisti e di tecnici qualificati che decreteranno il calice ufficiale del vino stesso.<br />
Per tutto il periodo della mostra si svolgeranno poi una serie di appuntamenti settimanali con inedite “degustazioni guidate”: un viaggio fra vino e vetro, che darà modo al pubblico di scoprire il mondo del vetro di Murano attraverso una rilettura dei calici in concorso e contemporaneamente assaporare le meraviglie dei vitigni D.O.C. della zona di Lison e Pramaggiore, a cui i maestri vetrai di Murano si sono ispirati per le loro opere.<br />
Durante il periodo della mostra inoltre i visitatori verranno coinvolti in prima persona nella scelta del calice avendo la possibilità di esprimere la propria preferenza compilando direttamente la cartolina disponibile presso i locali della mostra oppure visitando il sito <a href="http://www.sovenice.com/">www.sovenice.com</a>.<br />
Sarà proprio il Vinitaly a Verona, il più importante Salone internazionale dedicato ai vini e ai distillati del mondo, che ospiterà l’8 aprile, presso lo stand di <a href="mailto:Venezi@Opportunità">Venezi@Opportunità</a>, la fase finale del progetto Vino e vetro con la continuazione della mostra e l’annuncio del prototipo del calice vincitore, scelto dalla giuria, alla presenza di un folto parterre di giornalisti.<br />
L’iniziativa promossa dal Consorzio Promovetro Murano in accordo con il Consorzio di Tutela dei Vini D.O.C. Lison Pramaggiore, è il classico esempio di come sia possibile coinvolgere realtà produttive diverse e perseguire con successo obiettivi comuni, interessando il pubblico e creando movimento attorno a un territorio ricco di arte, cultura, e prodotti genuini quale quello veneziano.
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		<title>Hole in one</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>test</dc:creator>
		
		<category>2010 - Aprile/Giugno</category>

		<category>Golf</category>

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		<description><![CDATA[<h5>G.N.P.</h5>I nuovi progetti per il rilancio del golf nella capitale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carlo Scatena è alla guida della Federgolf Lazio dal dicembre 2008. Quando l’ex Presidente Pischiutta venne promosso a pieni voti nel Consiglio Federale, tutta la responsabilità dello sviluppo del golf regionale Lazio, è caduta sulle spalle di Scatena. Grazie alle importanti relazioni create con il Comune di Roma, individuando nel sincronismo con tutti gli organi istituzionali un’opportunità di crescita, indispensabile per ottenere concreti risultati, si sta impegnando perché Roma non sia solo patrimonio culturale e religioso, ma anche sportivo e ludico. A questo obiettivo tiene molto il Vicesindaco Mauro Cutrufo che ha denominato “Roma Golf District” il consorzio di circoli che prima erano solo concorrenti, ed ora invece, grazie al fattivo operato di Scatena, sono fruitori di vantaggi per via dell’avvenuta collegialità.  Le capacità imprenditoriali di Scatena hanno fatto il resto.</p>
<p>Roma e il Lazio, grazie alla sua attività, sono tornate ad essere un polo di attrazione inimmaginabile fino a qualche tempo fa.</p>
<p>“Sì. Roma sembra essere ora al centro dei progetti federali. Da quando sono alla guida del Golf della  Regione Lazio abbiamo dato la visibilità massima in campo internazionale con la Federation Cup disputata all’Olgiata, tra l’altro vinta dal bravissimo Edoardo Molinari che proprio su quei green ha confermato la sua leadership nell’European Challenge Tour, e la manifestazione ormai diventerà un appuntamento con cadenza annuale, riportando la Capitale nel ruolo che le compete. Abbiamo disputato con grosso impegno anche il terzo Campionato Professionisti di Golf del Lazio, una manifestazione sempre più di eccellenza per partecipanti e per interesse degli sponsor. Abbiamo organizzato molte Pro-Am con la partecipazione di professionisti di chiara fama e con la plurima presenza di Costantino Rocca che a Roma viene sempre molto volentieri”.</p>
<p>Quali le novità impiantistiche nel Lazio?</p>
<p>“Grazie ad un accordo con il Comune di Roma, l’Università di Tor Vergata si attrezzerà con un campo pratica e poi con un campo a nove buche. Il significato di tale accostamento tra golf e mondo universitario è di una portata inimmaginabile fino a qualche tempo fa. Non solo ma prosegue il programma del campo pubblico nella zona della Nuova Fiera di Roma, ed un altro impianto nella zona di Centocelle”.</p>
<p>Un tempo gli  ecologisti hanno osteggiato il vostro mondo, soprattutto a Roma, sostenendo che gli impianti golfisitici deturpavano la natura. La situazione ora?</p>
<p>“Hanno capito che il golfista è il più serio loro alleato. Per essere più chiari il dott. Paolo Giuntarelli, direttore dipartimento Tutela ambientale e del verde, con promozione allo sport, del Comune di Roma, ha pubblicato un libro “Golf e ambiente” che permette di comprendere appieno il connubio tra il nostro sport e l’ambiente che lo circonda. Anche a tal fine abbiamo promosso all’Olgiata un Convegno che ha approfondito queste tematiche, al quale ne ha fatto seguito un altro al Tor della Crescenza organizzato dal Parco di Roma, e lì si è affrontato anche il tema dell’energia ecosostenibile inerente al mondo del golf”.
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		<title>La filosofia dell&#8217;immagine di Roy Lichtenstein</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>test</dc:creator>
		
		<category>2010 - Aprile/Giugno</category>

		<category>Percorsi Artistici e Culturali</category>

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		<description><![CDATA[<h5>G.B.</h5>In mostra alla Triennale di Milano le opere ispirate dalla storia dell'arte moderna.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Roy Lichtenstein. Meditations on Art” è l’occasione offerta dalla Triennale di Milano per riflettere sul rapporto tra l’arte moderna e l’opera del grande artista americano. Aperta fino al 30 maggio, la mostra riporta in Europa Lichtenstein, sensibile e aperto alla dinamicità del linguaggio dell’immagine. Lichtenstein è spesso considerato per una produzione artistica che evidenza da un lato il legame fra visualità e prodotti di consumo (per lo più relativi al mondo della pubblicità e della società di massa); dall’altro, per aver prodotto opere in cui emerge con efficacia la relazione fra le immagini di un “patrimonio collettivo” – quello americano – e il loro “ingrandimento” sulla superficie dell’opera stessa.<br />
La mostra alla Triennale, curata da Gianni Mercurio e realizzata in collaborazione con la Roy Lichtenstein Foundation, prova a restituire un aspetto inesplorato della sua produzione: per la prima volta, le sue opere sono messe in relazione con quelle provenienti dalla storia dell’arte moderna, come per evidenziare il legame e il contributo che la storia della pittura - in particolare quella europea - ha generato nella sua sensibilità. L’esposizione include oltre cento opere di diverso tipo: tele, disegni, collages, sculture. Si tratta anche di seguire il percorso della sua evoluzione tecnica, come per esempio il passaggio dai punti Benday (l’insistente ingrandimento dei punti colorati che possiamo osservare su molte tele, soprattutto quelle fumettistiche) alle righe diagonali (incaricate di veicolare principalmente la spazialità delle figure riprodotte) per comprendere quanto i soggetti dipinti dai maestri europei dell’Ottocento e del Novecento abbiano influenzato le sue stupefacenti “rivisitazioni del soggetto artistico”.<br />
Così ad esempio, una serie di capolavori di Monet, come le  celebri cattedrali, sono esposti, come per raccogliere la “provocazione artistica” e la riflessione di Lichtenstein (maturata ben prima di altri colleghi, come ad esempio Andy Warhol) circa il soggetto dell’arte e il modo di rappresentarlo. Una specie di dissacrazione degli stessi maestri da lui adorati - Lichtenstein aveva dedicato la sua tesi per il Master of Fine Arts “ai meravigliosi geni dell’arte” Braque, Cézanne, Gauguin, Klee, Lautrec, Matisse, My Yuan, Rembrandt, Rousseau, Picasso e Van Gogh. Come sostiene Mercurio, curatore della mostra, «l’appropriazione di una pittura “storica”  per affrancarla dalla partecipazione emotiva» ha rappresentato una delle caratteristiche più pregnanti della poetica di Lichtenstein.
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		<title>Pietrasanta tra passato e futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 08:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>test</dc:creator>
		
		<category>2010 - Aprile/Giugno</category>

		<category>Attualità</category>

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		<description><![CDATA[<h5>Gian Nicola Pittalis</h5>Da capitale della Versilia a crocevia di artisti di tutto il mondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un piccolo borgo nel cuore della Toscana, sospeso tra vestigia medievali e tracce del moderno. Pietrasanta, tra cultura e mare, è un esempio unico in Italia di come passato e presente si possano sposare; tra i segni romano-gotici delle antiche chiese alle più moderne sculture di Adami, Botero, Cascella,  Folon, Mitoraj, Tommasi o Yasuda, solo per citarne alcuni, che adornano le sue vie e l sue piazze, questa città della Versilia è famosa come centro per la lavorazione del marmo d&#8217;importanza internazionale, crocevia di scultori provenienti da tutto il mondo. Di Pietrasanta e della sua natura così particolare abbiamo parlato con Domenico Lombardi, sindaco e assessore alla cultura e Luca Mori, vice-sindaco e assessore al turismo.</p>
<p>Al confine tra mare e cultura, con la particolarità di essere una splendida fusione tra arte passata e arte moderna. Cosa rappresenta questo per Pietrasanta?</p>
<p>L.: “Per Pietrasanta questo rappresenta l’essenza più profonda, la sua anima. Senza queste caratteristiche la nostra città, probabilmente non avrebbe goduto di quella fama per cui è conosciuta in tutto il mondo”.<br />
M.: “Direi che rappresenta l’unicità di Pietrasanta. Sole, mare, arte e cultura ne fanno una delle località turistiche più rinomate in Italia”.</p>
<p>Capoluogo della Versilia sin dal Medioevo: un destino segnato dalla storia e dalla cultura?</p>
<p>L.: “Il destino di questa città è stato segnato dalla storia e dalla cultura. Da qui è passata la grande storia; da qui hanno transitato papi, imperatori, condottieri; per non parlare poi della dominazione Medicea di cui la Piazza del Duomo, ne mantiene ancora i vessilli. La stessa piazza era tagliata dalla via Francigena,  crocevia di culture diverse. Questa vocazione all’interscambio e all’intercultura, si è tramandata nel tempo e naturalmente, Pietrasanta, ha saputo poi  accogliere artisti provenienti da tutto il mondo”.<br />
M.: “Storia e cultura hanno segnato significativamente  il destino di Pietrasanta. La cultura del marmo, con i suoi studi e laboratori, è stata ed è ormai da lungo tempo il motore dell’economia cittadina, a cui si affianca la vocazione turistico-balneare. Un connubio importante per questo territorio”.</p>
<p>Dai maestri dello scalpello, agli scienziati, ai poeti, agli scultori. Cosa rappresenta un patrimonio culturale così vasto per Pietrasanta?</p>
<p>L.: “Rappresenta l’anima della città. E un’anima così preziosa va saputa preservare; è fondamentale che essa sia messa in condizione di essere fruibile ad un vasto pubblico; che ne siano promossi i talenti, proprio come è stato fatto per quegli scalpellini, quei poeti, quegli scultori e quegli scienziati del passato”.<br />
M.: “Questo patrimonio oltre ad avere un valore inestimabile dal punto di vista culturale, ne fa il traino per cui un turista sceglie Pietrasanta per una vacanza balneare e culturale”.</p>
<p>Pietrasanta racchiude in se innumerevoli itinerari. Da quello naturalistico, a quello religioso, a quello più mondano. Da laboratori e fonderie ai musei. Cosa regala Pietrasanta al visitatore, al turista, ma anche all’esperto d’arte?</p>
<p>L.: “Percorsi culturali e naturalistici, dove percorrere le strade dell’arte può andare di pari passo con la permanenza al mare. L’offerta è molto vasta tra mostre, eventi e divertimento”.<br />
M.: “Chi è esperto d’arte può andare in giro per musei gallerie, e la stessa città è di per se un museo a cielo aperto. Se invece si è interessati alla natura, il parco della Versiliana, le frazioni, la collina, il lago di Porta sono ottimi percorsi per approfondire la conoscenza del territori”.</p>
<p>Cosa vuol dire essere assessore alla cultura e assessore al turismo di Pietrasanta?</p>
<p>L.: “Una domanda a cui rispondo molto volentieri. Senza dubbio una responsabilità molto grande, se si pensa che la nostra città proprio alla cultura deve molto. Quindi anche in una situazione attuale, dove la crisi mondiale, inevitabilmente ha colpito anche piccole realtà come la nostra, il mio impegno sarà quello di non far mancare a questo settore la linfa vitale per trasmettere al visitatore e alle future generazioni l’amore per la nostra terra e per le bellezze in esse racchiuse”.<br />
M.: “Vuol dire amare profondamente questa città. Rispettare le sue vocazioni, il suo territorio. Ma in particolare vuol dire saper promuovere il nome della città nel mondo con tutte le sue realtà economiche e culturali, rispettando quella tradizione che con la globalizzazione rischia di andare perduta”</p>
<p>Pietrasanta tra passato presente e futuro.</p>
<p>L.: “Rispetto per il passato, coscienza del presente, sguardo attento al futuro”.<br />
M.: “Sguardo attento a tutte le realtà economiche e turistiche. Promuovere la tradizione con mezzi sempre innovativi. Aavere la forza di guardare lontano, con la ricchezza della nostra storia”.
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